Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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giovedì, 06 agosto 2009

Che presto sia una parola pregna di valore...

Non vivere su questa terra come un estraneo
o come un turista della natura.
Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre.
Credi al grano, alla terra, all’uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell’astro che si spegne,
dell’animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell’uomo.

(Nazim Hikmet)

È da qualche tempo che maturo questa decisione ed oggi, consapevole del valore che tale gesto comporta, inizio ad allentare il cordone ombelicale che mi lega a questo mio piccolo grande mondo.
Non mi dilungo sulle motivazioni, quelle intime e profonde vanno metabolizzate con i loro tempi, posso solo dirvi che ultimamente il tempo che dedicavo al mio mondo virtuale si velava sempre più di obbligo, di dovere, perdendo per strada tutta quella carica di spontaneità e leggerezza che l'aveva finora contraddistinto.

Nazim Hikmet
non poteva trovare parole più suggestive per descrivere quel "sentire"  che cercavo di comunicare voi attraverso le mie parole, il piccolo passaggio mediante cui farvi arrivare le suggestioni, le emozioni, l’amore e la tristezza che circonda il mio vivere.
Tuttavia ora qualcosa sembra essersi spento, forse esaurito dalla routine frenetica che mi ha coinvolta e, a tratti, stravolta negli ultimi mesi...

Non so se e quando riuscirò nuovamente a liberarmi dalla corazza d'acciaio e ritrovare la forza di abbandonarmi senza remore alla parte di me più "viva",  adagiando per me e per voi sull'ovatta delle emozioni tutto quel mondo capace di trasportarvi 
alla resa sentita e suggestiva dell'anima...
Fino a quel momento vi stringo forte in uno di quegli abbracci che amo tanto... quelli che sanno di reale...
A presto
Aicha


sabato, 04 luglio 2009

4 luglio

My_birthdayAlmeno oggi lasciatemi il lusso di crogiolarmi tutta nel mio gran bel momento di auto-celebrazione…
E quale immagine più “vera” di questa poteva sottolineare l’evento? Del resto non si dice che il primo compleanno non si scorda mai…. ?! ;)
Aicha

sabato, 20 giugno 2009

Se cerchi la strada per la mia anima portami al mare in burrasca.
(Vesna Parum)

Portami al mare. Portami davanti al mare. Sono così sai?
Il mio cuore è limpido e azzurro e trasparente, in una giornata di sole. Cupo, imprevedibile e arrabbiato quando c’è vento.
Sono come il mare. Siediti sulla riva, prendimi per mano e guardiamo insieme le onde.  Sarà il mare a dirti tutto, a raccontarti il mio cuore.

A tutti quelli che dal mare traggono fonte inesauribile di emozioni….
Aicha


sabato, 30 maggio 2009

Will the circle be unbroken

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ero seduto alla mia finestra
In un giorno freddo e nuvoloso
Quando ho visto il carro funebre arrivare
Per portare via mia madre
  
Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo

Bè, dissi all’impresario:
impresario, per favore guida lentamente
Perché il corpo che stai trasportando
Io non posso proprio sopportare di vederlo andare via

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ho seguito (il carro) da vicino dietro a lei
Signore, quanto ho tentato di essere coraggioso
Ma non ho potuto trattenermi dal piangere
Quando l’hanno deposta nella tomba
   
Ora la mia casa, Signore, sembra così desolata
da quando la mia donna è andata via
I miei fratelli e le mie sorelle piangono
ed io mi sento così solo e triste

Un ultimo emozionato saluto a chi ha coltivato in me l'amore per questa lingua...


giovedì, 14 maggio 2009

Vinci
Fa eco a un filo di vento
lo scroscio sordo di una fontana
nella sera vestita di luna.
Lampioni color zafferano
impettiti ascoltano attenti
insieme ad alberi secchi
quel parlottare mesto
a cui il giorno non fa caso.
La città ha finito di correre e urlare.
È sera
è l’ora che regala la pace
a chi sa ascoltare.

