Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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martedì, 14 luglio 2009

Il senso dello scrivere

Uscire. Riuscire a iscrivere una parola nel mondo, passarla a qualcuno come un biglietto con un’informazione clandestina, uno di quelli che devi leggere, mandare a memoria e poi distruggere, appallottolandolo mischiandolo con la tua saliva, facendolo macerare nel tuo stomaco. Scrivere è resistere, è fare resistenza.
Dalla prefazione di "La bellezza e l’inferno. Scritti 2004-2009" di Roberto Saviano

Mah, può sembrare un delirio romantico, ma davvero io credo profondamente in queste parole.
Scrivere è resistere nella misura in cui permette di raccontare il Paese e quindi è una promessa di trasformazione in qualche modo. Da quando per esempio le prime pagine dei giornali hanno cominciato a occuparsi della camorra imprenditrice, quindi non più della camorra che spara e basta, molte cose sono cambiate. E tutto questo sembra segnalare una resistenza. La forza del raccontare sta nel fatto che comunicando un meccanismo, molto probabilmente lo stai svelando a milioni di persone, che molto probabilmente riusciranno a trasformarlo.

Roberto Saviano in un'intervista di Radio 105

sabato, 04 luglio 2009

4 luglio

My_birthdayAlmeno oggi lasciatemi il lusso di crogiolarmi tutta nel mio gran bel momento di auto-celebrazione…
E quale immagine più “vera” di questa poteva sottolineare l’evento? Del resto non si dice che il primo compleanno non si scorda mai…. ?! ;)
Aicha

martedì, 30 giugno 2009

Murphy docet…

Oggi che lavoro da casa non posso trattenermi dal ricordare le ben note leggi di Murphy… E ti pareva che stamattina che mi serviva il PC per spedire una mail importante questo non si scatenava in una tamurriata nera con i miei fragilissimi nervi…?!? 
Murphy nel 1949 divenne famoso con la sua legge….“Se qualcosa può andar male, lo farà” … Qui segue un compendio delle più famose in ambito informatico, casi jellati in cui ognuno di noi prima o poi vi sbatte il muso.... Beh diciamo che io oggi mi trattengo dall’allungare l'elenco… i bip da censura stamattina non li reggerei proprio…. ;))
By Aicha fascio di nervi

Leggi generali
1. La logica è un meccanismo per arrivare ad una conclusione sbagliata usando una metodologia affidabile.
2. Se un esperimento funziona è perché qualcosa è andato storto.
3.Non c’è mai tempo per fare le cose bene, però si deve sempre trovare il tempo per rifarle.
4.E’ sempre facile che qualcosa diventi complesso, però è difficile che qualcosa si semplifichi.

Errori generali
1. Sbagliare è umano ... incolpare il computer degli errori è ancora più umano.
2. Sbagliare è umano, però per causare una grande sbaglio è necessario un computer.
3. La principale causa dei problemi informatici sono le soluzioni informatiche.
4. Un sistema complesso che non funziona è, invariabilmente, l’evoluzione di un sistema più semplice che funzionava bene.
5. Se non salvi il tuo lavoro ogni 5 minuti, il computer si bloccherà solo quando avrai lavorato varie ore.
6. Un computer è in grado di commettere da solo, in due secondi, tanti errori come 20 persone in 20 anni.

Software capriccioso
1. Un programma fa sempre quello che l’utente chiede che faccia, però poche volte fa quello che l’utente desidera che faccia.
2. Quando impari ad usare un programma, esce la nuova versione.
3. I programmi aspettano sempre il momento peggiore per dare errore.
4. Più tempo impieghi a scaricare un programma da Internet, meno probabilità hai che funzioni.
5. Gli unici programmi che funzionano sempre bene sono i virus.

Problemi di hardware
1. Quando finalmente capisci come funziona il tuo computer, è già obsoleto.
2. Un dispositivo darà problemi solamente dopo aver passato anche il test finale.
3. Il disco fisso di un computer si guasterà solo quando conterrà informazioni vitali di cui non è mai stata fatta copia di backup.
4. In condizioni di pressione, temperatura, umidità e altre variabili rigorosamente controllate, un dispositivo farà sempre quello che gli pare.
5. Se hai trovato un componente molto economico, il prezzo scenderà solo dopo che l’avrai pagato.
6. La velocità con la quale i componenti di un computer diventano obsoleti è direttamente proporzionale al loro costo.

