Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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venerdì, 06 novembre 2009

Rispettate il pane...

Da Focus 2008
AMATE IL PANE

cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari.

RISPETTATE IL PANE
sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema di sacrificio.

ONORATE IL PANE
gloria dei campi, fragranza della terra, dfesta della vita.

NON SCIUPATE IL PANE
ricchezza della patria, il più soave dono di Dio,
il più santo premio della fatica umana.

lunedì, 19 ottobre 2009

Storie che non fanno rumore

Quando un operaio muore
Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.

Beppe Grillo

Ci sono storie che leggiamo distrattamente, presi dalla nostra vita che corre veloce. Ci sono numeri che raccontano tragedie vere, e di cui quasi non ci accorgiamo più.
Ogni giorno sul lavoro, in Italia, 3 persone muoiono e altre 27 rimangono invalide per sempre. Ogni giorno sul lavoro, in Italia, si contano 2.500 incidenti. Negli ultimi cinque anni in Italia si sono verificati oltre cinque milioni di infortuni sul lavoro, con oltre 7.000 morti e quasi 200mila invalidità permanenti.

Paradossalmente, sono cifre che non fanno rumore se udite un po' per volta,sebbene sembri sempre più un bollettino di guerra sebbene le vittime sono quasi il doppio di quelle degli omicidi.
Ma per loro solo poche righe di notizia.
Un bollettino di guerra che tace le storie del “dopo”, quelle delle famiglie che restano, sopraffatte da un dolore di dimensioni enormi quasi quanto le difficoltà economiche.

A volte qualcuno si indigna. A volte qualcuno chiede perché si permetta a tanti di risparmiare sulla sicurezza e sulla vita altrui. Per non dimenticare questi numeri l'Anmil domenica 11 ottobre ha organizzato la 59/a Giornata nazionale per le vittime degli incidenti di lavoro.
Stesso umanissimo sdegno condiviso da tutte le parti.
Questo tuttavia accadeva domenica scorsa.

Oggi invece ti ritrovi nuovamente a fare i conti con il silenzio, un velo tessuto con la fredda indifferenza che si posa come un macigno sulle vite spezzate e su quelli che condividono concretamente il loro dolore.

Chissà, forse un giorno quel velo ci metterà un po' più di sforzo prima di far cadere nell'indifferenza la malasorte che ha colpito chi è altro da noi...

Lo ammetto, certamente non ho scelto un tema "leggero" per segnare il mio ritorno su queste pagine a me e a voi tanto care, ma proprio non mi andava giù l'idea che dopo il clamore e lo sdegno provato domenica scorsa la gente "abbandonasse" nel dimenticatoio l'ennesimo fatto di cronaca italiana...
Aicha

giovedì, 06 agosto 2009

Che presto sia una parola pregna di valore...

Non vivere su questa terra come un estraneo
o come un turista della natura.
Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre.
Credi al grano, alla terra, all’uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell’astro che si spegne,
dell’animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell’uomo.

(Nazim Hikmet)

È da qualche tempo che maturo questa decisione ed oggi, consapevole del valore che tale gesto comporta, inizio ad allentare il cordone ombelicale che mi lega a questo mio piccolo grande mondo.
Non mi dilungo sulle motivazioni, quelle intime e profonde vanno metabolizzate con i loro tempi, posso solo dirvi che ultimamente il tempo che dedicavo al mio mondo virtuale si velava sempre più di obbligo, di dovere, perdendo per strada tutta quella carica di spontaneità e leggerezza che l'aveva finora contraddistinto.

Nazim Hikmet
non poteva trovare parole più suggestive per descrivere quel "sentire"  che cercavo di comunicare voi attraverso le mie parole, il piccolo passaggio mediante cui farvi arrivare le suggestioni, le emozioni, l’amore e la tristezza che circonda il mio vivere.
Tuttavia ora qualcosa sembra essersi spento, forse esaurito dalla routine frenetica che mi ha coinvolta e, a tratti, stravolta negli ultimi mesi...