Laura D’amico


Dedicata a tutti quelli che, nonostante il ritmo frenetico della vita d'oggi,  non rinunciano a fermarsi un attimo ad ascoltare la voce silenziosa dell'infinito...


mercoledì, 06 maggio 2009

Leggerezza

Nei giorni scorsi, per il corso di comunicazione interpersonale ci è stato proposto un particolare esercizio, “Come so le storie che so”, in cui dovevamo raccontare una storia così come ci era stata raccontata in passato, con tutto il suo carico di colori, odori, emozioni  e suggestioni…
Beh questo è ciò che è scaturito dal quel fiume in piena che ha straripato emozioni dalla mente al cuore… Spero che vi lasciate trasportare senza remore in questo pindarico volo nel tempo…


Insenatura estrema, incanto di Napoli azzurra!
Argentea di pallidi ulivi e fremente di mirti,
la fortezza a mezzo distrutta guarda al sorgere del sole
E sul campanile si dondola una sorda e vecchia campana.
Quale silenzio! Tra le nebbie si levano strani fantasmi,
il flutto urta appena contro la riva rocciosa...
D’ improvviso una nave saracena, volando da Oriente
quale fulmine si precipita, mena strage e appicca incendi.
Prima che sia giunta, già il campanaro l’ha vista
E nel bronzo, con tutta la forza, batte a stormo,
la campana rintrona pel vasto azzurro golfo...
Guardano le fanciulle di Sorrento, da Bacoli, da Vervece,
nella rada sicura poche barche riescono a riparare
che dal mare le difenda San Gennaro.
(Maria Konopnicka)

Come ogni estate, anche quell’anno me ne ero andata a Vico Equense dai miei parenti per vivere per un po’ solo di mare e di sole.
Avevo 16 anni e tanta voglia di sentirmi almeno per una volta leggera leggera.
L’occasione me la diede Nicola, un amico di mia cugina, che mi propose una passeggiata in moto verso il Capo di Sorrento. Il tutto però doveva avvenire all’insaputa di mia zia: 1) per evitarle inutili ansie; 2) cosa più importante, per impedire che facesse le veci di mio padre ostacolando la mia piccola avventura.
Intorno alle 5 Nicola si presentò a qualche isolato di distanza da casa di mia zia, all’altezza del belvedere che affacciava sulla spiaggia di Seiano, da cui a tratti arrivava l’odore salmastro ad accarezzare le narici.

Dal webSubito ci dirigemmo verso Sorrento, verso il mare, verso la bramata leggerezza.
E leggerezza fu.


Vento sulle gambe nonostante il tentativo goffo di raccogliere a me la parte bassa del vestito giallo sole che sconsideratamente avevo indossato e che continuava a svolazzare a ogni curva.
Finalmente la realizzazione di un desiderio a lungo coltivato da bambina quando dall’auto bloccata nel traffico domenicale della costiera, vedevo coppie di centauri che tra slalom acrobatici si conquistavano un varco verso il mare.

Finalmente verso il sole. Finalmente verso la leggerezza.


Giungemmo, attraverso una strada sterrata, sopra il promontorio di Minerva, nei pressi della torre di avvistamento e dei resti della villa romana, da cui si vedeva chiaramente Capri, il profilo austero di Tiberio quasi a portata di labbra.

Dal webArrivare fin lì non era stato per niente facile con la moto da cross che amplificava tutte le sollecitazioni della strada, ma la veduta mozzafiato che mi si parava dinanzi mi aveva in un attimo ripagata di tutto.


Il posto in cui ci trovavamo era molto in alto ed il vento che veniva dal mare faceva da padrone incontrastato, ma i miei capelli rossi pur impregnandosi di salsedine non perdevano la loro leggerezza in quella frenetica danza attorno al mio viso.
Il mio sguardo per un attimo incrociò uno scoglio molto più grande che si ergeva dal mare, vicino alla spiaggia di Sorrento.

Dal web
Nicola da lontano lesse al volo quel punto interrogativo che stava per sospendersi nell’aria e mi disse quasi urlando “Quella è Punta Campanella. Conosci la sua storia?” Io avvicinandomi facevo cenno di no con il capo mentre negli occhi tutta l’aspettativa di un volo pindarico nel tempo.