Ricerca e sviluppo
1. La funzione principale dei disegnatori di computer è fare le cose difficili per chi lo assemblerà e impossibili per il personale tecnico di manutenzione.
2. Il disegno di qualunque circuito elettrico deve contenere almeno una parte obsoleta, due che non si possono più acquistare e tre che sono ancora in fase di sviluppo.
3. Il pezzo che più si rompe in un computer è quello che si trova nel posto meno accessibile.
4. Se si finisce in tempo un progetto informatico, sicuramente va ripulito dagli errori.

Abitudini
1. Quando tutto quello che si tenta non funziona, leggi le istruzioni.
2. Se non sei completamente confuso, è perché non sei completamente informato.
3. Non importa quanto duramente stai lavorando, succederà sempre che il tuo capo apparirà quando stai navigando in Internet
4. Le possibilità di uscire puntuali dal lavoro sono inversamente proporzionali alla quantità di messaggi elettronici che il tuo capo ha lasciato per l’ultima ora.
5. L’unica cosa peggiore di un utente che non sa nulla è un utente che crede di sapere tutto.
6. I computer permettono di sprecare tempo in modo molto efficace.
7. La possibilità che un computer si guasti è inversamente proporzionale alla vicinanza della data limite per la consegna del lavoro che stai realizzando.
8. Gli errori nei lavori si riscontrano solamente dopo averli stampati o inviati.

Problemi on-line
1. Quando hai scaricato già il 99% di un file, accadrà sempre che ci sarà un problema nel voltaggio o nelle comunicazioni che ti obbligherà a ricominciare il processo da capo.
2. Quando un messaggio è urgente, è impossibile collegarsi alla Rete.
3. Il tuo partner, che mai si avvicina al computer, lo farà solo quando riceverai un messaggio compromettente da una persona che non ti ha mai scritto prima.
4. Non importa quanto ti sembra neutrale il tuo messaggio, offenderà sempre qualcuno.
5. La prima volta che tralasci di controllare con un antivirus un messaggio, è la prima che un messaggio ha un virus.

Problemi di manutenzione
1. Un esperto è qualcuno che arriva sempre all’ultimo minuto, per condividere la colpa.
2. Una patch è un pezzo di software che rimpiazza errori vecchi con errori nuovi.
3. L’informazione si trova sempre nella parte di manuale dove meno ti aspetti di trovarla.
4. Qualsiasi operazione semplice si può spiegare con parole complicate.


martedì, 19 maggio 2009

Una foto dal cielo. Gli angeli esistono, sono bambini.

Si dice: povera Africa, continente alla deriva. Africa disgraziatissima, allo stremo, prima depredata e poi abbandonata alle sue miserie, guerre tribali, siccità, carestie, epidemie, Aids. Africa buco del mondo, vergogna e tristezza dell’umanità.
E d’accordo: è anche così. Ma poi a conoscerli, gli africani risultano più allegri dei ricchi occidentali, e anche più umani, e forse in loro si coglie qualcosa di più alto, luminoso, indicibile.
Ecco chi voglia esercitarsi su questo bagliore può con profitto leggersi il servizio sui ciechi del Mali* e con gli occhi del cuore guardarsi la foto dell’Angelo Custode.

