Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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sabato, 20 giugno 2009

Se cerchi la strada per la mia anima portami al mare in burrasca.
(Vesna Parum)

Portami al mare. Portami davanti al mare. Sono così sai?
Il mio cuore è limpido e azzurro e trasparente, in una giornata di sole. Cupo, imprevedibile e arrabbiato quando c’è vento.
Sono come il mare. Siediti sulla riva, prendimi per mano e guardiamo insieme le onde.  Sarà il mare a dirti tutto, a raccontarti il mio cuore.

A tutti quelli che dal mare traggono fonte inesauribile di emozioni….
Aicha


mercoledì, 06 maggio 2009

Leggerezza

Nei giorni scorsi, per il corso di comunicazione interpersonale ci è stato proposto un particolare esercizio, “Come so le storie che so”, in cui dovevamo raccontare una storia così come ci era stata raccontata in passato, con tutto il suo carico di colori, odori, emozioni  e suggestioni…
Beh questo è ciò che è scaturito dal quel fiume in piena che ha straripato emozioni dalla mente al cuore… Spero che vi lasciate trasportare senza remore in questo pindarico volo nel tempo…


Insenatura estrema, incanto di Napoli azzurra!
Argentea di pallidi ulivi e fremente di mirti,
la fortezza a mezzo distrutta guarda al sorgere del sole
E sul campanile si dondola una sorda e vecchia campana.
Quale silenzio! Tra le nebbie si levano strani fantasmi,
il flutto urta appena contro la riva rocciosa...
D’ improvviso una nave saracena, volando da Oriente
quale fulmine si precipita, mena strage e appicca incendi.
Prima che sia giunta, già il campanaro l’ha vista
E nel bronzo, con tutta la forza, batte a stormo,
la campana rintrona pel vasto azzurro golfo...
Guardano le fanciulle di Sorrento, da Bacoli, da Vervece,
nella rada sicura poche barche riescono a riparare
che dal mare le difenda San Gennaro.
(Maria Konopnicka)

Come ogni estate, anche quell’anno me ne ero andata a Vico Equense dai miei parenti per vivere per un po’ solo di mare e di sole.
Avevo 16 anni e tanta voglia di sentirmi almeno per una volta leggera leggera.
L’occasione me la diede Nicola, un amico di mia cugina, che mi propose una passeggiata in moto verso il Capo di Sorrento. Il tutto però doveva avvenire all’insaputa di mia zia: 1) per evitarle inutili ansie; 2) cosa più importante, per impedire che facesse le veci di mio padre ostacolando la mia piccola avventura.
Intorno alle 5 Nicola si presentò a qualche isolato di distanza da casa di mia zia, all’altezza del belvedere che affacciava sulla spiaggia di Seiano, da cui a tratti arrivava l’odore salmastro ad accarezzare le narici.

Dal webSubito ci dirigemmo verso Sorrento, verso il mare, verso la bramata leggerezza.
E leggerezza fu.


Vento sulle gambe nonostante il tentativo goffo di raccogliere a me la parte bassa del vestito giallo sole che sconsideratamente avevo indossato e che continuava a svolazzare a ogni curva.
Finalmente la realizzazione di un desiderio a lungo coltivato da bambina quando dall’auto bloccata nel traffico domenicale della costiera, vedevo coppie di centauri che tra slalom acrobatici si conquistavano un varco verso il mare.

Finalmente verso il sole. Finalmente verso la leggerezza.


Giungemmo, attraverso una strada sterrata, sopra il promontorio di Minerva, nei pressi della torre di avvistamento e dei resti della villa romana, da cui si vedeva chiaramente Capri, il profilo austero di Tiberio quasi a portata di labbra.

Dal webArrivare fin lì non era stato per niente facile con la moto da cross che amplificava tutte le sollecitazioni della strada, ma la veduta mozzafiato che mi si parava dinanzi mi aveva in un attimo ripagata di tutto.


Il posto in cui ci trovavamo era molto in alto ed il vento che veniva dal mare faceva da padrone incontrastato, ma i miei capelli rossi pur impregnandosi di salsedine non perdevano la loro leggerezza in quella frenetica danza attorno al mio viso.
Il mio sguardo per un attimo incrociò uno scoglio molto più grande che si ergeva dal mare, vicino alla spiaggia di Sorrento.