Ecco che lui iniziò a raccontarmi della splendida Sorrento e dei saraceni che volevano depredarla della sue bellezze. Di quando l’intraprendenza dei mori ebbe la meglio grazie al tradimento di un servo infedele. Dell’incedere furtivo sotto le mura fino alla porta lasciata aperta, al passaggio in città su un tappeto di sangue con le scimitarre issate a mo’ di trofeo per saccheggiarla di ogni bene, persino delle campane delle chiese, l’ennesimo sfregio verso un Dio che in quel giorno aveva distolto lo sguardo dai suoi fedeli. Lo stesso avvenne per la campana della Chiesa di Sant’Antonino, nota per la sua bellezza e per il suono melodioso che portava con sé ad ogni messa.


Dal webSenza voltarsi indietro, senza dare spazio a femminei scrupoli di coscienza, i mori caricarono tutto il tesoro sulle loro tartane e presero il largo.
Tuttavia, giunti all’altezza di quel grande scoglio, la nave ammiraglia con la campana di Sant’Antonino nella stiva smise inspiegabilmente di avanzare.
I saraceni sul ponte rimasero interdetti a guardare la poppa delle altre navi che si allontanavano col favore del vento. Perfino la prua di quelle che finora avanzavano nella scia della tartana ammiraglia arrivarono a doppiarla per poi sfrecciare veloce verso il resto della flotta.
Il capo guardò il nostromo indicando come una calma piatta innaturale avesse preso il sopravvento solo sul mare che circondava la loro nave, ma egli non poté far altro che ricambiare confuso il suo sguardo.
A quel punto il capo gridò alla ciurma di alleggerire il carico gettando il tesoro depredato in mare, ma pur buttando in acqua l’impossibile la nave continuava a non schiodarsi dal punto in cui si era bloccata: alle manovre del nostromo la tartana rispondeva docilmente girando a destra e sinistra ma non ne voleva proprio sapere di avanzare d’un metro, come in balia di un incantesimo o, chissà, forse della possente mano di quel Dio cristiano che li inchiodava sul fondo.
Allora un giovane mozzo ricordò ai compagni che c’era ancora la bellissima campana nella stiva.
Dal webCi vollero cinque uomini per trasportarla a prua e per issarla con grande sforzo sopra il parapetto. Cadde in acqua con un tonfo sordo. Quando anche l’ombra della campana scomparve inghiottita dalle acque cristalline, le vele si gonfiarono e la nave acquistò gran velocità recuperando in breve tempo la distanza che la separava dal resto della flotta per poi scomparire per incanto oltre la linea dell’orizzonte.

Dal webNicola concluse dicendo che da allora si narra che all’altezza di quello scoglio talvolta si avverte provenire il suono melodioso di una campana che accompagna lieto chi va per mare.

Rimasi a lungo incantata ad ammirare quello scoglio mentre con gli occhi della fantasia mi sembrava quasi di scorgere quelle minuscole vele moresche che si allontanavano verso un punto remoto nello spazio e nel tempo, agli anni in cui la legge del più forte aveva la meglio su tutto: sull’età, sulla religione, sulla vita stessa.

Il sole era quasi giunto alla fine della sua lunga corsa quando Nicola mi ricordò che dovevamo rientrare. Rapita da quei pensieri avevo perso del tutto la nozione del tempo.
Per un attimo ancora il mio sguardo si protese verso il mare allertando a sé tutti i sensi con la vana speranza di avvertire qualcosa oltre il sibilo del vento che lieve ora mi accarezzava il viso.
Ma non accadde nulla.
Tuttavia quel senso di delusione non durò che un attimo.
Di nuovo il mio corpo e la mia mente furono tutt’uno con quel senso di leggerezza che mi riportava verso casa con all’orizzonte il tramonto più acceso che avessi mai visto.

mercoledì, 22 aprile 2009

Io ti chiesi

Dal web
Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo,
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.


Hermann Hesse


Non so spiegarvi il motivo, ma quando ho visto per caso questa foto mi sono d'un tratto  venute alla  mente queste emozionanti parole di Hesse... sarà perchè vedo in quegli occhi spenti la fonte di una tristezza infinita?...

martedì, 14 aprile 2009

Una finestra sull'anima...

