Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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sabato, 04 luglio 2009

4 luglio

My_birthdayAlmeno oggi lasciatemi il lusso di crogiolarmi tutta nel mio gran bel momento di auto-celebrazione…
E quale immagine più “vera” di questa poteva sottolineare l’evento? Del resto non si dice che il primo compleanno non si scorda mai…. ?! ;)
Aicha

martedì, 30 giugno 2009

Murphy docet…

Oggi che lavoro da casa non posso trattenermi dal ricordare le ben note leggi di Murphy… E ti pareva che stamattina che mi serviva il PC per spedire una mail importante questo non si scatenava in una tamurriata nera con i miei fragilissimi nervi…?!? 
Murphy nel 1949 divenne famoso con la sua legge….“Se qualcosa può andar male, lo farà” … Qui segue un compendio delle più famose in ambito informatico, casi jellati in cui ognuno di noi prima o poi vi sbatte il muso.... Beh diciamo che io oggi mi trattengo dall’allungare l'elenco… i bip da censura stamattina non li reggerei proprio…. ;))
By Aicha fascio di nervi

Leggi generali
1. La logica è un meccanismo per arrivare ad una conclusione sbagliata usando una metodologia affidabile.
2. Se un esperimento funziona è perché qualcosa è andato storto.
3.Non c’è mai tempo per fare le cose bene, però si deve sempre trovare il tempo per rifarle.
4.E’ sempre facile che qualcosa diventi complesso, però è difficile che qualcosa si semplifichi.

Errori generali
1. Sbagliare è umano ... incolpare il computer degli errori è ancora più umano.
2. Sbagliare è umano, però per causare una grande sbaglio è necessario un computer.
3. La principale causa dei problemi informatici sono le soluzioni informatiche.
4. Un sistema complesso che non funziona è, invariabilmente, l’evoluzione di un sistema più semplice che funzionava bene.
5. Se non salvi il tuo lavoro ogni 5 minuti, il computer si bloccherà solo quando avrai lavorato varie ore.
6. Un computer è in grado di commettere da solo, in due secondi, tanti errori come 20 persone in 20 anni.

Software capriccioso
1. Un programma fa sempre quello che l’utente chiede che faccia, però poche volte fa quello che l’utente desidera che faccia.
2. Quando impari ad usare un programma, esce la nuova versione.
3. I programmi aspettano sempre il momento peggiore per dare errore.
4. Più tempo impieghi a scaricare un programma da Internet, meno probabilità hai che funzioni.
5. Gli unici programmi che funzionano sempre bene sono i virus.

Problemi di hardware
1. Quando finalmente capisci come funziona il tuo computer, è già obsoleto.
2. Un dispositivo darà problemi solamente dopo aver passato anche il test finale.
3. Il disco fisso di un computer si guasterà solo quando conterrà informazioni vitali di cui non è mai stata fatta copia di backup.
4. In condizioni di pressione, temperatura, umidità e altre variabili rigorosamente controllate, un dispositivo farà sempre quello che gli pare.
5. Se hai trovato un componente molto economico, il prezzo scenderà solo dopo che l’avrai pagato.
6. La velocità con la quale i componenti di un computer diventano obsoleti è direttamente proporzionale al loro costo.

Ricerca e sviluppo
1. La funzione principale dei disegnatori di computer è fare le cose difficili per chi lo assemblerà e impossibili per il personale tecnico di manutenzione.
2. Il disegno di qualunque circuito elettrico deve contenere almeno una parte obsoleta, due che non si possono più acquistare e tre che sono ancora in fase di sviluppo.
3. Il pezzo che più si rompe in un computer è quello che si trova nel posto meno accessibile.
4. Se si finisce in tempo un progetto informatico, sicuramente va ripulito dagli errori.

Abitudini
1. Quando tutto quello che si tenta non funziona, leggi le istruzioni.
2. Se non sei completamente confuso, è perché non sei completamente informato.
3. Non importa quanto duramente stai lavorando, succederà sempre che il tuo capo apparirà quando stai navigando in Internet
4. Le possibilità di uscire puntuali dal lavoro sono inversamente proporzionali alla quantità di messaggi elettronici che il tuo capo ha lasciato per l’ultima ora.
5. L’unica cosa peggiore di un utente che non sa nulla è un utente che crede di sapere tutto.
6. I computer permettono di sprecare tempo in modo molto efficace.
7. La possibilità che un computer si guasti è inversamente proporzionale alla vicinanza della data limite per la consegna del lavoro che stai realizzando.
8. Gli errori nei lavori si riscontrano solamente dopo averli stampati o inviati.