foto di Troupe Azzurra Aeronautica Si, proprio lui, e scoprire – oh sorpresa! – che è un ragazzino con una camicia lercia e i pantaloni, forse, comunque una specie di straccio a mo’ di pantaloni.
È raro, in effetti, vedere queste creature su cui nei secoli i padri della Chiesa hanno speso tesori di sapienza teologica, di dogmatica, di casistica. Ancora più raro è fotografarli, gli angeli.
Nel caso specifico ci è riuscito un anonimo operatore della militare italiana, e la coincidenza che a fare clic sia stato in qualche modo un soldato dei cieli rende la faccenda ancora più graziosa e sintomatica.
L’angelo è un ragazzino lieto davanti all’obiettivo, anzi perfino divertito di accompagnare in giro un cieco, forse il nonno, forse un “padrone” – per quanto un padrone cieco non potrà mai essere un padrone vero.
Fatto sta che lo illumina, lo custodisce, lo regge e lo governa. È la cura che gli hanno affidato, il suo pietoso lavoro. Lo guida tirandolo con un bastone. Il sistema è antico, da parabola evangelica, o da quadro di Brueghel (bellissimo, nel museo napoletano di Capodimonte) che però i suoi ciechi li fa inciampare e ruzzolare l’uno sull’altro.
Non gli sarebbe accaduto con il piccolo nero del Mali che a piedi nudi accompagna e provvede a tutte le necessità di chi è sfortunato. La potenza archetipica dell’immagine impedisce di coglierne i dati tecnici, le segrete geometrie, le figurazioni ombrose, i colori, il paesaggio, gli alberi rigogliosi, la dolente fissità del cieco.
Resta solo il sorriso radioso di quel ragazzino angelicato.
E per chi non crede all’esistenza di queste creature celesti resta la certezza che l’Africa può dare a noi molta più vita di quella che siamo abituati a sospettare.
Filippo Ceccarelli

(* di Cristina Bassi sul Venerdì di Repubblica)

martedì, 14 aprile 2009

Una finestra sull'anima...

“Tutto ciò che può accadere ad un giardino può accadere all’anima e alla psiche: troppa acqua, troppo poca, cimici, caldo, tempesta, inondazioni, miracoli, morte, rinascita, grazia, guarigione. Mentre curano il giardino le donne tengono un diario, su cui registrano i segni di vita e di morte.
Nel giardino ci esercitiamo a lasciare vivere e morire i pensieri, idee, preferenze, desideri e perfino amori.
Piantiamo, strappiamo, seppelliamo. Dissecchiamo i semi, li seminiamo, li sosteniamo.
Il giardino è un esercizio di meditazione per capire quando è tempo per alcunché di morire.
In giardino si vede arrivare il tempo del godimento e quello della morte.
In giardino ci si muove con e non contro le inspirazioni e le espirazioni della più grande Natura Selvaggia”.
(C.P. Estés, “Donne che corrono coi lupi”)

È il segno dell’uomo, in sintonia con le piante, a creare il giardino.
Sapete qual è uno dei più importanti antidoti contro la depressione? FARE! Come fanno i bambini con la creta, i muratori con i mattoni, le donne con la cucina o il ricamo.
Quando siamo immersi in un lavoro manuale, anche il più modesto, il cervello esce dal labirinto delle contraddizioni, controlla la razionalità che rende così incerta la nostra epoca, mette in moto energie rigeneratrici e si rinnova.
Ciò che accade fuori di noi riverbera nei tessuti più profondi dell’anima.
L’anima non è fatta per autodistruggersi pensando e ripensando alle decisioni da prendere. Vuole realizzare cose.

Me lo
ricordo solo dopo ogni volta che ho perso tempo a rimuginare sulla via da scegliere. Le risposte, quelle giuste, arrivano da sole quando siamo più concentrati nelle imprese concrete.

Quanta gioia di vivere si può liberare facendo rinascere un giardino!

Io ci ho provato mettendo completamente a nuovo il mio dopo lo sfacelo lasciatomi dai lavori di ristrutturazione del palazzo…

Mi sono quindi improvvisata muratore con gran sorpresa degli stessi operai che mi guardavano affascinati impastare per la prima volta il cemento...


e stenderlo con maestria sul muretto malandato… la fortuna del principiante che incassa un altro punto… ;)



Gli altri condomini si affacciavano ai balconi a condividere la stessa sorpresa… la ragazza che era sempre vissuta tra i libri era riuscita a ristrutturare tutta da sola quel suo rovinato angolo di verde dandogli nuova forma ma soprattutto nuovo significato… non vi sto a raccontare la stanchezza, il mal di schiena ed i calli che mi ferivano le mani... il passato ora non è che uno spiffero di quella gran ventata d'aria fresca che mi rinfranca lo spirito ogni volta che guardo soddisfatta il mio "capolavoro"...