“Tutto ciò che può accadere ad un giardino può accadere all’anima e alla psiche: troppa acqua, troppo poca, cimici, caldo, tempesta, inondazioni, miracoli, morte, rinascita, grazia, guarigione. Mentre curano il giardino le donne tengono un diario, su cui registrano i segni di vita e di morte.
Nel giardino ci esercitiamo a lasciare vivere e morire i pensieri, idee, preferenze, desideri e perfino amori.
Piantiamo, strappiamo, seppelliamo. Dissecchiamo i semi, li seminiamo, li sosteniamo.
Il giardino è un esercizio di meditazione per capire quando è tempo per alcunché di morire.
In giardino si vede arrivare il tempo del godimento e quello della morte.
In giardino ci si muove con e non contro le inspirazioni e le espirazioni della più grande Natura Selvaggia”.
(C.P. Estés, “Donne che corrono coi lupi”)

È il segno dell’uomo, in sintonia con le piante, a creare il giardino.
Sapete qual è uno dei più importanti antidoti contro la depressione? FARE! Come fanno i bambini con la creta, i muratori con i mattoni, le donne con la cucina o il ricamo.
Quando siamo immersi in un lavoro manuale, anche il più modesto, il cervello esce dal labirinto delle contraddizioni, controlla la razionalità che rende così incerta la nostra epoca, mette in moto energie rigeneratrici e si rinnova.
Ciò che accade fuori di noi riverbera nei tessuti più profondi dell’anima.
L’anima non è fatta per autodistruggersi pensando e ripensando alle decisioni da prendere. Vuole realizzare cose.

Me lo
ricordo solo dopo ogni volta che ho perso tempo a rimuginare sulla via da scegliere. Le risposte, quelle giuste, arrivano da sole quando siamo più concentrati nelle imprese concrete.

Quanta gioia di vivere si può liberare facendo rinascere un giardino!

Io ci ho provato mettendo completamente a nuovo il mio dopo lo sfacelo lasciatomi dai lavori di ristrutturazione del palazzo…

Mi sono quindi improvvisata muratore con gran sorpresa degli stessi operai che mi guardavano affascinati impastare per la prima volta il cemento...


e stenderlo con maestria sul muretto malandato… la fortuna del principiante che incassa un altro punto… ;)



Gli altri condomini si affacciavano ai balconi a condividere la stessa sorpresa… la ragazza che era sempre vissuta tra i libri era riuscita a ristrutturare tutta da sola quel suo rovinato angolo di verde dandogli nuova forma ma soprattutto nuovo significato… non vi sto a raccontare la stanchezza, il mal di schiena ed i calli che mi ferivano le mani... il passato ora non è che uno spiffero di quella gran ventata d'aria fresca che mi rinfranca lo spirito ogni volta che guardo soddisfatta il mio "capolavoro"...


Il giardino è diventato così quella che Jung chiamava la "psiche oggettiva". Con i suoi punti più luminosi e quelli più nascosti, i suoi aspetti più curati e quelli magari trascurati, i suoi punti di forza da cui attingere energia nei momenti di maggior vulnerabilità, e con i suoi limiti, quelle parti di sé su cui ancora è necessario lavorare per raggiungere una maggior armonia ed un equilibrio tra tutti gli elementi del giardino.


Sì, perché l'anima, come il giardino, "va fatta", nel senso che va coltivata.