Problemi on-line
1. Quando hai scaricato già il 99% di un file, accadrà sempre che ci sarà un problema nel voltaggio o nelle comunicazioni che ti obbligherà a ricominciare il processo da capo.
2. Quando un messaggio è urgente, è impossibile collegarsi alla Rete.
3. Il tuo partner, che mai si avvicina al computer, lo farà solo quando riceverai un messaggio compromettente da una persona che non ti ha mai scritto prima.
4. Non importa quanto ti sembra neutrale il tuo messaggio, offenderà sempre qualcuno.
5. La prima volta che tralasci di controllare con un antivirus un messaggio, è la prima che un messaggio ha un virus.

Problemi di manutenzione
1. Un esperto è qualcuno che arriva sempre all’ultimo minuto, per condividere la colpa.
2. Una patch è un pezzo di software che rimpiazza errori vecchi con errori nuovi.
3. L’informazione si trova sempre nella parte di manuale dove meno ti aspetti di trovarla.
4. Qualsiasi operazione semplice si può spiegare con parole complicate.


sabato, 20 giugno 2009

Se cerchi la strada per la mia anima portami al mare in burrasca.
(Vesna Parum)

Portami al mare. Portami davanti al mare. Sono così sai?
Il mio cuore è limpido e azzurro e trasparente, in una giornata di sole. Cupo, imprevedibile e arrabbiato quando c’è vento.
Sono come il mare. Siediti sulla riva, prendimi per mano e guardiamo insieme le onde.  Sarà il mare a dirti tutto, a raccontarti il mio cuore.

A tutti quelli che dal mare traggono fonte inesauribile di emozioni….
Aicha


sabato, 06 giugno 2009

Walter il mago (Ligabue)




Questo è un periodo di cambiamenti, di riflessioni e di decisioni che devono essere metabolizzate, con i tempi che mi sono più naturali, per poter essere portate ad un livello profondo di consapevolezza...
In questo momento mi sento solo di provare e di suscitare emozioni attraverso la suggestione che la musica riesce sempre ad avere su chi, come me e voi, è aperto ad ascoltare quel messaggio universale che trascende i confini dell'anima...
L'emozione di quest'attimo è tenerezza...

sabato, 30 maggio 2009

Will the circle be unbroken

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ero seduto alla mia finestra
In un giorno freddo e nuvoloso
Quando ho visto il carro funebre arrivare
Per portare via mia madre
  
Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo

Bè, dissi all’impresario:
impresario, per favore guida lentamente
Perché il corpo che stai trasportando
Io non posso proprio sopportare di vederlo andare via

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ho seguito (il carro) da vicino dietro a lei
Signore, quanto ho tentato di essere coraggioso
Ma non ho potuto trattenermi dal piangere
Quando l’hanno deposta nella tomba
   
Ora la mia casa, Signore, sembra così desolata
da quando la mia donna è andata via
I miei fratelli e le mie sorelle piangono
ed io mi sento così solo e triste

Un ultimo emozionato saluto a chi ha coltivato in me l'amore per questa lingua...


martedì, 19 maggio 2009

Una foto dal cielo. Gli angeli esistono, sono bambini.

Si dice: povera Africa, continente alla deriva. Africa disgraziatissima, allo stremo, prima depredata e poi abbandonata alle sue miserie, guerre tribali, siccità, carestie, epidemie, Aids. Africa buco del mondo, vergogna e tristezza dell’umanità.
E d’accordo: è anche così. Ma poi a conoscerli, gli africani risultano più allegri dei ricchi occidentali, e anche più umani, e forse in loro si coglie qualcosa di più alto, luminoso, indicibile.
Ecco chi voglia esercitarsi su questo bagliore può con profitto leggersi il servizio sui ciechi del Mali* e con gli occhi del cuore guardarsi la foto dell’Angelo Custode.

