Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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lunedì, 28 aprile 2008

La magia del caso...

Crepuscolo

Ognuno di noi ha provato nella vita almeno una volta uno strano sentimento crepuscolare nel profondo del proprio animo. Uno spirito, inconsciamente sopito, che d’un tratto diviene preponderante ed inebriante.
A volte fatto di suoni e motivi musicali, altre da profumi, odori, parole o ancora toni della voce, movimenti e tanto altro.
Del resto chi non ha mai avvertito la misteriosa sensazione di aver già vissuto un evento, visto un luogo, o senza apparente motivo, “ritrovato” un ancestrale o antica atmosfera? A chi non è mai accaduto di rimanere stupefatto avvertendo di conoscere una persona mai vista prima, sentendola inspiegabilmente vicina o familiare?
Per restare poi meravigliato, assorto ed affascinato nella riflessione di quanto tutto fosse straordinario. Solo pochi istanti purtroppo!
La vita frenetica della caducità dei suoi sintomatici eventi e regole dissolve in poco tempo ed ineluttabilmente gli effetti sconvolgenti di queste magiche intuizioni puramente sensitive.
Di tanto in tanto ma raramente appare qualcuno che non rispetta le normali e suddette regole.
A questi pochi eletti, che continuano a ricordare al mondo il piacere di esistere, è dunque dedicato il “presente”.
 
Condivido con voi quanto contenuto nel libro di Filippo Pio “Ovunque al mio sguardo solo materia in movimenti innaturali e rumorosi” che mi è capitato per caso fra le mani nel pomeriggio assolato di sabato scorso.
Sono certa che molti si riconosceranno in queste semplici ma profonde parole.
Chissà, forse capiterà anche a voi di rievocare nella memoria tutti quei visi, quei nomi e quei pensieri che, sebbene appartengano a degli "sconosciuti", con un sorriso riconduciamo istantaneamente alla parola “eletti”: quelli che ti scuotono qualcosa dentro…. quelli che in un modo o nell’altro ti fanno sentire come a casa…

domenica, 27 aprile 2008

Per quelli che… amano il calcio

Rivalsa
Chi non ha desiderato essere, al meno per una volta, al loro posto?

Condiviso da: Aicha77 alle ore 17:16 | link | commenti (9)
categorie: smile
mercoledì, 23 aprile 2008

Marco Polo (Jovanotti)

Viaggiare partire viaggiare viaggiare partire Viaggiare partire viaggiare partire partire viaggiare viaggiare partire partire viaggiare non fermarsi mai chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai viaggiare, vedere tutti gli angoli della terra rincorrere le estati farsi rincorrere dalla guerra che hai nel cuore correre più veloce del dolore come un jet supersonico precedere il tuo stesso rumore e fare in modo che non ti raggiunga mai viaggiare al volante di una macchina scassata che per ogni chilometro in più é un gloria al padre e fare una telefonata a tua madre, dire é tutto a posto ritorno per Natale ad ogni costo partire viaggiare agosto dopo agosto ...
Allontanare ancora un po' le responsabilità come in una crepa in una barca che prima o poi ti allagherà e sarà forse troppo tardi per rimediare partire viaggiare non dimenticare fotografare il mondo in movimento che si ripeterà ma chissà dove chissà quando partire e vivere cercando e ballando si ritmiche diverse e su diversi accenti ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti di clima scalare la cima e poi scendere a valle una dieci cento mille miglia coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia mangiare le cucine dei paesi più lontani con le forchette con i bastoncini con le mani i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa lontani da dove con le radici nel tuo cuore e i rami nell'altrove partire col sole sempre in faccia ad ogni costo agosto dopo agosto...
Viaggiare sentirsi Marco Polo sentirsi molto solo qualche volta sopra un treno dentro uno scompartimento pieno di facce che non sai che non saprai confini di solitudini che non cadranno mai, che tu non rivedrai mai scambiare quattro chiacchiere in lingue che non sai comunicare con un semplice sorriso o con un gesto solo scoprirsi Marco Polo e non sentirsi solo tra gli umani stringere milioni di mani in ogni posto agosto dopo agosto... Viaggiare attraverso il suono, buono, il basso che é un tuono viaggiare attraverso la musica attraverso la cultura la scoperta della natura e di sé, viaggiare nei perché viaggiare in Internet o sopra un jet o in bicicletta o a piedi e muoversi rimanendo fermi sul posto agosto dopo agosto...
 
