Uscire. Riuscire a iscrivere una parola nel mondo, passarla a qualcuno come un biglietto con un’informazione clandestina, uno di quelli che devi leggere, mandare a memoria e poi distruggere, appallottolandolo mischiandolo con la tua saliva, facendolo macerare nel tuo stomaco. Scrivere è resistere, è fare resistenza.
Dalla prefazione di "La bellezza e l’inferno. Scritti 2004-2009" di Roberto Saviano
Mah, può sembrare un delirio romantico, ma davvero io credo profondamente in queste parole.
Scrivere è resistere nella misura in cui permette di raccontare il Paese e quindi è una promessa di trasformazione in qualche modo. Da quando per esempio le prime pagine dei giornali hanno cominciato a occuparsi della camorra imprenditrice, quindi non più della camorra che spara e basta, molte cose sono cambiate. E tutto questo sembra segnalare una resistenza. La forza del raccontare sta nel fatto che comunicando un meccanismo, molto probabilmente lo stai svelando a milioni di persone, che molto probabilmente riusciranno a trasformarlo.
Roberto Saviano in un'intervista di Radio 105