foto di Troupe Azzurra Aeronautica Si, proprio lui, e scoprire – oh sorpresa! – che è un ragazzino con una camicia lercia e i pantaloni, forse, comunque una specie di straccio a mo’ di pantaloni.
È raro, in effetti, vedere queste creature su cui nei secoli i padri della Chiesa hanno speso tesori di sapienza teologica, di dogmatica, di casistica. Ancora più raro è fotografarli, gli angeli.
Nel caso specifico ci è riuscito un anonimo operatore della militare italiana, e la coincidenza che a fare clic sia stato in qualche modo un soldato dei cieli rende la faccenda ancora più graziosa e sintomatica.
L’angelo è un ragazzino lieto davanti all’obiettivo, anzi perfino divertito di accompagnare in giro un cieco, forse il nonno, forse un “padrone” – per quanto un padrone cieco non potrà mai essere un padrone vero.
Fatto sta che lo illumina, lo custodisce, lo regge e lo governa. È la cura che gli hanno affidato, il suo pietoso lavoro. Lo guida tirandolo con un bastone. Il sistema è antico, da parabola evangelica, o da quadro di Brueghel (bellissimo, nel museo napoletano di Capodimonte) che però i suoi ciechi li fa inciampare e ruzzolare l’uno sull’altro.
Non gli sarebbe accaduto con il piccolo nero del Mali che a piedi nudi accompagna e provvede a tutte le necessità di chi è sfortunato. La potenza archetipica dell’immagine impedisce di coglierne i dati tecnici, le segrete geometrie, le figurazioni ombrose, i colori, il paesaggio, gli alberi rigogliosi, la dolente fissità del cieco.
Resta solo il sorriso radioso di quel ragazzino angelicato.
E per chi non crede all’esistenza di queste creature celesti resta la certezza che l’Africa può dare a noi molta più vita di quella che siamo abituati a sospettare.
Filippo Ceccarelli

(* di Cristina Bassi sul Venerdì di Repubblica)

giovedì, 14 maggio 2009

Vinci
Fa eco a un filo di vento
lo scroscio sordo di una fontana
nella sera vestita di luna.
Lampioni color zafferano
impettiti ascoltano attenti
insieme ad alberi secchi
quel parlottare mesto
a cui il giorno non fa caso.
La città ha finito di correre e urlare.
È sera
è l’ora che regala la pace
a chi sa ascoltare.

Laura D’amico


Dedicata a tutti quelli che, nonostante il ritmo frenetico della vita d'oggi,  non rinunciano a fermarsi un attimo ad ascoltare la voce silenziosa dell'infinito...


mercoledì, 06 maggio 2009

Leggerezza

Nei giorni scorsi, per il corso di comunicazione interpersonale ci è stato proposto un particolare esercizio, “Come so le storie che so”, in cui dovevamo raccontare una storia così come ci era stata raccontata in passato, con tutto il suo carico di colori, odori, emozioni  e suggestioni…
Beh questo è ciò che è scaturito dal quel fiume in piena che ha straripato emozioni dalla mente al cuore… Spero che vi lasciate trasportare senza remore in questo pindarico volo nel tempo…


Insenatura estrema, incanto di Napoli azzurra!
Argentea di pallidi ulivi e fremente di mirti,
la fortezza a mezzo distrutta guarda al sorgere del sole
E sul campanile si dondola una sorda e vecchia campana.
Quale silenzio! Tra le nebbie si levano strani fantasmi,
il flutto urta appena contro la riva rocciosa...
D’ improvviso una nave saracena, volando da Oriente
quale fulmine si precipita, mena strage e appicca incendi.
Prima che sia giunta, già il campanaro l’ha vista
E nel bronzo, con tutta la forza, batte a stormo,
la campana rintrona pel vasto azzurro golfo...
Guardano le fanciulle di Sorrento, da Bacoli, da Vervece,
nella rada sicura poche barche riescono a riparare
che dal mare le difenda San Gennaro.
(Maria Konopnicka)

Come ogni estate, anche quell’anno me ne ero andata a Vico Equense dai miei parenti per vivere per un po’ solo di mare e di sole.
Avevo 16 anni e tanta voglia di sentirmi almeno per una volta leggera leggera.
L’occasione me la diede Nicola, un amico di mia cugina, che mi propose una passeggiata in moto verso il Capo di Sorrento. Il tutto però doveva avvenire all’insaputa di mia zia: 1) per evitarle inutili ansie; 2) cosa più importante, per impedire che facesse le veci di mio padre ostacolando la mia piccola avventura.
Intorno alle 5 Nicola si presentò a qualche isolato di distanza da casa di mia zia, all’altezza del belvedere che affacciava sulla spiaggia di Seiano, da cui a tratti arrivava l’odore salmastro ad accarezzare le narici.

