In Svizzera una nuova rete batte il web diecimila a uno
Per trasferire nei laboratori sparsi in tutto il mondo l’enorme mole di dati che da questa estate saranno prodotti dal grande acceleratore di particelle di Ginevra è stato messo a punto un sistema di trasmissione molto più veloce di Internet.
È come se una nota venisse sostituita da una sinfonia.
Giovanni Capellini, docente di fisica all’Università di Roma Tre, usa questa metafora per descrivere il sistema scovato al Cern di Ginevra, partendo da un’idea del ricercatore USA Ian Foster, per ottenere una rete di trasmissione di dati simile all’attuale Internet, ma diecimila volte più veloce. Capace, per esempio, di trasferire in meno di due secondi da un pc all’altro l’intera discografia dei Rolling Stones.
Il merito è della microfotonica che, attraverso la fibra ottica, riesce appunto a convogliare, al posto di semplici sequenze, complesse sinfonie di dati.
La destinazione immediata tuttavia non è il Web. Dovrà invece elaborare le informazioni che il nuovo acceleratore di particelle, il Large Hadron Collider (LHC), produrrà da questa estate in poi.
Pensato per studiare l’origine della materia, l’LHC è l’acceleratore più grande mai costruito dall’uomo e fornirà in un anno circa 10 petabyte di dati (un petabyte equivale a 8.589.934.592 megabyte).
Un’enorme mole che potrebbe facilmente riempire 56 milioni di cd. Attraverso la rete superveloce del Cern i dati verranno invece immagazzinati in duecento centri di ricerca sparsi per il mondo. In tal modo i ricercatori svizzeri condivideranno ed elaboreranno quelle informazioni con i colleghi come se i loro pc si trovassero nella stessa stanza, in pratica faranno lavorare migliaia di Pc distanti fra loro come fossero un’unica macchina.
Ora, per far sì che la cosa funzioni, al Cern serve una connessione molto più rapida di quella attuale. Del resto nacque così anche Arpa, la rete “madre” di Internet.
Ma, oggi come allora, ci vorrà del tempo prima che la novità diventi patrimonio di tutti.
(Da Il Venerdì di Repubblica)
Quindi per ora è riservato agli scienziati, ma un domani…
Eh sì, è proprio vero, il futuro è già tra noi!