Non vivere su questa terra come un estraneo
o come un turista della natura.
Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre.
Credi al grano, alla terra, all’uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell’astro che si spegne,
dell’animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell’uomo.
(Nazim Hikmet)
È da qualche tempo che maturo questa decisione ed oggi, consapevole del valore che tale gesto comporta, inizio ad allentare il cordone ombelicale che mi lega a questo mio piccolo grande mondo.
Non mi dilungo sulle motivazioni, quelle intime e profonde vanno metabolizzate con i loro tempi, posso solo dirvi che ultimamente il tempo che dedicavo al mio mondo virtuale si velava sempre più di obbligo, di dovere, perdendo per strada tutta quella carica di spontaneità e leggerezza che l'aveva finora contraddistinto.
Nazim Hikmet non poteva trovare parole più suggestive per descrivere quel "sentire" che cercavo di comunicare voi attraverso le mie parole, il piccolo passaggio mediante cui farvi arrivare le suggestioni, le emozioni, l’amore e la tristezza che circonda il mio vivere.
Tuttavia ora qualcosa sembra essersi spento, forse esaurito dalla routine frenetica che mi ha coinvolta e, a tratti, stravolta negli ultimi mesi...
Non so se e quando riuscirò nuovamente a liberarmi dalla corazza d'acciaio e ritrovare la forza di abbandonarmi senza remore alla parte di me più "viva", adagiando per me e per voi sull'ovatta delle emozioni tutto quel mondo capace di trasportarvi alla resa sentita e suggestiva dell'anima...
Fino a quel momento vi stringo forte in uno di quegli abbracci che amo tanto... quelli che sanno di reale...
A presto
Aicha