Dal web
Nicola da lontano lesse al volo quel punto interrogativo che stava per sospendersi nell’aria e mi disse quasi urlando “Quella è Punta Campanella. Conosci la sua storia?” Io avvicinandomi facevo cenno di no con il capo mentre negli occhi tutta l’aspettativa di un volo pindarico nel tempo.

Ecco che lui iniziò a raccontarmi della splendida Sorrento e dei saraceni che volevano depredarla della sue bellezze. Di quando l’intraprendenza dei mori ebbe la meglio grazie al tradimento di un servo infedele. Dell’incedere furtivo sotto le mura fino alla porta lasciata aperta, al passaggio in città su un tappeto di sangue con le scimitarre issate a mo’ di trofeo per saccheggiarla di ogni bene, persino delle campane delle chiese, l’ennesimo sfregio verso un Dio che in quel giorno aveva distolto lo sguardo dai suoi fedeli. Lo stesso avvenne per la campana della Chiesa di Sant’Antonino, nota per la sua bellezza e per il suono melodioso che portava con sé ad ogni messa.


Dal webSenza voltarsi indietro, senza dare spazio a femminei scrupoli di coscienza, i mori caricarono tutto il tesoro sulle loro tartane e presero il largo.
Tuttavia, giunti all’altezza di quel grande scoglio, la nave ammiraglia con la campana di Sant’Antonino nella stiva smise inspiegabilmente di avanzare.
I saraceni sul ponte rimasero interdetti a guardare la poppa delle altre navi che si allontanavano col favore del vento. Perfino la prua di quelle che finora avanzavano nella scia della tartana ammiraglia arrivarono a doppiarla per poi sfrecciare veloce verso il resto della flotta.
Il capo guardò il nostromo indicando come una calma piatta innaturale avesse preso il sopravvento solo sul mare che circondava la loro nave, ma egli non poté far altro che ricambiare confuso il suo sguardo.
A quel punto il capo gridò alla ciurma di alleggerire il carico gettando il tesoro depredato in mare, ma pur buttando in acqua l’impossibile la nave continuava a non schiodarsi dal punto in cui si era bloccata: alle manovre del nostromo la tartana rispondeva docilmente girando a destra e sinistra ma non ne voleva proprio sapere di avanzare d’un metro, come in balia di un incantesimo o, chissà, forse della possente mano di quel Dio cristiano che li inchiodava sul fondo.
Allora un giovane mozzo ricordò ai compagni che c’era ancora la bellissima campana nella stiva.
Dal webCi vollero cinque uomini per trasportarla a prua e per issarla con grande sforzo sopra il parapetto. Cadde in acqua con un tonfo sordo. Quando anche l’ombra della campana scomparve inghiottita dalle acque cristalline, le vele si gonfiarono e la nave acquistò gran velocità recuperando in breve tempo la distanza che la separava dal resto della flotta per poi scomparire per incanto oltre la linea dell’orizzonte.

Dal webNicola concluse dicendo che da allora si narra che all’altezza di quello scoglio talvolta si avverte provenire il suono melodioso di una campana che accompagna lieto chi va per mare.

Rimasi a lungo incantata ad ammirare quello scoglio mentre con gli occhi della fantasia mi sembrava quasi di scorgere quelle minuscole vele moresche che si allontanavano verso un punto remoto nello spazio e nel tempo, agli anni in cui la legge del più forte aveva la meglio su tutto: sull’età, sulla religione, sulla vita stessa.

Il sole era quasi giunto alla fine della sua lunga corsa quando Nicola mi ricordò che dovevamo rientrare. Rapita da quei pensieri avevo perso del tutto la nozione del tempo.
Per un attimo ancora il mio sguardo si protese verso il mare allertando a sé tutti i sensi con la vana speranza di avvertire qualcosa oltre il sibilo del vento che lieve ora mi accarezzava il viso.
Ma non accadde nulla.
Tuttavia quel senso di delusione non durò che un attimo.
Di nuovo il mio corpo e la mia mente furono tutt’uno con quel senso di leggerezza che mi riportava verso casa con all’orizzonte il tramonto più acceso che avessi mai visto.

martedì, 14 aprile 2009

Una finestra sull'anima...

