Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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venerdì, 06 novembre 2009

Rispettate il pane...

Da Focus 2008
AMATE IL PANE

cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari.

RISPETTATE IL PANE
sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema di sacrificio.

ONORATE IL PANE
gloria dei campi, fragranza della terra, dfesta della vita.

NON SCIUPATE IL PANE
ricchezza della patria, il più soave dono di Dio,
il più santo premio della fatica umana.

sabato, 04 luglio 2009

4 luglio

My_birthdayAlmeno oggi lasciatemi il lusso di crogiolarmi tutta nel mio gran bel momento di auto-celebrazione…
E quale immagine più “vera” di questa poteva sottolineare l’evento? Del resto non si dice che il primo compleanno non si scorda mai…. ?! ;)
Aicha

martedì, 30 giugno 2009

Murphy docet…

Oggi che lavoro da casa non posso trattenermi dal ricordare le ben note leggi di Murphy… E ti pareva che stamattina che mi serviva il PC per spedire una mail importante questo non si scatenava in una tamurriata nera con i miei fragilissimi nervi…?!? 
Murphy nel 1949 divenne famoso con la sua legge….“Se qualcosa può andar male, lo farà” … Qui segue un compendio delle più famose in ambito informatico, casi jellati in cui ognuno di noi prima o poi vi sbatte il muso.... Beh diciamo che io oggi mi trattengo dall’allungare l'elenco… i bip da censura stamattina non li reggerei proprio…. ;))
By Aicha fascio di nervi

Leggi generali
1. La logica è un meccanismo per arrivare ad una conclusione sbagliata usando una metodologia affidabile.
2. Se un esperimento funziona è perché qualcosa è andato storto.
3.Non c’è mai tempo per fare le cose bene, però si deve sempre trovare il tempo per rifarle.
4.E’ sempre facile che qualcosa diventi complesso, però è difficile che qualcosa si semplifichi.

Errori generali
1. Sbagliare è umano ... incolpare il computer degli errori è ancora più umano.
2. Sbagliare è umano, però per causare una grande sbaglio è necessario un computer.
3. La principale causa dei problemi informatici sono le soluzioni informatiche.
4. Un sistema complesso che non funziona è, invariabilmente, l’evoluzione di un sistema più semplice che funzionava bene.
5. Se non salvi il tuo lavoro ogni 5 minuti, il computer si bloccherà solo quando avrai lavorato varie ore.
6. Un computer è in grado di commettere da solo, in due secondi, tanti errori come 20 persone in 20 anni.

Software capriccioso
1. Un programma fa sempre quello che l’utente chiede che faccia, però poche volte fa quello che l’utente desidera che faccia.
2. Quando impari ad usare un programma, esce la nuova versione.
3. I programmi aspettano sempre il momento peggiore per dare errore.
4. Più tempo impieghi a scaricare un programma da Internet, meno probabilità hai che funzioni.
5. Gli unici programmi che funzionano sempre bene sono i virus.

Problemi di hardware
1. Quando finalmente capisci come funziona il tuo computer, è già obsoleto.
2. Un dispositivo darà problemi solamente dopo aver passato anche il test finale.
3. Il disco fisso di un computer si guasterà solo quando conterrà informazioni vitali di cui non è mai stata fatta copia di backup.
4. In condizioni di pressione, temperatura, umidità e altre variabili rigorosamente controllate, un dispositivo farà sempre quello che gli pare.
5. Se hai trovato un componente molto economico, il prezzo scenderà solo dopo che l’avrai pagato.
6. La velocità con la quale i componenti di un computer diventano obsoleti è direttamente proporzionale al loro costo.

Ricerca e sviluppo
1. La funzione principale dei disegnatori di computer è fare le cose difficili per chi lo assemblerà e impossibili per il personale tecnico di manutenzione.
2. Il disegno di qualunque circuito elettrico deve contenere almeno una parte obsoleta, due che non si possono più acquistare e tre che sono ancora in fase di sviluppo.
3. Il pezzo che più si rompe in un computer è quello che si trova nel posto meno accessibile.
4. Se si finisce in tempo un progetto informatico, sicuramente va ripulito dagli errori.

Abitudini
1. Quando tutto quello che si tenta non funziona, leggi le istruzioni.
2. Se non sei completamente confuso, è perché non sei completamente informato.
3. Non importa quanto duramente stai lavorando, succederà sempre che il tuo capo apparirà quando stai navigando in Internet
4. Le possibilità di uscire puntuali dal lavoro sono inversamente proporzionali alla quantità di messaggi elettronici che il tuo capo ha lasciato per l’ultima ora.
5. L’unica cosa peggiore di un utente che non sa nulla è un utente che crede di sapere tutto.
6. I computer permettono di sprecare tempo in modo molto efficace.
7. La possibilità che un computer si guasti è inversamente proporzionale alla vicinanza della data limite per la consegna del lavoro che stai realizzando.
8. Gli errori nei lavori si riscontrano solamente dopo averli stampati o inviati.

Problemi on-line
1. Quando hai scaricato già il 99% di un file, accadrà sempre che ci sarà un problema nel voltaggio o nelle comunicazioni che ti obbligherà a ricominciare il processo da capo.
2. Quando un messaggio è urgente, è impossibile collegarsi alla Rete.
3. Il tuo partner, che mai si avvicina al computer, lo farà solo quando riceverai un messaggio compromettente da una persona che non ti ha mai scritto prima.
4. Non importa quanto ti sembra neutrale il tuo messaggio, offenderà sempre qualcuno.
5. La prima volta che tralasci di controllare con un antivirus un messaggio, è la prima che un messaggio ha un virus.