 
Un altro post e un’altra nuova categoria: Viaggi fuori e dentro di me
Per darla alla luce ho scelto un brano di Jovanotti che ben si addice al significato che per me rappresenta questa “stanza” che oggi apro a voi eterei pellegrini nella mia dimora…
Un angolo in cui riportare le tracce emotive e visive che mi hanno lasciato dentro dei posti del mondo, il cui ricordo, in alcuni frangenti della mia vita, è valso come vivace toccasana per la mia anima in panne…
Ma anche uno spazio non fisico ma mentale in cui rapportarmi con me stessa, stimolata dalle suggestioni suscitate da una foto, un sapore, un profumo improvviso che in un istante mi riportano ad accarezzare quelle terre lontane che con tenerezza custodisco nel cuore…
Un luogo a me caro che dedico a chi da “8.8” mi accompagna per mano lungo il viaggio più avventuroso… quello della vita d’ogni giorno…

lunedì, 21 aprile 2008

Murphy docet

PC
 
vQuando tutto quello che si tenta non funziona, leggi le istruzioni.
vSbagliare è umano, però per causare una grande sbaglio è necessario un computer.
vSe non salvi il tuo lavoro ogni 5 minuti, il computer si bloccherà solo quando avrai lavorato varie ore.
vQuando impari ad usare un programma, esce la nuova versione.
vGli unici programmi che funzionano sempre bene sono i virus.
vNon importa quanto duramente stai lavorando, succederà sempre che il tuo capo apparirà quando stai navigando in Internet
vLa possibilità che un computer si guasti è inversamente proporzionale alla vicinanza della data limite per la consegna del lavoro che stai realizzando.
vQuando hai scaricato già il 99% di un file, accadrà sempre che ci sarà un problema nel voltaggio o nelle comunicazioni che ti obbligherà a ricominciare il processo da capo.
 
Inauguro questa nuova categoria dedicandola al simpaticissimo Struzzo nero che allieta le mie visite con le sue esilaranti pillole di buonumore.

Condiviso da: Aicha77 alle ore 12:07 | link | commenti (9)
categorie: smile
giovedì, 17 aprile 2008

L’elogio del conflitto

Oggi, in un clima di continui disordini politici e sociali che agitano la scena mondiale, vicina o lontana, mi viene in mente quanto letto a proposito del saggio “L’elogio del conflitto” del filosofo Miguel Benasayag, autore di molte ricerche sulle nuove forme di antagonismo sociale e culturale.
 
Contro la logica dominante, Benasayag sostiene con convinzione che il conflitto essendo una dimensione necessaria all’esistenza di ogni organismo biologico e sociale è benefico e produttivo: ne hanno bisogno gli individui per crescere, ne ha bisogno la società per restare vitale e dinamica.  Non si può quindi continuare a rimuovere i conflitti, perché alla fine questi ritornano sempre nella loro forma peggiore: quella dello scontro e della violenza.
Denuncia così la lenta deriva d’una società che condanna inesorabilmente ogni forma di resistenza individuale e collettiva ai suoi modelli normalizzati. Infatti, mai come oggi, la società è terrorizzata dal conflitto perché lo percepisce esclusivamente come una minaccia: il disaccordo e l’opposizione appaiono come un’anomalia da combattere, sul piano individuale, come su quello sociale, forzando a rientrare nei ranghi chi si sottrae alla norma collettiva.
 
Nel passato, al contrario, si individuava nel conflitto il fattore dominante,  la dimensione “motrice” di ogni processo: per Marx la lotta di classe era il motore della storia, per Darwin l’uomo era in lotta con la natura nel tentativo di dominarla, per vari pedagogisti era convalidata l’idea del conflitto con se stessi come impulso a migliorarsi, per i liberisti la concorrenza economica era salutare per il mercato...
 
Oggi, invece, in assenza di ideali e prospettive stabili ci sentiamo in costante pericolo così per contrastare questa inquietante “minaccia” data anche solo dalla mera presenza dell’altro (leggi extracomunitari) domina la logica della tolleranza zero, della prevenzione ad ogni costo e della rimozione di ogni fonte di conflitto e devianza.
Quindi la rimozione del conflitto diviene l’espressione di un mondo che s’illude di farla finita con la parte maledetta di sé, con la malattia, la guerra, la radicalità.
 