“Tutto ciò che può accadere ad un giardino può accadere all’anima e alla psiche: troppa acqua, troppo poca, cimici, caldo, tempesta, inondazioni, miracoli, morte, rinascita, grazia, guarigione. Mentre curano il giardino le donne tengono un diario, su cui registrano i segni di vita e di morte.
Nel giardino ci esercitiamo a lasciare vivere e morire i pensieri, idee, preferenze, desideri e perfino amori.
Piantiamo, strappiamo, seppelliamo. Dissecchiamo i semi, li seminiamo, li sosteniamo.
Il giardino è un esercizio di meditazione per capire quando è tempo per alcunché di morire.
In giardino si vede arrivare il tempo del godimento e quello della morte.
In giardino ci si muove con e non contro le inspirazioni e le espirazioni della più grande Natura Selvaggia”.
(C.P. Estés, “Donne che corrono coi lupi”)

È il segno dell’uomo, in sintonia con le piante, a creare il giardino.
Sapete qual è uno dei più importanti antidoti contro la depressione? FARE! Come fanno i bambini con la creta, i muratori con i mattoni, le donne con la cucina o il ricamo.
Quando siamo immersi in un lavoro manuale, anche il più modesto, il cervello esce dal labirinto delle contraddizioni, controlla la razionalità che rende così incerta la nostra epoca, mette in moto energie rigeneratrici e si rinnova.
Ciò che accade fuori di noi riverbera nei tessuti più profondi dell’anima.
L’anima non è fatta per autodistruggersi pensando e ripensando alle decisioni da prendere. Vuole realizzare cose.

Me lo
ricordo solo dopo ogni volta che ho perso tempo a rimuginare sulla via da scegliere. Le risposte, quelle giuste, arrivano da sole quando siamo più concentrati nelle imprese concrete.

Quanta gioia di vivere si può liberare facendo rinascere un giardino!

Io ci ho provato mettendo completamente a nuovo il mio dopo lo sfacelo lasciatomi dai lavori di ristrutturazione del palazzo…

Mi sono quindi improvvisata muratore con gran sorpresa degli stessi operai che mi guardavano affascinati impastare per la prima volta il cemento...


e stenderlo con maestria sul muretto malandato… la fortuna del principiante che incassa un altro punto… ;)



Gli altri condomini si affacciavano ai balconi a condividere la stessa sorpresa… la ragazza che era sempre vissuta tra i libri era riuscita a ristrutturare tutta da sola quel suo rovinato angolo di verde dandogli nuova forma ma soprattutto nuovo significato… non vi sto a raccontare la stanchezza, il mal di schiena ed i calli che mi ferivano le mani... il passato ora non è che uno spiffero di quella gran ventata d'aria fresca che mi rinfranca lo spirito ogni volta che guardo soddisfatta il mio "capolavoro"...


Il giardino è diventato così quella che Jung chiamava la "psiche oggettiva". Con i suoi punti più luminosi e quelli più nascosti, i suoi aspetti più curati e quelli magari trascurati, i suoi punti di forza da cui attingere energia nei momenti di maggior vulnerabilità, e con i suoi limiti, quelle parti di sé su cui ancora è necessario lavorare per raggiungere una maggior armonia ed un equilibrio tra tutti gli elementi del giardino.


Sì, perché l'anima, come il giardino, "va fatta", nel senso che va coltivata.

Ecco a voi quindi il giardino di cui vado tanto fiera… dicono che esso rispecchia la nostra natura interiore… voi che ne dite…  in esso riconoscete qualche frammento di me?! : )

domenica, 04 gennaio 2009

Ad ognuno la sua storia…

Lago di Bled Slovenia
Walter Benjamin, un filosofo che sapeva cogliere con peculiare sensibilità ogni accenno di logica all’interno di moti culturali incerti, soleva distinguere tra due tipi di storie: quelle da marinai e quelle da contadini.

Le prime raccontano di fatti bizzarri e inauditi, di luoghi remoti e mai visitati e probabilmente destinati a rimanere tali; di mostri e creature mutanti, streghe e stregoni, cavalieri cortesi e malvagi faccendieri.
I protagonisti dei loro racconti erano assolutamente lontani da coloro che li ascoltavano, e si dedicavano a imprese che altri non avrebbero mai sognato, né avrebbero saputo immaginare di intraprendere.

Le storie dei contadini, invece, erano fatti di eventi ordinari, apparentemente familiari, come il continuo alternarsi delle stagioni, le vicende di un gruppo familiare, la vita della fattoria e dei campi.
Ho scritto “apparentemente familiari”, perché l’impressione che abbiamo di conoscere tali vicende davvero e in profondità, e dunque di non poterne trarre alcun insegnamento, è dovuta alla loro stessa vicinanza, che ci impedisce di vederle chiaramente per ciò che sono.

