Almeno oggi lasciatemi il lusso di crogiolarmi tutta nel mio gran bel momento di auto-celebrazione…
Se cerchi la strada per la mia anima portami al mare in burrasca.
Dedicata a tutti quelli che, nonostante il ritmo frenetico della vita d'oggi, non rinunciano a fermarsi un attimo ad ascoltare la voce silenziosa dell'infinito...

Senza voltarsi indietro, senza dare spazio a femminei scrupoli di coscienza, i mori caricarono tutto il tesoro sulle loro tartane e presero il largo.
Ci vollero cinque uomini per trasportarla a prua e per issarla con grande sforzo sopra il parapetto. Cadde in acqua con un tonfo sordo. Quando anche l’ombra della campana scomparve inghiottita dalle acque cristalline, le vele si gonfiarono e la nave acquistò gran velocità recuperando in breve tempo la distanza che la separava dal resto della flotta per poi scomparire per incanto oltre la linea dell’orizzonte.
Nicola concluse dicendo che da allora si narra che all’altezza di quello scoglio talvolta si avverte provenire il suono melodioso di una campana che accompagna lieto chi va per mare.
Per un attimo ancora il mio sguardo si protese verso il mare allertando a sé tutti i sensi con la vana speranza di avvertire qualcosa oltre il sibilo del vento che lieve ora mi accarezzava il viso.

Mi sono quindi improvvisata muratore con gran sorpresa degli stessi operai che mi guardavano affascinati impastare per la prima volta il cemento... 



Ecco a voi quindi il giardino di cui vado tanto fiera… dicono che esso rispecchia la nostra natura interiore… voi che ne dite… in esso riconoscete qualche frammento di me?! : )
Hanno otto, nove anni. Si arrampicano su un sentierino scavato nella montagna: roccia come pavimento, roccia come soffitto. Di fianco a loro il burrone. La didascalia della foto dice 2bambini di un piccolo villaggio del Sichuan (Cina) vanno a scuola”. Sfoglio immagini di cronaca in cerca di quelle da pubblicare e, per uno di quei casi che forse casi non sono, anche la successiva racconta una storia simile: a Gaza, davanti alle macerie di un palazzo, c’è una tenda dove un gruppo di ragazzini segue una lezione. Colpisce che hanno tutti facce contente. Anche mio figlio è contento della sua prima elementare. Ha un maestro grosso grosso e una maestra piccola piccola e insieme fanno quattro calde braccia da cui ognuno dei 22 alunni si sente accolto. Quando gli chiedo come è andata la giornata mi risponde: “Sono fortunato, vado in una scuola dove non si studia”! in realtà scrive, legge, conta, quello che doveva l’ha imparato perfettamente. E senza accorgersene, perché per apprendere fanno molte cose: disegnano, giocano, recitano, lavorano sulle emozioni mimandole, parlano di sentimenti e di quello che succede nel mondo. Filippo va in una scuola pubblica vicino a casa, e fa il tempo pieno. Ha due maestri che stanno con lui anche a pranzo e che, per due ore a settimana, sono in classe insieme: sono momenti preziosi, in cui si aiuta chi ha bisogno di recuperare, ci si concentra su esigenze particolari, si va a teatro, al museo, in biblioteca, in laboratorio. Io lavoro fino a sera, ma se anche fossi a casa nel pomeriggio, non potrei dargli altrettanta ricchezza di stimoli. Non potrei aiutarlo a creare relazioni, a misurarsi con le leggi del gruppo, ad affrontare confronti e relazioni, a elaborare solidarietà e amicizia come invece sa fare una scuola strutturata così.
Qualcosa mi dice che le cose lì da voi non siano poi tanto diverse… allora ecco un po’ di sano humour a riscaldarvi il resto della giornata…