Non so se e quando riuscirò nuovamente a liberarmi dalla corazza d'acciaio e ritrovare la forza di abbandonarmi senza remore alla parte di me più "viva",  adagiando per me e per voi sull'ovatta delle emozioni tutto quel mondo capace di trasportarvi 
alla resa sentita e suggestiva dell'anima...
Fino a quel momento vi stringo forte in uno di quegli abbracci che amo tanto... quelli che sanno di reale...
A presto
Aicha


sabato, 30 maggio 2009

Will the circle be unbroken

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ero seduto alla mia finestra
In un giorno freddo e nuvoloso
Quando ho visto il carro funebre arrivare
Per portare via mia madre
  
Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo

Bè, dissi all’impresario:
impresario, per favore guida lentamente
Perché il corpo che stai trasportando
Io non posso proprio sopportare di vederlo andare via

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ho seguito (il carro) da vicino dietro a lei
Signore, quanto ho tentato di essere coraggioso
Ma non ho potuto trattenermi dal piangere
Quando l’hanno deposta nella tomba
   
Ora la mia casa, Signore, sembra così desolata
da quando la mia donna è andata via
I miei fratelli e le mie sorelle piangono
ed io mi sento così solo e triste

Un ultimo emozionato saluto a chi ha coltivato in me l'amore per questa lingua...


martedì, 19 maggio 2009

Una foto dal cielo. Gli angeli esistono, sono bambini.

Si dice: povera Africa, continente alla deriva. Africa disgraziatissima, allo stremo, prima depredata e poi abbandonata alle sue miserie, guerre tribali, siccità, carestie, epidemie, Aids. Africa buco del mondo, vergogna e tristezza dell’umanità.
E d’accordo: è anche così. Ma poi a conoscerli, gli africani risultano più allegri dei ricchi occidentali, e anche più umani, e forse in loro si coglie qualcosa di più alto, luminoso, indicibile.
Ecco chi voglia esercitarsi su questo bagliore può con profitto leggersi il servizio sui ciechi del Mali* e con gli occhi del cuore guardarsi la foto dell’Angelo Custode.

foto di Troupe Azzurra Aeronautica Si, proprio lui, e scoprire – oh sorpresa! – che è un ragazzino con una camicia lercia e i pantaloni, forse, comunque una specie di straccio a mo’ di pantaloni.
È raro, in effetti, vedere queste creature su cui nei secoli i padri della Chiesa hanno speso tesori di sapienza teologica, di dogmatica, di casistica. Ancora più raro è fotografarli, gli angeli.
Nel caso specifico ci è riuscito un anonimo operatore della militare italiana, e la coincidenza che a fare clic sia stato in qualche modo un soldato dei cieli rende la faccenda ancora più graziosa e sintomatica.
L’angelo è un ragazzino lieto davanti all’obiettivo, anzi perfino divertito di accompagnare in giro un cieco, forse il nonno, forse un “padrone” – per quanto un padrone cieco non potrà mai essere un padrone vero.
Fatto sta che lo illumina, lo custodisce, lo regge e lo governa. È la cura che gli hanno affidato, il suo pietoso lavoro. Lo guida tirandolo con un bastone. Il sistema è antico, da parabola evangelica, o da quadro di Brueghel (bellissimo, nel museo napoletano di Capodimonte) che però i suoi ciechi li fa inciampare e ruzzolare l’uno sull’altro.
Non gli sarebbe accaduto con il piccolo nero del Mali che a piedi nudi accompagna e provvede a tutte le necessità di chi è sfortunato. La potenza archetipica dell’immagine impedisce di coglierne i dati tecnici, le segrete geometrie, le figurazioni ombrose, i colori, il paesaggio, gli alberi rigogliosi, la dolente fissità del cieco.
Resta solo il sorriso radioso di quel ragazzino angelicato.
E per chi non crede all’esistenza di queste creature celesti resta la certezza che l’Africa può dare a noi molta più vita di quella che siamo abituati a sospettare.
Filippo Ceccarelli

(* di Cristina Bassi sul Venerdì di Repubblica)

martedì, 28 aprile 2009

Dal buio (Marco Masini)

Dedicato a chi, almeno una volta nella vita tra le note stonate del suo cuore, si è sentito come quel timido Charlotte... Vi chiedo di ascoltare l'introduzione che Masini fa al brano e capirete perchè oggi mi andava di pubblicarlo...