Ecco a voi quindi il giardino di cui vado tanto fiera… dicono che esso rispecchia la nostra natura interiore… voi che ne dite…  in esso riconoscete qualche frammento di me?! : )

giovedì, 26 febbraio 2009

Il sentiero che porta a domani

“Gli insegnanti  devono amare con curiosità antropologica quella tribù di alunni che ogni mattina si trovano di fronte”.
Daniel Pennac, scrittore

**********
“Se fai piani per un anno, semina riso”
“Se fai piani per dieci anni, pianta alberi”
“Se fai piani per la vita, educa e forma persone”

(Antico proverbio cinese)

Scuola in Cina Hanno otto, nove anni. Si arrampicano su un sentierino scavato nella montagna: roccia come pavimento, roccia come soffitto. Di fianco a loro il burrone. La didascalia della foto dice 2bambini di un piccolo villaggio del Sichuan (Cina) vanno a scuola”. Sfoglio immagini di cronaca in cerca di quelle da pubblicare e, per uno di quei casi che forse casi non sono, anche la successiva racconta una storia simile: a Gaza, davanti alle macerie di un palazzo, c’è una tenda dove un gruppo di ragazzini segue una lezione. Colpisce che hanno tutti facce contente. Anche mio figlio è contento della sua prima elementare. Ha un maestro grosso grosso e una maestra piccola piccola  e insieme fanno quattro calde braccia da cui ognuno dei 22 alunni si sente accolto. Quando gli chiedo come è andata la giornata mi risponde: “Sono fortunato, vado in una scuola dove non si studia”! in realtà scrive, legge, conta, quello che doveva l’ha imparato perfettamente. E senza accorgersene, perché per apprendere fanno molte cose: disegnano, giocano, recitano, lavorano sulle emozioni mimandole, parlano di sentimenti e di quello che succede nel mondo. Filippo va in una scuola pubblica vicino a casa, e fa il tempo pieno. Ha due maestri che stanno con lui anche a pranzo e che, per due ore a settimana, sono in classe insieme: sono momenti preziosi, in cui si aiuta chi ha bisogno di recuperare, ci si concentra su esigenze particolari, si va a teatro, al museo, in biblioteca, in laboratorio. Io lavoro fino a sera, ma se anche fossi a casa nel pomeriggio, non potrei dargli altrettanta ricchezza di stimoli. Non potrei aiutarlo a creare relazioni, a misurarsi con le leggi del gruppo, ad affrontare confronti e relazioni, a elaborare solidarietà e amicizia come invece sa fare una scuola strutturata così.
Niente a che vedere con la mia di trent’anni fa: una bravissima maestra, ma solo quattro ore, grammatica, tabellone e poi suonava la campanella. Non c’era tempo per attrezzarsi a vivere in un mondo complesso. Non c’era spazio per essere capiti. Ai fiori che eravamo, veniva data l’acqua, ma non il concime: si diventava istruiti, ma nessuno si preoccupava di farci sbocciare come persone.
Penso a quanto sarebbe utile che il modello di scuola che frequenta Filippo fosse diffuso in tutte le periferie tristi che non danno futuro…questa settimana iscriverò in prima l’altra figlia. Sul modulo accanto all’opzione “tempo pieno di 40 ore” (alternativa a quelle di 24, 27 e 30 ore), c’è scritto: “preferenza subordinata alla presenza di servizi e strutture e alla disponibilità di organico”. Ma molti maestri precari l’anno prossimo non saranno confermati. Quindi tantissimi bambini italiani, e forse mia figlia, non potranno avere classi con 40 ore e le quattro braccia necessarie per accoglierli. E certo non ne avranno al sud, dove ce ne sarebbe bisogno.
La scuola finirà prima, come la mia negli anni Settanta: grammatica, tabelline e poi la campanella.
Riguardo la foto dei bimbi cinesi e palestinesi. In faccia gli leggi una certezza: il loro riscatto è in classe, perciò arrivarci vale qualsiasi sacrificio. Quel sentiero nella roccia li porta verso il loro domani.

Francesca Magni (Vicecaporedattore di Donna Moderna)

Condivido un articolo in cui ognuno, nel bene o nel male, potrebbe facilmente riconoscersi… Ad introdurlo ho scelto due citazioni che ben rappresentano il mio stato d'animo del momento...
Le parole della Magni le ho lette d’un fiato e mi sono profondamente commossa mentre mi passavano davanti agli occhi gli anni in cui un’introversa bambina dai capelli rossi frequentava senza stimoli le sue lezioni in attesa di riemergere alla vita al suono della campanella… nessun adulto a cui premeva scalfire quel timido muro alzato tra lei e il resto del mondo, eppure sarebbe bastato così poco per mandarlo giù…