Nulla sfugge ad una minuziosa analisi così facilmente quanto ciò che abbiamo sempre sotto il naso… si tratta di realtà che rimangono “nascoste in piena luce”, la luce sviante della loro familiarità. La normalità ci acceca, scoraggiandone lo studio.
Per renderle interessanti e degne di attenzione bisognerebbe estrarle dal contesto magico, confortevole ma deviante, della quotidianità. Bisogna smascherare la loro presunta “normalità”, così che i loro misteri abbondanti e profondi, e tutto ciò che una volta preso in esame inizia ad apparirci strano e sconcertante, deve essere portato alla luce ed analizzato. Perché se vogliamo che ciò che all’apparenza ci è familiare lo diventi davvero, dobbiamo rendercelo estraneo.

Beh, l’ideale sarebbe quello di descrivere storie, per così dire, di marinai, ma come se a raccontarle fossero dei contadini. Storie ispirate magari a delle esistenze comunissime e di cui evidenziare la straordinarietà, che altrimenti passerebbe inosservata.
Io, nel mio piccolo, durante l’anno che è appena trascorso spero di esservi riuscita… chissà che non riesca ancora a schiudere all’incanto i vostri occhi, la vostra mente ed il vostro cuore con l'aiuto dell’emozionante  magia racchiusa nelle cose più semplici…

venerdì, 31 ottobre 2008

da Donna Moderna


Non la si usa in modo spropositato, come “percorso” o la “situazione”, ma la si usa quasi sempre a sproposito, la parola “poesia”.
Forse perché del vero significato se ne ha un’idea oscura e indistinta, la si appiccica a tutto come un marchio prestigioso, di cifra indecifrabile, come quel “non so che” evocativo di qualcosa che ha a che fare col bello, con la fantasia o con l’emozione.
Così il piatto di un cuoco, una pedata di un calciatore, la sequenza di un film, gli accordi di una canzonetta, e persino un paio di mutande possono essere (o avere) la loro “poesia”.
Uffa: non c’è poesia che la poesia, che è un oggetto fatto solo di parole, di sole parole fatte versi.
“La poesia, in sé”, dice il vero poeta, “non esiste: esiste soltanto, di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni volta imprevedibile e irrecusabile, ogni volta identica solo a se stessa, nelle parole dei poeti”.

Patrizia Valduga

Io trovo che la poesia sia ovunque intorno a noi, pronta a coinvolgere nel suo caldo abbraccio ogni anima che non abbia alzato un muro tra sé e le emozioni…
Senza scendere nelle esagerazioni poste ad esempio dalla Valduga, credo che ogni oggetto capace di suscitare  anche solo per un istante qualche emozione nel nostro intimo sia dotato di una sua personale poesia… lirismo che usa canali di comunicazione che gli son propri e che può essere “accolto” solo una mente disposta, dinanzi a questa frenetica vita di oggi, a lasciarsi ancora andare ad un senso di “incantato stupore”…
Se vi va, se vi sentite intimamente coinvolti, vi invito a dire la vostra…

domenica, 05 ottobre 2008

Un’effimera magia che incanta l’anima…

Con l’arrivo improvviso ed inaspettato del gelo mi ero quasi rassegnata alla tristezza di dover assistere impotente all’apoteosi dell’autunno che, con un velo misericordioso, cela alla Terra la vista della nudità che recherà l’inverno.
Malinconica stavo raccogliendo alcune foglie morte dal mio giardino quando, tra tutto quel naturale disfacimento, il mio sguardo è stato stregato dal pulsare della vita nascente…un piccolo emozionante miracolo che mi ha destata dal grigio torpore.

Chi ha imparato a conoscermi sa che non esagero irragionevolmente nell’uso di questo termine quando si tratta della Natura…
Infatti, la cosa prodigiosa era che il soffio vitale riappariva, con mia emozionata sorpresa, su una pianta che in passato mi aveva colpita proprio con la sua effimera ma poetica vita…

Era agosto quando condivisi con voi la commozione suscitata da questo fiore misterioso che sbocciava di notte per poi all’alba dire per sempre addio a questo mondo…
Potete capire quindi il mio stupore quando, tra le altre piante tuttavia in fiore, vedo queste splendide protuberanze apparire nuovamente su quelle esili foglie.