Il cieco fermo sul bordo del marciapiede
aspetta che qualcuno se ne accorga
rallenti la sua fretta.
E intanto resta immobile lo sguardo spento
e fisso come se fosse in bilico
su di un profondo abisso.
Il cieco fermo ascolta e sopra il viso
impassibile d'un tratto è una smorfia
una pena invisibile.
Ma nessuna la vede nel bagliore della luce
e la smorfia lentamente
dentro il viso si ricuce.
Ed ecco all'improvviso s'arresta una ragazza
il cieco fa un sorriso e timido ringrazia.
Lei certamente è bella lo sente dall'odore
nel buio s'accende una stella e un vento soffia in cuore.
Lui cerca la sua mano lei se la fa trovare
e allora parte piano e li si lascia andare.
E saltano l'abisso senza precipitare
i due con lieve passo che sembra di volare!
Poi dolcemente atterrano sull'altro
marciapiede il cieco e la ragazza
dopo quel volo breve.
Lei dalla luce lancia un saluto luminoso!
Dal buio lui risponde timido e confuso.
Vorrebbe dirle aspetta angelo profumato
non te ne andare resta riposa il cuore il fiato.
Ma sente che la mano allenta la sua stretta
e nel buio si spegna la stella.
Vorrebbe dirle aspetta! Ma c'è troppa confusione
e l'odore s'allontana e il cieco col bastone
prosegue la sua strada buia dondolando un po'
felice per quel niente come un dolcissimo Charlotte!

sabato, 04 aprile 2009

“Felicità” per chi nell’Africa nera ci vive…

BAMBINI NAIROBIQuand’è che l’Africa fa notizia? Solo quando si parla di guerra o di pietà di massa.
La maggior parte dei giornali non ha corrispondenti qui. Persino i gruppi più grandi hanno solo un giornalista che copre un continente. Per giustificare questa spesa bisogna scrivere storie molto grosse. E così si fa strada il “giornalismo della pietà”.
Questo tipo di giornalismo finge di fregarsene ma non è vero. Mostrerà grandangoli di campi profughi, un po’ di mosche negli occhi di bambini moribondi. Darfour. Kisangani. Ruanda. Ma nessuno spiegherà cosa sono davvero questi posti, l’attenzione è sullo spettacolo. Chi guarda è invitato a dire: “Dio, è terribile!”. Forse manderà anche qualche dollaro.
La gente pensa che l’Africa è fatta così: seduta a mendicare, a morire, ad aspettare che arrivino persone in mimetica per recitare la pietà. Ma è molto utile anche per politici e celebrities.
Il copione è questo: le agenzie umanitarie hanno bisogno della copertura mediatica per avere i finanziamenti. Le Ong portano quindi i giornalisti in posti disastrati e gli offrono storie pietose. Vittime. In genere una donna con bambino è perfetta. Così la maggior parte del giornalismo sull’Africa in Europa è embedded – non diverso da quello in Iraq dove si dice ai media cosa comunicare. La differenza è che qui i media amano le Ong. E chi non le ama? Salvano delle vite.
Ed è vero che in Africa succedono cose terribili. Ma parliamo di un continente di circa un miliardo di persone. L’africa che “consumiamo” attraverso i media internazionali è fatta di personaggi fa soap opera. Il loro mestiere è lamentarsi e mendicare. Non hanno sogni, speranze, progetti, passato e futuro. Sono soltanto dei neri lagnosi. Ma va bene mostrare questo lato perché i media sono caritatevoli. Hanno compassione. Non possono ammettere che questa è invece una specie di pornografia. Che fa vincere premi ai fotografi. Quale giornale pubblicherebbe il cadavere di un bianco?
Quello di cui non si parla è il potere segreto di chi viene a salvarci. Chi recita la pietà non ammetterà mai il trip del potere, cioè guardare dall’alto in basso un altro essere umano e dire: io sono buono e loro sono patetici, anzi sono così buono che adesso li salvo.
Questa ricerca di potere è la fonte di un sacco di soldi in circolo nella mia città, Nairobi, dove atterrano migliaia di persone giovani, naif e ignoranti per aiutare, salvare e nutrire. Ecco perché l’economia di Nairobi è vibrante.
Così, immagino che dovrei essere felice.