In questo modo però lo spirito della democrazia viene svuotato dall’interno: la vera democrazia non è una realtà dove tutti la pensano allo stesso modo in clima di consenso generalizzato, ma è coabitazione di punti di vista differenti in un equilibrio instabile. È fin troppo facile essere tolleranti con chi la pensa come noi. Il problema, quello vero, è riuscire a dialogare anche con chi è radicalmente diverso.
La forza dell’uomo democratico, la forza che ancora molti sono lontani dal conquistare, dovrebbe essere quella di riconoscere l’altro e le sue contrapposte ragioni in un clima di rispetto e di costante apertura all’alterità.
 
Un messaggio, questo, che sarebbe bello giungesse a chi è salito al potere e già sogna di livellare la nostra esistenza civile ad un modello da cui, ora come ora, già sono esclusi a priori i diversi solo perché nati in un’altra parte del globo… in un’altra parte, quella “sbagliata”, della NOSTRA cara Italia…

Condiviso da: Aicha77 alle ore 16:22 | link | commenti (18)
categorie: l amaro in bocca, cio che ora sento, spoliticando
lunedì, 14 aprile 2008

Vita precaria: condivisione empatica

Giovedì sera sono riuscita finalmente a vedere il film di Virzì “Tutta la vita davanti” come appassionatamente consigliatomi  anche dal caro Klimt, ma fino ad oggi è stata dura per me riuscire a mettere nero su bianco la caterva di emozioni suscitate dal film… Forse perché, come ho scritto nel titolo, la condivisione empatica che ho vissuto con la protagonista del film dinanzi alla “rappresentazione” della realtà lavorativa precaria è stata fin troppo intensa.

Se poi aggiungi che il taglio tragicomico dato da Virzì fa si sorridere, commuovere ma al contempo ti angoscia fin nelle viscere capirete il perché di quel groppo in gola che dopo The End non va né su né giù, e richiede un certo periodo per essere metabolizzato.

 

Allontanandomi dalla sala infatti mi è restato un sentimento d’inquietudine dovuto all’amara consapevolezza che la storia di Marta e della precarietà lavorativa è ahimé fondata sulla realtà e non su un espediente narrativo, è qualcosa che purtroppo molti della mia età hanno sperimentato sulla propria pelle.

Cosa lodevole fatta da Virzì è stata, attraverso i toni della commedia grottesca, quella di concedere finalmente la parola, la dignità di esistere e di essere rappresentata alla generazione di trentenni laureati che è costretta a vegetare nell’infamante ma obbligato status di eterni "bamboccioni". Quello per intenderci, che ti fa pensare meschinamente “Menomale che ci sono ancora i miei” perché ciò posticipa di qualche tempo le conseguenze dell’incubo della precarietà, della disoccupazione, della totale assenza di prospettive, di soldi, di diritti, di dignità.

Ti ritrovi allora malinconica a ricordare i bei tempi passati a “macerarti” l’anima sui libri. Eh sì, col senno di poi, ti ritrovi ora ad invidiare l’atmosfera spensierata della vita universitaria. Quando dai tutta te stessa mentre agogni al traguardo e alla degna conquista di un titolo che per te ha un valore più che simbolico, un modo per sfuggire alle tue insicurezze e dimostrare al mondo quanto vali. Troppo effimero tuttavia è il senso di appagamento ottenuto con le unghie e con i denti.

Una volta uscita dalla bambagia universitaria appuri sulla tua pelle che di quel titolo e di quel bel voto tanto agognati non rimane altro che un inutile pezzo di carta, tra i mille altri che si perdono nel buco nero di una società in cui la meritocrazia non è altro che una desolata utopia…

Da profana ti viene quindi di prendere in prestito per un attimo l’Iperuranio di Platone e il suo affascinante mito della caverna: l’articolo “L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” sembra sempre più quell’ombra riflessa sul muro, diametralmente opposta alla luce e alla vita concreta, che è in “realtà” tutt’altro… Ti rendi conto con amarezza che studiare purtroppo è stato un mero fine e non anche un mezzo per trovarti un lavoro e vivere. La vita, quella vera, ripeto è tutt’altra cosa, è un continuo destreggiarsi tra proposte di stage infiniti, co.co.co. e lavori a progetto. E’ precaria come le prospettive di lavoro che ci infiocchettano ben bene sotto il termine “Flessibilità” che fa tanto America. Ma in fondo in fondo flessibilità nella nostra povera e vecchia Italia resta solo una parola vuota perché non consente ai giovani di accostarsi concretamente alla condizione adulta e di prendersi definitivamente la responsabilità del proprio progetto di vita.

