Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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giovedì, 29 maggio 2008

L’ombra digitale

Negli ultimi anni si sente sempre più parlare di digital shadow (ombra digitale), termine utilizzato per indicare la mole consistente di dati raccolti, a nostra insaputa, sul web (le ricerche che facciamo, gli indirizzi internet che digitiamo, i video e le pubblicità che guardiamo).
Nulla o quasi passa inosservato. Se da un lato le aziende sostengono che questi sono strumenti di marketing per offrire servizi su misura agli utenti, in molti temono che si tratti di una raccolta che mina la riservatezza. Da qui l’assoluta necessità di tutelare la privacy degli internauti.
Il problema però è: quale privacy?
Sul web, infatti, molte informazioni sono fornite dalle stesse persone, in modo volontario anche se non sempre consapevole delle possibili conseguenze.
Sui siti blog o di social networking (Myspace, Splinder, ecc) gli utenti tracciano un proprio profilo, cioè una descrizione di se stessi, costruiscono liste di amici o di cose che amano, pubblicano foto o video, stabiliscono relazioni sociali ed affettive, condividono cose, ecc.
Questo costante tener traccia dei propri umori, delle proprie preferenze e stili di vita rende ancor più problematica la separazione tra ciò che è pubblico e ciò che resta della privacy.
La propria identità è costruita attraverso ciò che si condivide e dalla propria rete di rapporti, sul web siamo chi diciamo di essere e chi conosciamo, ma dato che questi dati cambiano, anche l’identità è un work in progress.
La riservatezza viene sacrificata al desiderio di rappresentarsi, al tentativo di non essere solo un anonimo di passaggio.
Per molti, figli del libro, il blog o l’e-mail sono degli strumenti, per gli adolescenti, “nativi digitali” cresciuti a pane ed internet, sono una parte integrante della propria immagine del sé.
Le nuove generazioni, infatti, esprimono la volontà di appartenere formalmente a una community, di esprimersi e anche di rendersi visibili, propensi alla risoluzione cooperativa dei problemi, che significa anche e soprattutto discutere e affrontare questioni private e pubbliche con i propri contatti.
Quindi, perché lo Stato dovrebbe proteggere la nostra identità se milioni di nativi digitali si raccontano su internet senza paure?
Gli immigrati digitali, cioè la fascia di età dei 30-40enni, sono ancora legati a una percezione dualistica tra mondo offline e online, mentre per i nativi questo confine è sparito.
Resta però il fatto che le informazioni che chiunque pubblica in rete (testi, foto, video, ecc) hanno il carattere della durevolezza, cioè questi dati possono essere memorizzati, duplicati e rimangono accessibili per anni ad un pubblico immenso e sconosciuto.
 
Sul web quindi il pubblico è privato e il privato è pubblico: è certamente inquietante la riflessione generata da queste parole, dall’idea che qualcuno possa prelevare informazioni dai nostri blog ed utilizzarle per scopi a noi ignoti. Eppure ognuno, a suo modo, vi è dentro fino al collo.
Naturalmente quando abbiamo intrapreso l’avventura di mettere a nudo i nostri pensieri, le nostre opinioni, a volte il nostro sé più profondo, lo abbiamo fatto con un minimo di consapevolezza riguardo alle possibili conseguenze di tale azione. Aggiungiamoci anche una dose notevole di leggerezza sostenuta dalla copertura che poteva offrirci l’anonimato.
Tuttavia, pur rientrando di diritto nella fascia degli “immigrati digitali” e pur covando dentro il timore di quanto descritto sopra, l’idea della chiusura al mondo di questa parte di me che ha faticato tanto per uscire alla luce, non mi sfiora nemmeno.
Sarebbe ridicolo, infatti, pensare che una persona, quella cioè concepita a 360°, possa essere delineata solo attraverso il riflesso che dà di sé sotto questa piccola porzione di cielo.
Ognuno di noi è e resterà su questi lidi solo la punta dell’iceberg di quello che rappresenta nella vita off-line.
Tuttavia quanta energia sa sprigionare quella piccola punta di ghiaccio… quanto calore sa donare a chi entra, per volontà o per caso, in rotta di collisione con quell’alterità sconosciuta… eppure rassicurante.
Chissà, forse sarà perché l’altro, ascoltando le proprie emozioni, non fa altro che dare voce alla melodia dell’universo che alberga in tutti noi… quella che nel proprio inconscio tutti fischiettano…