Binvavanga Wainaina (keniano, autore di “How to write about Africa” e fondatore di Transition Magazine, rivista letteraria sull’Africa orientale)

Quando persino la parola felicità è un pugno nello stomaco…

giovedì, 19 marzo 2009

Dichiarazione universale dei diritti umani (1948)

Art. 1    Diritto all’uguaglianza
Art. 2    Divieto di ogni discriminazione
Art. 3    Diritto alla vita
Art. 4    Divieto di schiavitù
Art. 5    Divieto di tortura
Art. 6    Diritto alla personalità giuridica
Art. 7    Diritto all’uguaglianza dinanzi alla legge
Art. 8.   Diritto di ricorso alla legge
Art. 9    Divieto di detenzione arbitraria
Art. 10  Diritto al giudizio
Art. 11  Diritto alla presunzione di innocenza
Art. 12  Diritto alla privacy
Art. 13  Diritto di libertà di movimento
Art. 14  Diritto d’asilo
Art. 15  Diritto alla nazionalità
Art. 16  Diritto al matrimonio e alla famiglia
Art. 17  Diritto alla proprietà
Art. 18  Libertà di culto e di pensiero
Art. 19  Libertà di opinione e di espressione
Art. 20  Libertà di associazione
Art. 21  Diritto alla partecipazione politica
Art. 22  Diritto alla sicurezza
Art. 23  Diritto al lavoro
Art. 24  Diritto al riposo
Art. 25  Diritto al sostentamento
Art. 26  Diritto all’istruzione
Art. 27  Diritto alla cultura e al progresso
Art. 28  Diritto ad un mondo giusto
Art. 29  Diritti e doveri verso la società
Art. 30  Inalienabilità dei diritti

Soffermatevi qualche istante sull’ultimo articolo e poi ritornate a leggere da capo… vi renderete conto con amarezza di quanto ognuno di questi diritti vengano calpestati ogni giorno in ogni angolo del mondo.

Internet e televisione se ne fanno costantemente portavoce quindi non ci si può più trincerare dietro la giustificazione “Ma io non lo sapevo” che sempre più facilmente ci consente di ignorare il problema o di pensare che non ci riguarda solo perché per noi non esiste come tale. Ma questa condizione di "beatitudine" purtroppo è solo data dalla fortuna che ha voluto che noi nascessimo e vivessimo in un altro Paese, in una’altra realtà sociale, economica e soprattutto morale.


Ci piace pensare che la giustizia sia un concetto eterno ed universale, che possa durare per sempre, e invece il codice etico che noi esseri umani adottiamo cambia col tempo e col potere economico di una determinata nazione, e quelli che noi occidentali consideriamo essere diritti inviolabili sono in altri Paesi ridotti a pure divagazioni teoriche ed astratte e la Cina rappresenta uno dei più tristi esempi di questi ultimi tempi…


Tutti gli uomini sono stati creati uguali. Ma se partiamo dalla regola d’oro “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” ci rendiamo conto che la giustizia è e rimane solo un concetto foriero di illusioni.
Il diritto non è altro che un puzzle e le tessere del mosaico, che devono essere messe insieme, non sempre collimano.  Purtroppo.
Aicha

giovedì, 26 febbraio 2009

Il sentiero che porta a domani

“Gli insegnanti  devono amare con curiosità antropologica quella tribù di alunni che ogni mattina si trovano di fronte”.
Daniel Pennac, scrittore