Dal webSubito ci dirigemmo verso Sorrento, verso il mare, verso la bramata leggerezza.
E leggerezza fu.


Vento sulle gambe nonostante il tentativo goffo di raccogliere a me la parte bassa del vestito giallo sole che sconsideratamente avevo indossato e che continuava a svolazzare a ogni curva.
Finalmente la realizzazione di un desiderio a lungo coltivato da bambina quando dall’auto bloccata nel traffico domenicale della costiera, vedevo coppie di centauri che tra slalom acrobatici si conquistavano un varco verso il mare.

Finalmente verso il sole. Finalmente verso la leggerezza.


Giungemmo, attraverso una strada sterrata, sopra il promontorio di Minerva, nei pressi della torre di avvistamento e dei resti della villa romana, da cui si vedeva chiaramente Capri, il profilo austero di Tiberio quasi a portata di labbra.

Dal webArrivare fin lì non era stato per niente facile con la moto da cross che amplificava tutte le sollecitazioni della strada, ma la veduta mozzafiato che mi si parava dinanzi mi aveva in un attimo ripagata di tutto.


Il posto in cui ci trovavamo era molto in alto ed il vento che veniva dal mare faceva da padrone incontrastato, ma i miei capelli rossi pur impregnandosi di salsedine non perdevano la loro leggerezza in quella frenetica danza attorno al mio viso.
Il mio sguardo per un attimo incrociò uno scoglio molto più grande che si ergeva dal mare, vicino alla spiaggia di Sorrento.

Dal web
Nicola da lontano lesse al volo quel punto interrogativo che stava per sospendersi nell’aria e mi disse quasi urlando “Quella è Punta Campanella. Conosci la sua storia?” Io avvicinandomi facevo cenno di no con il capo mentre negli occhi tutta l’aspettativa di un volo pindarico nel tempo.

Ecco che lui iniziò a raccontarmi della splendida Sorrento e dei saraceni che volevano depredarla della sue bellezze. Di quando l’intraprendenza dei mori ebbe la meglio grazie al tradimento di un servo infedele. Dell’incedere furtivo sotto le mura fino alla porta lasciata aperta, al passaggio in città su un tappeto di sangue con le scimitarre issate a mo’ di trofeo per saccheggiarla di ogni bene, persino delle campane delle chiese, l’ennesimo sfregio verso un Dio che in quel giorno aveva distolto lo sguardo dai suoi fedeli. Lo stesso avvenne per la campana della Chiesa di Sant’Antonino, nota per la sua bellezza e per il suono melodioso che portava con sé ad ogni messa.


Dal webSenza voltarsi indietro, senza dare spazio a femminei scrupoli di coscienza, i mori caricarono tutto il tesoro sulle loro tartane e presero il largo.
Tuttavia, giunti all’altezza di quel grande scoglio, la nave ammiraglia con la campana di Sant’Antonino nella stiva smise inspiegabilmente di avanzare.
I saraceni sul ponte rimasero interdetti a guardare la poppa delle altre navi che si allontanavano col favore del vento. Perfino la prua di quelle che finora avanzavano nella scia della tartana ammiraglia arrivarono a doppiarla per poi sfrecciare veloce verso il resto della flotta.
Il capo guardò il nostromo indicando come una calma piatta innaturale avesse preso il sopravvento solo sul mare che circondava la loro nave, ma egli non poté far altro che ricambiare confuso il suo sguardo.
A quel punto il capo gridò alla ciurma di alleggerire il carico gettando il tesoro depredato in mare, ma pur buttando in acqua l’impossibile la nave continuava a non schiodarsi dal punto in cui si era bloccata: alle manovre del nostromo la tartana rispondeva docilmente girando a destra e sinistra ma non ne voleva proprio sapere di avanzare d’un metro, come in balia di un incantesimo o, chissà, forse della possente mano di quel Dio cristiano che li inchiodava sul fondo.
Allora un giovane mozzo ricordò ai compagni che c’era ancora la bellissima campana nella stiva.
Dal webCi vollero cinque uomini per trasportarla a prua e per issarla con grande sforzo sopra il parapetto. Cadde in acqua con un tonfo sordo. Quando anche l’ombra della campana scomparve inghiottita dalle acque cristalline, le vele si gonfiarono e la nave acquistò gran velocità recuperando in breve tempo la distanza che la separava dal resto della flotta per poi scomparire per incanto oltre la linea dell’orizzonte.