lunedì, 26 maggio 2008

Quando si dice avere il “fattore C”…

Il croato Frane Selak, di professione insegnante di musica, è sorprendentemente sopravvissuto ad una serie di tragici incidenti.
1962: il treno su cui viaggiava da Sarajevo a Dubrovnik deragliò finendo in un fiume ghiacciato. 17 persone annegarono ma lui riuscì ad arrivare a riva in preda a ipotermia, con un po' di fratture e un forte shock;
1963: in volo tra Zagabria e Fiume, lo sportello dell'aereo su cui viaggiava si aprì improvvisamente. 19 persone morirono ma lui si buttò dall'aereo e, atterrando su una balla di fieno, se la cavò con qualche contusione;
1966: a Spalato, l'autobus su cui viaggiava finì in un fiume. Quattro persone morirono ma lui si mise in salvo nuotando fino a riva;
1970: la sua auto prese fuoco in autostrada, lui si buttò fuori dall'abitacolo prima che esplodesse;
1973: una pompa di benzina difettosa mandò carburante sul motore in quel momento surriscaldato e la fiammata bruciò parte dei suoi capelli. Una folata di vento spense improvvisamente le fiamme;
1995: fu investito da un autobus ma non ci furono danni;
1996: mentre guidava in montagna, ad un tornante si vide arrivare di fronte un camion e fu costretto a sterzare rapidamente. La sua auto sfondò il guard-rail e rimase sospesa sul ciglio del burrone. Lui riuscì ad uscire subito dall'auto che, poco dopo, finì nel precipizio per 100 metri ed esplose.
Nel 2003, infine, l’infaticabile buona stella di Selak ha dato nuovamente prova di sé, facendogli vincere 900.000 euro alla lotteria.
 
Prova inconfutabile del relativismo della vita: ciò che per Selak è “fattore C”… per chi non gli ruota a debita distanza la definizione giusta non può essere che.... “sfiga”!

Condiviso da: Aicha77 alle ore 19:16 | link | commenti (21)
categorie: smile, conquista il podio
giovedì, 22 maggio 2008

Svitati dentro...

“Svitati” dunque, o forse solo consapevoli nella stessa piccola barchetta di temporalità, ci ritroviamo a navigare nudi di certezze e controcorrente, nell’incomprensibile oceano dell’umana esistenza.
Comprensive vele maestre di buon senso ed intelligenza, si “spiegano” così per noi rigonfie di leggeri ed armonici venti dello spirito, sostenendoci per un viaggio che non conosce fretta.
Tutto intorno mare in tempesta minaccioso di gigantesche onde di passioni estemporanee e futili necessità.
Nel ciclone dunque, ma senza pericoli. Consapevoli brezze “animano” e guidano senza patemi, nella straordinaria calma del suo occhio…
Filippo Pio 
 
Pubblico questo brano per onorare una promessa fatta ad un amico di avventure che qualche tempo fa in un suo post si definì "svalvolato"...
Beh, io credo che il mondo sarebbe di certo migliore se fossimo tutti un po’ “svalvolati” o “svitati” come descrive Pio…
Io, come del resto molte altre anime che il destino mi ha concesso di conoscere in questi sei mesi “di attività”, ci proviamo giorno dopo giorno mettendoci pure tanta passione!
E se gli Altri, quelli che faticano ad ascoltare la voce profonda dell’universo che li circonda perché ignorano che questo parli noi attraverso le piccole semplici cose, ci prenderanno per visionari nutriti di pura irrazionalità, pazienza!
Noi continueremo imperterriti a descrivere quello strano turbamento che ci prende l’anima ogni qualvolta contempliamo il grandioso mistero di cui facciamo parte… del resto… se qualcosa ci turba è perché ovviamente non la stiamo “scrutando” dal di fuori…

domenica, 18 maggio 2008

In nome della “pulizia”…

Come ho scritto nel post precedente, negli ultimi giorni la mia anima è pervasa da una tristezza che fatico a mandar via. Oggi, dopo aver fatto un po’ di luce in me stessa, finalmente sono riuscita a venire consciamente a capo dell’origine del mio malessere.
Provo allora a buttarlo fuori nel modo che mi è più congeniale, così che veder materializzare la mia sofferenza sotto l’innocua forma di lettere viola riesca a sanare un po’ di questa mia grande malinconia.
 