Reginadellanotte

Reginadellanotte 
 
Reginadellanotte

Reginadellanotte

Reginadellanotte

Era come trovarsi dinanzi al goffo bruco pregustando già l’incanto di quando si librerà leggiadro nell’aria con la sua mirabile veste di farfalla.

Grazie agli amici di Giardinaggio.it, Erica in particolar modo, sono riuscita per la prima volta a dare un nome a questo prodigio: Epiphyllum oxypetalum, più comunemente nota come Regina della notte…e, credetemi, mai nome è calzato tanto a pennello su una cosa come capita con questa dea della natura…

Ora, se mi concedete un po’ del vostro tempo, condividerò con voi la commozione che suscita l’effimera esistenza di una regina…una magia che ti rapisce l’anima e la sospende nello spazio e nel tempo carezzandola con la struggente bellezza del suo incanto…

Guardatelo fino in fondo e finalmente capirete perché non esagero quando, qualche volta, uso la parola miracolo…


lunedì, 22 settembre 2008

Quando l’amore non ha confini…

Ecco a voi lo spot più sensuale… Forest love, la campagna di Greenpeace per i boschi, mostra piante e alberi intenti a “fare l’amore” come esseri umani. Spero che, con un sorriso, andrete oltre quei gemiti un po' troppo reali per ascoltare in loro unicamente quella musica celestiale che accomuna ogni essere vivente su questa nostra grande pazza Terra…

Aicha

Ps. Forse avrei dovuto inserire la dicitura “La visione è consigliata ad un pubblico adulto”… ma in questo caso mi faceva troppo ridere per prenderla in considerazione…  Comunque vi consiglio, se non siete soli, di tenere basso il volume dell’audio… ;)

Vi auguro una buona visione e mi raccomando… da visionare fino in fondo!!!




lunedì, 01 settembre 2008

Napoli - Eden A/R

Rieccomi a voi e con enorme piacere mi sono avvolta nelle calorose tracce che avete lasciato in attesa del mio ritorno.
Ho riflettuto molto su come rendere nel modo più fedele possibile quanto “intimamente vissuto” durante questi giorni nelle terre di Eolo, ma la cosa non è stata affatto semplice… spero ugualmente di riuscire a far vibrare le corde della vostra anima con il ricordo lasciatomi da colori, profumi e sapori di queste fantastiche isole che hanno inebriato i miei sensi durante questa breve ma intensa vacanza.  

Vulcano

Giunta sull’isola, il panorama che mi sono trovata dinanzi, con Vulcano che quasi potevo stringere tra le mie mani, mi ha letteralmente mozzato il fiato! Guardo l’orizzonte un po’ stordita… non penso a niente. Come un’orchestra, una sinfonia… nel niente i pensieri frenetici si placano… tutto il corpo resta in ascolto per cogliere con ogni fibra del tuo essere le suggestioni che l’isola, se saprai affidarti ad essa senza remore, saprà offrirti.
 
Un senso di piacevole meraviglia mi ha accompagnata per tutto il tempo:
vla cordialità e la squisita ospitalità degli isolani che più di ogni altro luogo mi hanno fatto sentire davvero come a casa;
vgli strilli di sorpresa alla vista di quei piccoli coccodrilli travestiti da gechi;  
vle stelle cadenti colte d’improvviso quando ormai hai perso tutte le speranze di incrociarvi ancora lo sguardo;
vla maestosità di Stromboli con la mirabile potenza con cui mi ha accolta e salutata…; 
vi fuochi d’artificio della festa patronale di S.Bartolo che sfioravano le teste e scaldavano i cuori con quegli O-HO collettivi, un suono espresso all’unisono senza sesso né età.
 
 
Indimenticabile è l’unico aggettivo che più di ogni altro riesce a rendere, anche se vagamente, tutto il bagaglio di profonde suggestioni che ho recato nel cuore.
 
Indimenticabile il respiro del mare sulle rocce, le notti accese da stelle a portata di mano, gli odori soavi portati dal vento, il panorama arido che d’un tratto svela una lussureggiante vegetazione  tale da inebriarti gli occhi.

Wonderful

Wonderful2

Indimenticabile il mutare dei colori del cielo al passare delle ore.

Indimenticabili le infinite sfumature del mare create da un Dio intriso di poesia per accogliere nel loro abbraccio i riflessi del fratello sole e della sorella terra.

Indimenticabile il lasciarsi abbandonare nell’oblio di questa natura che tutto può distruggere o creare.
 