**********
“Se fai piani per un anno, semina riso”
“Se fai piani per dieci anni, pianta alberi”
“Se fai piani per la vita, educa e forma persone”

(Antico proverbio cinese)

Scuola in Cina Hanno otto, nove anni. Si arrampicano su un sentierino scavato nella montagna: roccia come pavimento, roccia come soffitto. Di fianco a loro il burrone. La didascalia della foto dice 2bambini di un piccolo villaggio del Sichuan (Cina) vanno a scuola”. Sfoglio immagini di cronaca in cerca di quelle da pubblicare e, per uno di quei casi che forse casi non sono, anche la successiva racconta una storia simile: a Gaza, davanti alle macerie di un palazzo, c’è una tenda dove un gruppo di ragazzini segue una lezione. Colpisce che hanno tutti facce contente. Anche mio figlio è contento della sua prima elementare. Ha un maestro grosso grosso e una maestra piccola piccola  e insieme fanno quattro calde braccia da cui ognuno dei 22 alunni si sente accolto. Quando gli chiedo come è andata la giornata mi risponde: “Sono fortunato, vado in una scuola dove non si studia”! in realtà scrive, legge, conta, quello che doveva l’ha imparato perfettamente. E senza accorgersene, perché per apprendere fanno molte cose: disegnano, giocano, recitano, lavorano sulle emozioni mimandole, parlano di sentimenti e di quello che succede nel mondo. Filippo va in una scuola pubblica vicino a casa, e fa il tempo pieno. Ha due maestri che stanno con lui anche a pranzo e che, per due ore a settimana, sono in classe insieme: sono momenti preziosi, in cui si aiuta chi ha bisogno di recuperare, ci si concentra su esigenze particolari, si va a teatro, al museo, in biblioteca, in laboratorio. Io lavoro fino a sera, ma se anche fossi a casa nel pomeriggio, non potrei dargli altrettanta ricchezza di stimoli. Non potrei aiutarlo a creare relazioni, a misurarsi con le leggi del gruppo, ad affrontare confronti e relazioni, a elaborare solidarietà e amicizia come invece sa fare una scuola strutturata così.
Niente a che vedere con la mia di trent’anni fa: una bravissima maestra, ma solo quattro ore, grammatica, tabellone e poi suonava la campanella. Non c’era tempo per attrezzarsi a vivere in un mondo complesso. Non c’era spazio per essere capiti. Ai fiori che eravamo, veniva data l’acqua, ma non il concime: si diventava istruiti, ma nessuno si preoccupava di farci sbocciare come persone.
Penso a quanto sarebbe utile che il modello di scuola che frequenta Filippo fosse diffuso in tutte le periferie tristi che non danno futuro…questa settimana iscriverò in prima l’altra figlia. Sul modulo accanto all’opzione “tempo pieno di 40 ore” (alternativa a quelle di 24, 27 e 30 ore), c’è scritto: “preferenza subordinata alla presenza di servizi e strutture e alla disponibilità di organico”. Ma molti maestri precari l’anno prossimo non saranno confermati. Quindi tantissimi bambini italiani, e forse mia figlia, non potranno avere classi con 40 ore e le quattro braccia necessarie per accoglierli. E certo non ne avranno al sud, dove ce ne sarebbe bisogno.
La scuola finirà prima, come la mia negli anni Settanta: grammatica, tabelline e poi la campanella.
Riguardo la foto dei bimbi cinesi e palestinesi. In faccia gli leggi una certezza: il loro riscatto è in classe, perciò arrivarci vale qualsiasi sacrificio. Quel sentiero nella roccia li porta verso il loro domani.