Il giardino è diventato così quella che Jung chiamava la "psiche oggettiva". Con i suoi punti più luminosi e quelli più nascosti, i suoi aspetti più curati e quelli magari trascurati, i suoi punti di forza da cui attingere energia nei momenti di maggior vulnerabilità, e con i suoi limiti, quelle parti di sé su cui ancora è necessario lavorare per raggiungere una maggior armonia ed un equilibrio tra tutti gli elementi del giardino.


Sì, perché l'anima, come il giardino, "va fatta", nel senso che va coltivata.

Ecco a voi quindi il giardino di cui vado tanto fiera… dicono che esso rispecchia la nostra natura interiore… voi che ne dite…  in esso riconoscete qualche frammento di me?! : )

sabato, 04 aprile 2009

“Felicità” per chi nell’Africa nera ci vive…

BAMBINI NAIROBIQuand’è che l’Africa fa notizia? Solo quando si parla di guerra o di pietà di massa.
La maggior parte dei giornali non ha corrispondenti qui. Persino i gruppi più grandi hanno solo un giornalista che copre un continente. Per giustificare questa spesa bisogna scrivere storie molto grosse. E così si fa strada il “giornalismo della pietà”.
Questo tipo di giornalismo finge di fregarsene ma non è vero. Mostrerà grandangoli di campi profughi, un po’ di mosche negli occhi di bambini moribondi. Darfour. Kisangani. Ruanda. Ma nessuno spiegherà cosa sono davvero questi posti, l’attenzione è sullo spettacolo. Chi guarda è invitato a dire: “Dio, è terribile!”. Forse manderà anche qualche dollaro.
La gente pensa che l’Africa è fatta così: seduta a mendicare, a morire, ad aspettare che arrivino persone in mimetica per recitare la pietà. Ma è molto utile anche per politici e celebrities.
Il copione è questo: le agenzie umanitarie hanno bisogno della copertura mediatica per avere i finanziamenti. Le Ong portano quindi i giornalisti in posti disastrati e gli offrono storie pietose. Vittime. In genere una donna con bambino è perfetta. Così la maggior parte del giornalismo sull’Africa in Europa è embedded – non diverso da quello in Iraq dove si dice ai media cosa comunicare. La differenza è che qui i media amano le Ong. E chi non le ama? Salvano delle vite.
Ed è vero che in Africa succedono cose terribili. Ma parliamo di un continente di circa un miliardo di persone. L’africa che “consumiamo” attraverso i media internazionali è fatta di personaggi fa soap opera. Il loro mestiere è lamentarsi e mendicare. Non hanno sogni, speranze, progetti, passato e futuro. Sono soltanto dei neri lagnosi. Ma va bene mostrare questo lato perché i media sono caritatevoli. Hanno compassione. Non possono ammettere che questa è invece una specie di pornografia. Che fa vincere premi ai fotografi. Quale giornale pubblicherebbe il cadavere di un bianco?
Quello di cui non si parla è il potere segreto di chi viene a salvarci. Chi recita la pietà non ammetterà mai il trip del potere, cioè guardare dall’alto in basso un altro essere umano e dire: io sono buono e loro sono patetici, anzi sono così buono che adesso li salvo.
Questa ricerca di potere è la fonte di un sacco di soldi in circolo nella mia città, Nairobi, dove atterrano migliaia di persone giovani, naif e ignoranti per aiutare, salvare e nutrire. Ecco perché l’economia di Nairobi è vibrante.
Così, immagino che dovrei essere felice.

Binvavanga Wainaina (keniano, autore di “How to write about Africa” e fondatore di Transition Magazine, rivista letteraria sull’Africa orientale)

Quando persino la parola felicità è un pugno nello stomaco…

giovedì, 05 marzo 2009

La scoperta dell’acqua calda…

Tetris dal Web

Giocare a Tetris aiuta a superare i disturbi post-traumatici da stress. A dirlo sono gli psicologi dell’Università di Oxford che hanno scoperto come il gioco, se usato subito dopo un trauma, riesce ad affievolire i ricordi negativi, riducendo i flashback che fanno “rivivere” l’evento.
Gli studiosi hanno fatto un esperimento su 40 volontari: hanno prima mostrato loro immagini violente e poi hanno fatto giocare a Tetris solo 20 di loro. Nella settimana successiva, questi 20 registravano meno flashback rispetto agli altri.
L’ipotesi è che il videogame, mettendosi in competizione con altre fonti di informazione sensoriale, interferisca col modo in cui i ricordi vengono immagazzinati.
Per ora si è provato con Tetris, ma chissà che non funzionino anche altri giochi.