Indimenticabile quel silenzio che dava un senso di pace ai battiti frenetici del cuore.
 
Mi viene in mente solo una poesia, letta chissà dove e di cui ignoro l’autore, che penso racchiuda tutto il senso del silenzio e della libertà lì spesso a portata di mano:
 
Vorrei essere un gabbiano
per sentirmi lieto, libero
 
Vorrei essere il mare
per non avere confini.
 
Vorrei essere il sole
Per dare calore agli uomini.
 
Vorrei essere il silenzio
per invidiare me stesso
per essere un gabbiano.
 
Tornata a casa è inevitabile che un moto di tristezza ora mi stringa il cuore... poichè ripensando a Lipari, rammentando le scarpinate per andare in spiaggia, le mitiche granite di frutta, l'acqua cristallina, i tramonti mozzafiato… rimpiangerò di poter portare solo nei miei ricordi le lunghe serate trascorse accoccolata ad osservare le stelle ed il mare… ma lì, statene certi, sarà il luogo più accogliente per rinnovare e condividere con chiunque vorrà, le suggestioni suscitate da questo piccolo angolo di paradiso.

domenica, 10 agosto 2008

Destinazione paradiso...

Fra qualche giorno, precisamente il giorno di ferragosto, lascerò Napoli per far parte anch’io della categoria dei “vacanzieri d’agosto”…  destinazione tanto agognata: Lipari.   

Fonte: Wikipedia

 
Questo sarà lo scenario da favola che ogni fibra del mio essere “respirerà” profondamente la mattina…
 

Panorama da casa

Chiudete gli occhi e partite con me in questo viaggio che, mi auguro, sia all’insegna delle suggestioni più coinvolgenti…
 
Aicha
 
PS. Salite adagio… nei miei pensieri c’è posto per tutti!
 

lunedì, 04 agosto 2008

Meravigliosa natura…

Poche righe scritte di getto per rendervi partecipi del piccolo magico evento a cui ho assistito stanotte…
Dovete sapere che qualche anno fa mia madre tutta soddisfatta piantò in giardino alcuni ramoscelli di una pianta i cui fiori l’avevano folgorata per la loro bellezza. Da allora continuava a parlarmi di questa pianta favolosa, dalle cui esili foglie prendeva vita un enorme bellissimo fiore che durava l’arco di una sola notte.
Con quel suo tono convinto, mia madre mi ricordava tanto le anziane donne dei paesini di montagna che tramandano ai giovani quelle fantastiche tradizioni orali che, come nel mio caso, assumevano sempre più il contorno di una leggenda.
 
Finalmente una settimana fa qualcosa si muove…
Ecco spuntare dall’esile foglia una minuscola escrescenza per la gioia indescrivibile della mia mamma che purtroppo per lei è dovuta partire per il mare senza poter assistere al prodigio tanto decantato...
Onestamente pensavo che esagerasse con tutte quelle storie, così un po’ per curiosità ed un po’ per gioco mi sono messa a “spiare” il suo fiore che nel frattempo aveva raggiunto le dimensioni di un bocciolo di lilium…
Ieri sera per poco non mi prende un colpo per l’emozione!
Soprappensiero guardo in direzione del fiore e rimango senza fiato: dinanzi ad una tale sconvolgente bellezza un’emozione violenta mi ha rapito l’anima. Subito corro a fissare nel tempo questo grande momento prima che la natura segua il proprio corso… 

Infatti il fiore, secondo la “leggenda”, dopo aver mostrato al mondo ignaro il suo struggente segreto si sarebbe richiuso su se stesso per lasciarsi morire.
A volte quanto riesce ad essere sconvolgente la Natura nelle sue rivelazioni… quasi mi commuove la sua immutata capacità di sorprendermi nel profondo quando, senza remora alcuna, mi abbandono al suo materno abbraccio…  
 

Ero ancora immersa in queste riflessioni quando il sonno prende il sopravvento.
Stamattina, appena sveglia, il primo pensiero è corso al piccolo miracolo di cui sono stata rispettosa testimone.
Apro la finestra e mi trovo dinanzi al mito che ha fatto una capatina nella realtà… 

Spero di essere riuscita in qualche modo a trasmettere anche a voi l’emozione che la effimera e struggente bellezza di quel fiore mi ha donato… E' il mio piccolo dono per questo caldo mese d’estate…

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'.
Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.