Dovete sapere che fin da piccola ho convissuto con un grande albero che cresceva nel mio giardino, l’unico a non esser abbattuto dalla terra che doveva far posto a quello che sarebbe diventato il palazzo in cui vivo. Non so dire a quale specie appartenga, magari non ad una di gran pregio, so solo che questa figura imponente, che è cresciuta con me, possiede il valore più grande, quello affettivo poichè è da sempre un punto fermo della mia vita, qualcosa che fa parte di me.

Con gli anni il mio albero è diventato sempre più imponente riuscendo con la sua chioma a superare l’ultimo piano del mio palazzo, divenendo così uno dei pochi giganti verdi della mia piccola città di provincia che riesci a veder svettare anche da lontano.
 
 
Beh, dato che questo albero in autunno, seguendo il proprio processo naturale, perdeva le sue piccole foglie ed i suoi semi, alcuni individui si sono messi in testa di farne piazza pulita perché snervati da quelle foglioline che, a dir loro, volavano dappertutto sporcando le loro linde abitazioni... paradossalmente si professavano stressati da quello stesso polmone verde che d’estate dava con la sua folta chioma un po’ di refrigerio dall’afa opprimente.
Così come succede nella vita reale, dove le cose belle spesso sono destinate a finire a causa di interessi puramente materiali, alla fine ieri, dopo tre anni di tira e molla con il condominio e le strutture che circondano il mio palazzo, approfittando dei lavori di ristrutturazione in corso sono venuti con la gru per mutilare il mio gigante.
 
Mi è ancora difficile descrivere lo strazio che ho provato dinanzi al tonfo sordo di ogni ramo che veniva giù, reciso in tutta fretta da operai in vena di onnipotenza con la loro motosega gialla…
 
Questo è ciò che rimane del mio caro albero… si, nel mio piccolo ho vinto una battaglia riuscendo a non farlo abbattere ma a quale costo…
 

Ma non importa, perché seppur menomato con la sua chioma riesce ancora a toccare il cielo…
Magari nei miei momenti tristi se chiuderò gli occhi mi sembrerà ancora che i suoi rami frondosi scendano leggeri fino a me per cingermi in un abbraccio fresco di primavera così come accade nei miei ricordi da bambina…
 

venerdì, 16 maggio 2008

Malinconoia (Marco Masini)

blue

 
La vita non è qui sui trampoli di un bar
in questo venerdì che sporca la città
la vita non è qui da mezzanotte in poi
nei tacchi e nei vestiti
negli occhi insonnoliti di travestiti eroi
la vita non è un film di muscoli e robot
e il tempo speso qui è il tempo che non ho
la vita non è mia sperduta in questo Bronx
fra le canzoni e i guai in un'emorragia
di giorni da juke-box
la noia è come il blues ti fa pensare a dio
leggera come un gas che penetra il tuo io
la noia è nostalgia di un posto che non c'è
è voglia di andar via da tutti e anche da te
è la malinconoia che uccide a questa età
è il cuore che si scuoia cercando quel che ha già
e il cielo cade giù con la sua tenda buia
e non esisti più nella malinconoia.
La vita non è qui nell'ansia di allegria
che fa aspettare l'alba con questa nuova barba
del tempo che va via
è la malinconoia la guerra che c'è in me
questa mia triste gioia di avere perso te
e tu non sei più mia
e tu non hai l'idea di quanto amaro sia
mangiarsi l'orchidea della malinconoia
la vita non è qui fra cenere e caffè
in questo muto venerdì che strilla dentro me.
La vita non è qui
dove un ragazzo piange le sue lacrime
e le ingoia
in questo venerdì della malinconoia.
La vita non è qui
dove un ragazzo piange le lacrime
di questo mondo boia
in questo venerdì della malinconoia
 