Quindi giocare fa bene... Si, lo sappiamo che è una cosa risaputa ma ora vi sarebbero addirittura le prove da parte della comunità scientifica...!!! E se lo dicono loro...
Ehi internauti, chi di voi si offre come volontario…?! ;))

Condiviso da: Aicha77 alle ore 17:45 | link | commenti (40)
categorie: riflessioni, lo sapevate che, scienza, umorismo, conquista il podio
mercoledì, 18 febbraio 2009

Il bello di essere uomini

Con il freddo di oggi, il Vesuvio aveva il caratteristico “cappello bianco” e perfino a Napoli centro minuscoli fiocchi di neve danzavano giocosi nell’aria e, credetemi, era davvero difficile non incantarsi a guardarli…
(Foto di Piazza Medaglie d'oro sotto la neve dal sito campaniameteo.it)

napoli2Qualcosa mi dice che le cose lì da voi non siano poi tanto diverse… allora ecco un po’ di sano humour a riscaldarvi il resto della giornata…

Condivido, quindi, con voi un articolo tratto dalla rivistaDonna Moderna che si è divertita a scovare nella Rete che cosa noi donne diciamo dell’altro sesso. Ve ne sono di tutti i colori… io, riflettendoci sù un attimo, mi sono ritrovata in molte, troppe di queste… diciamo che forse gli attimi ne sono stati più di uno perchè poi non ce l’ho fatta più ed una grossa risata insieme ad un gran desiderio di condividere la chicca hanno preso il sopravvento…!
Ora attendo sprazzi di quella solidarietà al femminile che ci fa sentire meno "fissate e nevrotiche" di come  la maggioranza dei maschi ci dipinge...
A voi uomini, ora, l’onore di contraddirci… e magari, se vi va, di aggiungere la vostra… ;)
A presto.
Aicha

Il bello di essere uomini
01. Le conversazioni telefoniche durano in media 30 secondi.
02. Le scene di nudo nei film sono praticamente sempre femminili.
03. Sanno come funziona un’autovettura.
04. Per una vacanza di cinque giorni gli serve una valigia sola.
05. Alla domenica c’è il Gran Premio di Formula 1.
06. Non devono eseguire dei monitoraggi sulla vita sessuale dei loro amici.
07. Le file per andare in bagno sono l’80% più corte.
08. Riescono ad aprire vasetti e bottiglie da soli.   
09. Gli amici non li stressano se aumentano o diminuiscono di peso.
10. Possono fare la doccia ed essere pronti in 10 minuti.
11. Lavanderie e parrucchieri non li pelano vivi.
12. Il loro lato B non è mai fattore chiave in un’intervista.
13. Non devono radersi più in giù del collo.
14. La pancia gonfia dovuta al bere non li rende invisibili al sesso opposto.
15. Non hanno problemi se il W.C. pubblico è senza tavoletta per sedersi.
16. Il cioccolato è solo un altro spuntino.
17. Possono andare in bagno senza un gruppo di sostegno.
18. Il loro cognome resta sempre uguale.
19. Possono lasciare un letto d’albergo disfatto.
20. Tre paia di scarpe sono più che sufficienti.
21. Possono finire tutto il cibo che hanno nel piatto.
22. Il box auto è tutto loro.
23. Non arrivano lodi extra per ogni piccolo gesto di intelligenza.
24. Quando cambiano canale, non devono fermarsi a ogni scena commovente.
25. C’è sempre una partita trasmessa da qualche parte.
26. Se qualcuno dimentica di invitarli, può essergli ancora amico.
27. Stesso lavoro, più soldi.
28. Non devono trascinarsi in giro una borsa piena di roba inutile.
29. Tutti i loro orgasmi sono veri.
30. Se hanno 34 anni e sono single nessuno ci fa caso.
31. Tutto sul loro viso resta del colore originale.
32. Nessuno dei colleghi ha il potere di farli piangere.
33. Possono diventare presidenti della Repubblica.
34. Possono comprare i preservativi senza che il negoziante li immagini nudi.
35. Quando vengono criticati sul lavoro, non pensano che i colleghi li odino.
36. I meccanici d’auto gli dicono la verità.
37. Le loro mutande possono costare €10 per una confezione da tre.
38. I fiori rimediano a tutto.
39. Il sesso significa non preoccuparsi mai della propria reputazione.