Francesca Magni (Vicecaporedattore di Donna Moderna)

Condivido un articolo in cui ognuno, nel bene o nel male, potrebbe facilmente riconoscersi… Ad introdurlo ho scelto due citazioni che ben rappresentano il mio stato d'animo del momento...
Le parole della Magni le ho lette d’un fiato e mi sono profondamente commossa mentre mi passavano davanti agli occhi gli anni in cui un’introversa bambina dai capelli rossi frequentava senza stimoli le sue lezioni in attesa di riemergere alla vita al suono della campanella… nessun adulto a cui premeva scalfire quel timido muro alzato tra lei e il resto del mondo, eppure sarebbe bastato così poco per mandarlo giù…

Mi chiedo che personalità avrebbero oggi quella bambina ed i suoi coetanei se avessero trovato sulla loro strada quattro braccia pronte ad accoglierli…

giovedì, 29 gennaio 2009

Come fare tesoro delle critiche

Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona solo quando siamo riusciti a convincerla del nostro affetto e della lealtà del nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere assolutamente irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato. In altre parole, per poter criticare, si dovrebbe avere un'amorevole capacità, una chiara intuizione e un'assoluta tolleranza. (Mohandas Karamchand Gandhi)

Le critiche fanno bene a tutti, ad alcuni, poi, fanno benissimo. Tra filosofi, poi, la critica è una cosa stimatissima: basti pensare che Kant ne ha scritte tre!
Il problema non è tanto fare critiche, attività spontanea, universale e piacevole (si pensi al gossip e alle discussioni da bar). Il problema, per l’appunto, è accettarle. È lì che scatta il “Come ti permetti? Fatti gli affari tuoi!!!”.
Se si vuole riuscire invece a fare tesoro delle critiche e viverle positivamente è necessario sviluppare la capacità di ascoltare fino in fondo le osservazioni che ci vengono rivolte, attitudine che poche persone fanno propria nella vita ed io vi confesso con rammarico di non essere iscritta a quel club esclusivo.

Allora ci sono due tipi di reazione di fronte a una critica: la replica che fa perdere tempo ed energia (perché non si dimentichi che sono una lunatica cancro, siffatta reazione mi si cuce letteralmente addosso nei miei molteplici giorni NO…) o l’accettazione, che non vuol dire essere d’accordo con ciò che viene detto, ma accettare che qualcuno abbia una posizione diversa dalla nostra.
Senza questa rara e preziosa dote è impossibile quindi volgere al positivo le osservazioni altrui perché si tende a considerare  solo il proprio punto di vista, contrastando gli spunti di miglioramento.

Detto ciò, in concreto, per far tesoro delle critiche secondo qualcuno bisognerebbe seguire questi due consigli:
1. Decidi con la tua testa. Sembra un paradosso ma è così: ascolta le idee di tutti stando attenta/o a cogliere gli spunti utili poi, però, decidi tu come comportarti! Non mettere in discussione se stessa/o solo perché sei stata/o attaccata/o e non rimanerci male. In definitiva, ascolta con attenzione e disponibilità, ma sii critica/o con le critiche.
2. Non prenderla sul personale. Esistono giudizi costruttivi e distruttivi. In ogni caso, puoi sempre farne tesoro e, se sarai sufficientemente indipendente dal giudizio altrui, anche quelli più “cattivi” non ti faranno male ma, al contrario, saranno uno stimolo per migliorare. Ricorda che, in ultima analisi, ogni appunto è solamente un’opinione e niente di più. Quindi, non prenderla sul personale. Non ne vale la pena. Anche perché ti accorgerai che molte persone, criticando gli altri, stanno solo parlando di se stesse…

Io il mio outing l’ho fatto… Qual è invece il vostro atteggiamento nei confronti delle critiche? Chissà quante “mosche bianche” mi sorprenderanno in questi giorni…:)
Son davvero curiosa di scoprire a quale metà del cielo appartenete… quindi mi metto buona buonina ed attendo risposte… siate sinceri tanto la cosa rimarrà solo tra voi e me.... ;))))
Buon fine settimana a tutti!
Aicha

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'.
Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.