 

E alla fine, come Marta, anch’io in macchina sono scoppiata in un pianto fin troppo represso buttando fuori tutta l’amarezza covata nelle due ore del film mentre nella testa mi riecheggiava ancora beffarda la canzone “Que Sera Sera (Whatever Will Be, Will Be)" che fa da sottofondo alla carrellata sardonica di tutti i protagonisti: il mio un tentativo forse inconscio di esorcizzare almeno fino a domani quel senso di inquietudine costante verso il futuro dove, per "sopravvivere", la vita può essere vissuta solo giorno per giorno.

 

Vi chiedo scusa per lo sfogo.


Condiviso da: Aicha77 alle ore 13:49 | link | commenti (20)
categorie: l amaro in bocca, cio che ora sento, riflessioni dal set
sabato, 12 aprile 2008

L’abbraccio della natura

poesia

Quando il Creato si manifesta in tutta la sua struggente poesia…

Condiviso da: Aicha77 alle ore 17:47 | link | commenti (16)
categorie: ti mozza il fiato, l abbraccio della natura
mercoledì, 09 aprile 2008

Il cibo spegne. Spegne il vuoto che senti, l’angoscia che ti invade. Entra e, per un attimo, c’è, lo senti, è lì con te, dentro! Ti riempie la pancia e i pensieri.
 È la fuga da te, dall’incapacità di arginare certe sensazioni, certi dolori, certe ansie.
Pensi di avere tutto sempre sotto controllo. Ti sembra di aver capito tutto. Invece c’è questo mostro dentro che quando arriva ti cattura e ti senti preda e allo stesso tempo cacciatore di te stesso.
Vorresti poter gridare basta, basta a tutto e a tutti, ma non riesci a ordinarlo neanche alle tue mani.
Si perde il contatto con il corpo che scivola via, lontano. Da una parte l’anima ferita e nuda, dall’altra il corpo punito e reietto.
Il cibo diventa ossessione, amore folle. È un rapporto segreto, passionale, esclusivo.
È un atto impuro il cui seme è il senso di colpa.
Il tuo corpo non dimentica, ti restituisce le tue ferite, ti rende sempre più visibile.
E allora si vomita. Si vomita il peccato, l’impotenza, la paura, la solitudine.
Ma il vuoto purtroppo non esce, ti resta dentro e ti marchia l’anima.
 
Questa lettera la conservo da più di dieci anni nel mio diario d’adolescente, lo stesso che ricamavo distratta con fiori e cuoricini mentre la mente inseguiva pensieri troppo sfuggenti per essere imbrigliati nelle maglie della Ragione o del buon senso…
Una ragazza, forte dell’anonimato offerto da una prestigiosa rivista, l’aveva scritta per dare sfogo al mostro che le stava divorando l’anima… Ricordo che un pomeriggio d’estate la descrizione minuziosa del malessere che le cresceva in grembo mi colpì come un pugno in pieno stomaco, parole troppo dure per riuscire a far finta di nulla e tornare a perdersi nei propri pensieri..
Beh, mi auguro che, come nella storia di quella ventenne inglese che ha vinto l’anoressia decidendo di mettere a mondo un bambino, alla fine anche lei sia riuscita a sconfiggere i suoi demoni interiori e a trovare in sé la forza di sorridere nuovamente alla vita, con la vita….
Glielo auguro dal profondo dell’anima!

Condiviso da: Aicha77 alle ore 19:54 | link | commenti (18)
categorie: cio che ora sento, cibo bisogno d amore
venerdì, 04 aprile 2008

nodi

Nel deserto uno sterile  ammasso di nodi proteso verso il cielo…
Ho scelto quest’immagine perché per assonanze emotive mi riporta alla mente l’Afghanistan descritta ne “Il cacciatore di aquiloni”, un film in cui ogni respiro è intriso di poesia.
La storia di una terra e di un popolo martoriati nella carne e nell’anima da anni di soprusi, ma anche la storia di amicizia e di riscatto morale che lega il protagonista a ciò che è parte della sua Memoria.
E dove rinfranca l’anima la vista di quegli aquiloni svolazzanti mentre vanno su sempre più su in un cielo immenso, lontani dal dolore e lontani dal male, sorretti solo dalle grida spensierate di un’infanzia mai negata… 

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

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