martedì, 09 dicembre 2008

Il cucchiaio è una culla

Da quando ho intrapreso l’avventura di questo blog ho cercato sempre di condividere con voi tutto ciò che in positivo o in negativo suscitava una qualche emozione nella mia anima. Ciò perché, al di là del forte individualismo che connota il nostro oggi (non è una frase fatta ma triste realtà) credo fermamente che le emozioni possano rinsaldare quel labile filo che unisce il destino di tutti…Noi non siamo solo un contenitore di carne e pensieri ma anche custodi di emozioni talmente profonde da scuotere intensamente l’anima dell’Altro che per un istante sfiora la nostra…
È per questo motivo che oggi in questo post riporto un’intervista letta su Donna Moderna che mi ha scosso profondamente…Giuditta Guazzetti, in arte Yuyu, l’ex reginetta della canzone in una sorta di libro-diario “Il cucchiaio è una culla” racconta la sua battaglia contro la malattia.

Mi auguro che attraverso di me, ma sopratutto attraverso di voi, raggiunga un numero maggiore di persone affinché si sensibilizzino ancor di più sui danni provocati da questa bestia feroce…

“L’anoressia è una bestia feroce: così ho imparato a dominarla”

nel 2001, con le hit Mon petit garçon e Bonjour bonjour faceva cantare i coetanei di tutte Europa (chi non si ricorda di lei può vederla attraverso questo video). Poi di lei si sono perse le tracce. Un silenzio assordante che a Giuditta Guazzetti, in arte Yuyu, è costato caro. Prima di diventare famosa, lavorava come assistente di volo. Classe 1976, madre francese e padre diplomatico , un’esperienza come volontaria con i bambini in Bolivia: tutto archiviato. E Giuditta si è ritrovata ad ingoiare il boccone amaro del fallimento ed è stata inghiottita dall’anoressia. Arrivata a 36 chili, ha deciso di farsi ricoverare in un centro specializzato nella cura dei disturbi alimentari: palazzo Francisci di Todi. Ora a distanza di un anno, racconta la storia della sua battaglia contro il male nel diario Il cucchiaio è una culla (Aliberti). Un libro coraggioso. Soave come un pugno nello stomaco.
Lo stomaco che chiami “Arnold”, Giuditta. Te la senti di parlarne?
«Arnold, sì. Perché qualsiasi cosa ingerissi, il mio stomaco brontolava come il personaggio del telefilm: “Cosa cavolo stai dicendo, Willis?” Sai, nei momenti più duri, è importante mantenere la leggerezza. L’ironia del trauma, proprio così: la bestia non dà tregua, ma tu devi essere più forte di lei».
Che cos’è la bestia?
«La bestia è l’anoressia. Un animale feroce che si porta dietro la sofferenza che covi dentro. ti fa sentire come una farfalla rovesciata nel suo bozzolo. Con l’unico desiderio di sparire».
Perché ti sei ammalata?
«Ancora non so la causa profonda. Ma il disastro si è scatenato quando non ho avuto più successo. Forse non ero pronta a diventare famosa. Dopo le prime due canzoni, non mi hanno più richiamato. Ho inciso un altro brano che non è andato bene, ho cambiato anche casa discografica, con un nulla di fatto.. Nel frattempo gli amici (o quelli che ritenevo tali) si sono dileguati. E questo mi ha annientato. Non contavo più nulla, quindi contavo le calorie. Così la bilancia è diventata un’ossessione. Mi sentivo grassa, anche se ero pelle e ossa. Fino a svenire e non rialzarmi più».
Ma tu poi ti sei rialzata.