 
Oggi lascio che siano le parole di Masini a dar voce a quel senso di irrequietudine che mi accompagna da un po’ di giorni… io nel frattempo mi accoccolerò su un trampolo solitario avvolgendomi in quest’abito che sembra tessuto direttamente sulla mia pelle…

Condiviso da: Aicha77 alle ore 12:14 | link | commenti (15)
categorie: musica suggestione dell anima, cio che ora sento
martedì, 13 maggio 2008

Il mondo normale che vi auguro

Io mi auguro che l’Italia possa finalmente diventare un Paese normale, un Paese in cui sia abolita la doppiezza. Io sono dalla parte di Cesare Zavattini che diceva:«Con buongiorno, intendo buongiorno e basta.» Un Paese dove funzionino scuole e ospedali: entrare in corsia e vedere che c’è la scritta «Solventi», cioè quelli che pagano, e quelli che non pagano, mi pare poco bello.
Un Paese dove treni e aerei arrivino in orario, perché la puntualità non è mica una prerogativa fascista. Con una politica normale, che (oltre a non ammettere l’intolleranza e la paura per l’altro) non contempli il trasformismo: vedere della gente che non cambia neanche gabbana perché ha già un corredino dove ci sono tutte le giacche che vanno di moda in quel momento è uno spettacolo da cancellare. Con un giornalismo che torni a consumare la suola delle scarpe, guidato da quel sentimento potente che è la curiosità, e dalle chiare tendenze ma sempre dalla buona fede e attento al lato umano.
Un Paese normale dove non si interpellino i divi della televisione per conoscere il loro parere su qualsiasi argomento, dalla solitudine dell’uomo all’allevamento dei canarini. È normale un Paese dove non ci sia l’emergenza come a Napoli o in Sicilia, dove la paura «marca» persino le arterie (come mi hanno detto una volta i medici che effettuano le autopsie).
Un Paese normale è un Paese in cui l’unico punto di riferimento non è la geografia con i suoi confini, ma la legge uguale per tutti. «La rovina dell’Impero romano» scrisse inutilmente Ranuccio Bianchi Bandinelli «fu facilitata dal clientelismo amministrativo e dal caos delle leggi e non dalle orge del Satyricon». Ma chi la studia la storia?
È normale il Paese che aiuta quelli ai quali la natura e la politica hanno dato di meno. Un Paese normale è quello in cui gli aiuti non si danno per beneficenza, grazie alle collette per soccorrere chi è colpito dalle sciagure, ma si prevedono con il bilancio dello Stato, con voci apposite.
Un Paese normale è quello dal quale non emigrano più i giovani migliori perché non trovano un lavoro retribuito dignitosamente. È quello in cui non c’è spazio per il grande tormento di oggi, che è l’apparire. Un’ossessione: chi non entra nello spettacolo ha la sensazione di essere escluso dalla vita.
Un Paese normale è quello in cui nessun bambino sia privo di cibo e cure. Ho incontrato in Romania i piccoli che vivono nelle fognature, come topi, per sfruttare i tubi di riscaldamento.
Un Paese normale, un mondo normale, è quello in cui i bambini finiscono le loro giornate in un lettino, con lenzuola che profumano di pulito.
Enzo Biagi
 
Condivido con voi quest’inedito di Enzo Biagi, perché attraverso queste parole amare, si rifletta per un attimo su quella parvenza di “normalità” che dovrebbe essere garantita da ogni regime democratico… una normalità che spesso pare scontata ma se si va oltre la fumosa apparenza ci si accorge che per una parte consistente d’Italia questa viene vissuta, giorno dopo giorno, come una meta lontana...
Forse perché, l'idea di normalità non ha mai compiuto "concretamente" quel balzo dal piano della mera utopia…

domenica, 11 maggio 2008

Portami a ballare (Luca Barbarossa)