Dal webNicola concluse dicendo che da allora si narra che all’altezza di quello scoglio talvolta si avverte provenire il suono melodioso di una campana che accompagna lieto chi va per mare.

Rimasi a lungo incantata ad ammirare quello scoglio mentre con gli occhi della fantasia mi sembrava quasi di scorgere quelle minuscole vele moresche che si allontanavano verso un punto remoto nello spazio e nel tempo, agli anni in cui la legge del più forte aveva la meglio su tutto: sull’età, sulla religione, sulla vita stessa.

Il sole era quasi giunto alla fine della sua lunga corsa quando Nicola mi ricordò che dovevamo rientrare. Rapita da quei pensieri avevo perso del tutto la nozione del tempo.
Per un attimo ancora il mio sguardo si protese verso il mare allertando a sé tutti i sensi con la vana speranza di avvertire qualcosa oltre il sibilo del vento che lieve ora mi accarezzava il viso.
Ma non accadde nulla.
Tuttavia quel senso di delusione non durò che un attimo.
Di nuovo il mio corpo e la mia mente furono tutt’uno con quel senso di leggerezza che mi riportava verso casa con all’orizzonte il tramonto più acceso che avessi mai visto.

martedì, 28 aprile 2009

Dal buio (Marco Masini)

Dedicato a chi, almeno una volta nella vita tra le note stonate del suo cuore, si è sentito come quel timido Charlotte... Vi chiedo di ascoltare l'introduzione che Masini fa al brano e capirete perchè oggi mi andava di pubblicarlo...



Il cieco fermo sul bordo del marciapiede
aspetta che qualcuno se ne accorga
rallenti la sua fretta.
E intanto resta immobile lo sguardo spento
e fisso come se fosse in bilico
su di un profondo abisso.
Il cieco fermo ascolta e sopra il viso
impassibile d'un tratto è una smorfia
una pena invisibile.
Ma nessuna la vede nel bagliore della luce
e la smorfia lentamente
dentro il viso si ricuce.
Ed ecco all'improvviso s'arresta una ragazza
il cieco fa un sorriso e timido ringrazia.
Lei certamente è bella lo sente dall'odore
nel buio s'accende una stella e un vento soffia in cuore.
Lui cerca la sua mano lei se la fa trovare
e allora parte piano e li si lascia andare.
E saltano l'abisso senza precipitare
i due con lieve passo che sembra di volare!
Poi dolcemente atterrano sull'altro
marciapiede il cieco e la ragazza
dopo quel volo breve.
Lei dalla luce lancia un saluto luminoso!
Dal buio lui risponde timido e confuso.
Vorrebbe dirle aspetta angelo profumato
non te ne andare resta riposa il cuore il fiato.
Ma sente che la mano allenta la sua stretta
e nel buio si spegna la stella.
Vorrebbe dirle aspetta! Ma c'è troppa confusione
e l'odore s'allontana e il cieco col bastone
prosegue la sua strada buia dondolando un po'
felice per quel niente come un dolcissimo Charlotte!

mercoledì, 22 aprile 2009

Io ti chiesi

Dal web
Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo,
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.


Hermann Hesse


Non so spiegarvi il motivo, ma quando ho visto per caso questa foto mi sono d'un tratto  venute alla  mente queste emozionanti parole di Hesse... sarà perchè vedo in quegli occhi spenti la fonte di una tristezza infinita?...

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'.
Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.