«Bisogna toccare il fondo, per risalire. Vedevo Patrick, il mio fidanzato, ogni giorno con un capello bianco in più. E mia madre, Marie, ogni giorno segnata da una ruga in più. Il mio dolore era il loro. C’è stato solo un breve bagliore di luce: la notizia della mia gravidanza. Ma il mio corpo era troppo fragile e ho perso il bambino. Da lì è iniziato il mio lento suicidio. Ma, arrivata a 36 chili, mi sono affidata a mani esperte. Non avevo la forza di oppormi».
Difficile immaginare quanto è dura.
«Quando non hai fame, la tristezza è piccante, ha il sapore della sconfitta. Misuri tutto con il cibo. La campanella dei cinque pasti giornalieri sembra la sigla minacciosa dello Squalo: taran taran taran… Colazioni, merende, cene sono incubi interminabili. E vai in bagno a orari precisi: prima e dopo chiudono le porte a chiave perché hanno paura che vomiti persino le pappine, così toste da trangugiare».
E in camera?
«Le camere sono minuscole. Non ti fanno tenere gli orologi. E il tempo si riempie di attività:dècoupage, danza, teatro. Poi non ti fanno tenere gli specchi. Perché un’anoressica è troppo abituata a deformare il corpo. Meglio non guardarsi, se non riflessa nelle smorfie di disappunto degli altri».
Quanto tempo sei stata dentro?
«Quattro mesi. Ma ora lo so, il cucchiaio è una culla, fatta per accogliere il nutrimento: lo devi riempire. Devi viverti. Devi vivere».
Non hai paura delle ricadute?
«La bestia è sempre in agguato. Ho avuto una ricaduta ad agosto. Ma vorrei dire alle ragazze: all’erta, l’importante è domarla, la bestia».
Ci sono tante ragazze che idolatrano l’anoressia sui siti internet. A loro cosa diresti?
«Non mi sento di dire nulla: io ero una di loro. Ma sarei felice se la smettessimo di propagandare quella stupida immagine perfetta che ci vuole tutte magre a rischio della vita».
Ora come stai?
«Vivo la mia vita, com’era prima di Yuyu. E sogno di avere un figlio con Patrick, non appena si sarà ripreso da tutta la sofferenza che gli ho inferto».
Yuyu tornerà?
«No. Yuyu non c’è più. Anzi, io Yuyu la sto usando: sfrutto la sua fama per portare avanti la mia battaglia. Adesso c’è solo Giuditta. Quella vera».

di Giusy Cascio

martedì, 02 dicembre 2008

Club “PRO Buccia d’arancia”…

Bucci d'aranciaAl di là di tutti quei piccoli ed antiestetici noduli che fanno tanto inorridire la maggior parte delle donne del pianeta… sono qui per parlarvi di un’altra storia… diciamo per fondare idealmente un club che aiuti a far bella la cosa dal nome più femminile di tutte… la nostra Terra…
La buccia delle arance, quelle vera, infatti potrebbe presto trovare un destino diverso dal cestino della spazzatura. Uno studio dell’università di Tlemcen, in Algeria, pubblicato sull’Internacional Journal of Environment and Pollution, dimostra che la buccia d’arancia ha proprietà assorbenti nei confronti di tinture e coloranti spesso contenuti nelle acque di scarico dei colorifici, industrie tessili e fotografiche.
Questi scarichi (che per la verità dovrebbero essere smaltiti da costosi impianti di filtraggio) bloccano la fotosintesi delle piante acquatiche alterando gli equilibri naturali della zona e delle specie che vi abitano.
Lo studio ha provato che un solo grammo di buccia d’arancia è in grado di assorbire tra i 40 e i 70 milligrammi dei principali coloranti industriali e quindi l’inquinamenti dei nostri fiumi.

Che dite, allora, vi faccio tutti soci onorari del mio esclusivo club?!... ;)

Condiviso da: Aicha77 alle ore 20:10 | link | commenti (30)
categorie: donne, lo sapevate che, scienza, smile, conquista il podio

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'.
Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.