Portami a ballare portami a ballare
uno di quei balli antichi
che nessuno sa fare più
sciogli i tuoi capelli lasciali volare
lasciali girare forte intorno a noi.
Lasciati guardare lasciati guardare
sei così bella che non riesco più a parlare
di fronte a quei tuoi occhi così dolci e così severi
perfino il tempo si è fermato ad aspettare.
Parlami di te di quello che facevi
se era proprio questa la vita che volevi
di come ti vestivi di come ti pettinavi
se avevo un posto già in fondo ai tuoi pensieri.
Dai mamma dai questa sera lasciamo qua
i tuoi problemi e quei discorsi sulle rughe e sull'età,
dai mamma dai questa sera fuggiamo via
e tanto che non stiamo insieme e non è certo colpa tua
ma io ti sento sempre accanto anche quando non ci sono
io ti porto ancora dentro anche adesso che sono un uomo
e vorrei, vorrei saperti più felice
si vorrei, vorrei dirti molte più cose
ma sai, mamma sai questa vita mi fa tremare
e sono sempre i sentimenti i primi a dover pagare,
ciao mamma ciao domani vado via
ma se ti senti troppo sola allora ti porto via.
E vorrei, vorrei saperti più felice e vorrei,
vorrei dirti molte più cose.
Portami a ballare portarmi a ballare
uno di quei balli antichi
che nessuno sa fare, nessuna sa fare più
 
"ma sai, mamma sai questa vita mi fa tremare, e sono sempre i sentimenti i primi a dover pagare, ciao mamma ciao domani vado via ma se ti senti troppo sola allora ti porto via."
Da quando la conosco questa canzone mi suscita una profonda tenerezza... in modo particolare questa strofa che spiega in poche parole la difficile gestione emozionale in età adulta, soprattutto quando queste emozioni riguardano gli affetti a noi più cari.
Spero che oggi, domani e tutti giorni Lei sappia ancora leggermi dentro come faceva quando ero bambina, quando le mie emozioni viaggiavano su aliti di vento e si poggiavano delicate lì vicino al suo cuore...

giovedì, 08 maggio 2008

La rotta degli aquiloni

Aquiloni di Romano Gualdi
 
Scoprirai che vivere
a volte è più crudele di morire,
tu che hai ripreso la vita per i capelli
il giorno dopo che sei sbocciato.
 
Capirai che il tempo è il nostro eterno padrone
e spesso quello che ci regala
è soltanto un canto di cicale
che si spegne con l'estate.
 
Scoprirai quanto sia importante
una parola detta con l'anima appoggiata sul cuore,
potranno anche deriderti, ma tu non t'inchinare.
 
Avrai attimi da incorniciare al muro
e giorni da cancellare nel vento,
ma non scacciare mai la speranza,
lei è sempre più forte del nostro umano tormento.
 
Ti insegnerò ad amare sempre
anche oltre le apparenze,
ad essere giusto anche quando la notte
ti impedirà di sognare.
 
Ti insegnerò che per essere uomini veri
non basta essere persone,
ma bisogna inventarsi ogni giorno nel cielo
la rotta degli aquiloni.
 
Claudio Bellini

martedì, 06 maggio 2008

“In Italia” (Fabri Fibra e Gianna Nannini)

Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
 
Dove fuggi in Italia
pistole in macchine - in Italia
Macchiavelli e Foscolo - in Italia
i campioni del mondo sono - in Italia
 
Benvenuto - in Italia
fatti una vacanza al mare - in Italia
meglio non farsi operare - in Italia
e non andare all’ospedale - in Italia
La bella vita - in Italia
le grandi serata, i gala - in Italia
fai affari con la mala - in Italia
il vicino che ti spara - in Italia
 
Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
 
Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
 
Dove fuggi - in Italia
liberi mafiosi sono - in Italia
i più pericolosi sono - in Italia
le ragazze nella strada - in Italia
Mangi pasta fatta in casa - in Italia
poi ti entran i ladri in casa - in Italia
non trovi un lavoro fisso - in Italia
ma baci il crocifisso - in Italia
I monumenti - in Italia
le chiese con i dipinti - in Italia
gente con dei sentimenti - in Italia
la campagna ai rapimenti - in Italia
 
Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
 
Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
 
Dove fuggi - in Italia
le ragazze corteggiate - in Italia
le donne fotografate - in Italia
le modelle ricattate - in Italia
Impara l’arte - in Italia
gente che legge le carte - in Italia
assassini mai scoperti - in Italia
voti persi e voti certi - in Italia
 
Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
 
Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
 
Dove fuggi
Dove fuggi
 
“Nato nel paese delle mezze verità”… a pochi giorni dall’anniversario del ritrovamento di Aldo Moro in quella via che da allora è maledetta dalla Storia, questa frase la vedo più che mai emblematica… Chissà, forse perché dà voce a quell’interrogativo silenzioso che alcune generazioni si portano impresso nella carne insieme agli altri vergognosi enigmi che fluttuano sulla coscienza politica del nostro caro Paese da almeno un trentennio……
Pur non amando in modo particolare il genere di musica fatto da Fibra devo ammettere che con queste strofe riesce a sintetizzare bene le contraddizioni del popolo italiano…
Naturalmente ognuno di noi può scegliere da che parte della barricata stare ma alla fine chi sarà capace di restare indifferente dinanzi alla voce della coscienza che beffarda ci sussurra “Dove fuggi???”….

venerdì, 02 maggio 2008

La metafora dell'albero

il sostegno del cielo

L’albero ha una vita lunga, a volte lunghissima, che lo fa percepire quasi immortale. È contenitore di fatti, di idee e, nello stesso tempo, anche di contenuto e storia.
Come l’albero, anche l’uomo cresce e si sviluppa divenendo consapevole del proprio successo. Come l’uomo, anche l’albero ha la sua straordinaria complessità che lo rende unico e comunicativo, attraverso il suo linguaggio simbolico.
L’albero ha un’energia che parte dalle radici profonde e nascoste, vive e si sviluppa attraverso il tronco e i rami verso l'alto. La radice è ciò che permette di dar vita al suo frutto affondando in qualcosa di vasto, il terreno, da cui trae nutrimento. La radice appartiene all’albero e, metaforicamente, spiega sempre l’esistenza di qualcos’altro, spiega la motivazione della propria esistenza. Dunque si può dire che anche l’uomo, per crescere, ha bisogno di partecipare ai frutti dell’albero del sapere.
Il tronco è la storia dell’albero, cresce e si sviluppa con l’alternarsi delle stagioni e degli anni, è la solidità implacabile orientata dall’esperienza e dai valori a cui ci si ispira, sempre.
I rami si estendono con creatività nell’orizzonte circostante, impongono l’autorevolezza che gli appartiene, rappresentano l’ambizione a raggiungere i propri obiettivi. Le foglie e i fiori rendono l’albero splendido nell’aspetto, traducono poeticamente l’energia della linfa vitale che lo pervade. Sono la rappresentazione visibile della comunicatività e dell’entusiasmo.
Il frutto è quanto di più perfetto l’albero possa realizzare, per l’uomo è il cambiamento interiore, il premio alle proprie fatiche, la realizzazione che permette di gettare il seme nel terreno sconfinato ed essere l’artefice di un nuovo ciclo.
Il seme della Formazione è l’uomo, che nasce e affonda le sue radici nel terreno del sapere in un processo di crescita interiore e consapevolezza, sviluppando complessità e competenze, divenendo un essere unico, come l’albero.
 
Nel mio errare per la Rete un giorno mi imbatto in questa bella metafora dell’albero la quale spiana la strada ad intime riflessioni riguardo alle assonanze profonde ed arcane che vi sono tra l’uomo e la natura…
Ne sono sempre più convinta…un legame incantato ci lega alla manifestazione di Dio sulla Terra, qualcosa di cui ognuno può trovare traccia nella propria memoria ancestrale, quella che cela nelle profondità dell’Io la consapevolezza di tale simbiosi….
Condivido con Voi quel bisogno palpabile che nei momenti malinconici mi spinge a respirare a pieni polmoni l’immensità del Creato, potenza infinita che come un balsamo rasserena l’anima lenendo ogni ferita…

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

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