Mi chiedo che personalità avrebbero oggi quella bambina ed i suoi coetanei se avessero trovato sulla loro strada quattro braccia pronte ad accoglierli…

mercoledì, 18 febbraio 2009

Il bello di essere uomini

Con il freddo di oggi, il Vesuvio aveva il caratteristico “cappello bianco” e perfino a Napoli centro minuscoli fiocchi di neve danzavano giocosi nell’aria e, credetemi, era davvero difficile non incantarsi a guardarli…
(Foto di Piazza Medaglie d'oro sotto la neve dal sito campaniameteo.it)

napoli2Qualcosa mi dice che le cose lì da voi non siano poi tanto diverse… allora ecco un po’ di sano humour a riscaldarvi il resto della giornata…

Condivido, quindi, con voi un articolo tratto dalla rivistaDonna Moderna che si è divertita a scovare nella Rete che cosa noi donne diciamo dell’altro sesso. Ve ne sono di tutti i colori… io, riflettendoci sù un attimo, mi sono ritrovata in molte, troppe di queste… diciamo che forse gli attimi ne sono stati più di uno perchè poi non ce l’ho fatta più ed una grossa risata insieme ad un gran desiderio di condividere la chicca hanno preso il sopravvento…!
Ora attendo sprazzi di quella solidarietà al femminile che ci fa sentire meno "fissate e nevrotiche" di come  la maggioranza dei maschi ci dipinge...
A voi uomini, ora, l’onore di contraddirci… e magari, se vi va, di aggiungere la vostra… ;)
A presto.
Aicha

Il bello di essere uomini
01. Le conversazioni telefoniche durano in media 30 secondi.
02. Le scene di nudo nei film sono praticamente sempre femminili.
03. Sanno come funziona un’autovettura.
04. Per una vacanza di cinque giorni gli serve una valigia sola.
05. Alla domenica c’è il Gran Premio di Formula 1.
06. Non devono eseguire dei monitoraggi sulla vita sessuale dei loro amici.
07. Le file per andare in bagno sono l’80% più corte.
08. Riescono ad aprire vasetti e bottiglie da soli.   
09. Gli amici non li stressano se aumentano o diminuiscono di peso.
10. Possono fare la doccia ed essere pronti in 10 minuti.
11. Lavanderie e parrucchieri non li pelano vivi.
12. Il loro lato B non è mai fattore chiave in un’intervista.
13. Non devono radersi più in giù del collo.
14. La pancia gonfia dovuta al bere non li rende invisibili al sesso opposto.
15. Non hanno problemi se il W.C. pubblico è senza tavoletta per sedersi.
16. Il cioccolato è solo un altro spuntino.
17. Possono andare in bagno senza un gruppo di sostegno.
18. Il loro cognome resta sempre uguale.
19. Possono lasciare un letto d’albergo disfatto.
20. Tre paia di scarpe sono più che sufficienti.
21. Possono finire tutto il cibo che hanno nel piatto.
22. Il box auto è tutto loro.
23. Non arrivano lodi extra per ogni piccolo gesto di intelligenza.
24. Quando cambiano canale, non devono fermarsi a ogni scena commovente.
25. C’è sempre una partita trasmessa da qualche parte.
26. Se qualcuno dimentica di invitarli, può essergli ancora amico.
27. Stesso lavoro, più soldi.
28. Non devono trascinarsi in giro una borsa piena di roba inutile.
29. Tutti i loro orgasmi sono veri.
30. Se hanno 34 anni e sono single nessuno ci fa caso.
31. Tutto sul loro viso resta del colore originale.
32. Nessuno dei colleghi ha il potere di farli piangere.
33. Possono diventare presidenti della Repubblica.
34. Possono comprare i preservativi senza che il negoziante li immagini nudi.
35. Quando vengono criticati sul lavoro, non pensano che i colleghi li odino.
36. I meccanici d’auto gli dicono la verità.
37. Le loro mutande possono costare €10 per una confezione da tre.
38. I fiori rimediano a tutto.
39. Il sesso significa non preoccuparsi mai della propria reputazione.

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

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Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.