Problemi di manutenzione
1. Un esperto è qualcuno che arriva sempre all’ultimo minuto, per condividere la colpa.
2. Una patch è un pezzo di software che rimpiazza errori vecchi con errori nuovi.
3. L’informazione si trova sempre nella parte di manuale dove meno ti aspetti di trovarla.
4. Qualsiasi operazione semplice si può spiegare con parole complicate.


martedì, 19 maggio 2009

Una foto dal cielo. Gli angeli esistono, sono bambini.

Si dice: povera Africa, continente alla deriva. Africa disgraziatissima, allo stremo, prima depredata e poi abbandonata alle sue miserie, guerre tribali, siccità, carestie, epidemie, Aids. Africa buco del mondo, vergogna e tristezza dell’umanità.
E d’accordo: è anche così. Ma poi a conoscerli, gli africani risultano più allegri dei ricchi occidentali, e anche più umani, e forse in loro si coglie qualcosa di più alto, luminoso, indicibile.
Ecco chi voglia esercitarsi su questo bagliore può con profitto leggersi il servizio sui ciechi del Mali* e con gli occhi del cuore guardarsi la foto dell’Angelo Custode.

foto di Troupe Azzurra Aeronautica Si, proprio lui, e scoprire – oh sorpresa! – che è un ragazzino con una camicia lercia e i pantaloni, forse, comunque una specie di straccio a mo’ di pantaloni.
È raro, in effetti, vedere queste creature su cui nei secoli i padri della Chiesa hanno speso tesori di sapienza teologica, di dogmatica, di casistica. Ancora più raro è fotografarli, gli angeli.
Nel caso specifico ci è riuscito un anonimo operatore della militare italiana, e la coincidenza che a fare clic sia stato in qualche modo un soldato dei cieli rende la faccenda ancora più graziosa e sintomatica.
L’angelo è un ragazzino lieto davanti all’obiettivo, anzi perfino divertito di accompagnare in giro un cieco, forse il nonno, forse un “padrone” – per quanto un padrone cieco non potrà mai essere un padrone vero.
Fatto sta che lo illumina, lo custodisce, lo regge e lo governa. È la cura che gli hanno affidato, il suo pietoso lavoro. Lo guida tirandolo con un bastone. Il sistema è antico, da parabola evangelica, o da quadro di Brueghel (bellissimo, nel museo napoletano di Capodimonte) che però i suoi ciechi li fa inciampare e ruzzolare l’uno sull’altro.
Non gli sarebbe accaduto con il piccolo nero del Mali che a piedi nudi accompagna e provvede a tutte le necessità di chi è sfortunato. La potenza archetipica dell’immagine impedisce di coglierne i dati tecnici, le segrete geometrie, le figurazioni ombrose, i colori, il paesaggio, gli alberi rigogliosi, la dolente fissità del cieco.
Resta solo il sorriso radioso di quel ragazzino angelicato.
E per chi non crede all’esistenza di queste creature celesti resta la certezza che l’Africa può dare a noi molta più vita di quella che siamo abituati a sospettare.
Filippo Ceccarelli

(* di Cristina Bassi sul Venerdì di Repubblica)

mercoledì, 06 maggio 2009

Leggerezza

Nei giorni scorsi, per il corso di comunicazione interpersonale ci è stato proposto un particolare esercizio, “Come so le storie che so”, in cui dovevamo raccontare una storia così come ci era stata raccontata in passato, con tutto il suo carico di colori, odori, emozioni  e suggestioni…
Beh questo è ciò che è scaturito dal quel fiume in piena che ha straripato emozioni dalla mente al cuore… Spero che vi lasciate trasportare senza remore in questo pindarico volo nel tempo…


Insenatura estrema, incanto di Napoli azzurra!
Argentea di pallidi ulivi e fremente di mirti,
la fortezza a mezzo distrutta guarda al sorgere del sole
E sul campanile si dondola una sorda e vecchia campana.
Quale silenzio! Tra le nebbie si levano strani fantasmi,
il flutto urta appena contro la riva rocciosa...
D’ improvviso una nave saracena, volando da Oriente
quale fulmine si precipita, mena strage e appicca incendi.
Prima che sia giunta, già il campanaro l’ha vista
E nel bronzo, con tutta la forza, batte a stormo,
la campana rintrona pel vasto azzurro golfo...
Guardano le fanciulle di Sorrento, da Bacoli, da Vervece,
nella rada sicura poche barche riescono a riparare
che dal mare le difenda San Gennaro.
(Maria Konopnicka)

Come ogni estate, anche quell’anno me ne ero andata a Vico Equense dai miei parenti per vivere per un po’ solo di mare e di sole.
Avevo 16 anni e tanta voglia di sentirmi almeno per una volta leggera leggera.
L’occasione me la diede Nicola, un amico di mia cugina, che mi propose una passeggiata in moto verso il Capo di Sorrento. Il tutto però doveva avvenire all’insaputa di mia zia: 1) per evitarle inutili ansie; 2) cosa più importante, per impedire che facesse le veci di mio padre ostacolando la mia piccola avventura.
Intorno alle 5 Nicola si presentò a qualche isolato di distanza da casa di mia zia, all’altezza del belvedere che affacciava sulla spiaggia di Seiano, da cui a tratti arrivava l’odore salmastro ad accarezzare le narici.

Dal webSubito ci dirigemmo verso Sorrento, verso il mare, verso la bramata leggerezza.
E leggerezza fu.


Vento sulle gambe nonostante il tentativo goffo di raccogliere a me la parte bassa del vestito giallo sole che sconsideratamente avevo indossato e che continuava a svolazzare a ogni curva.
Finalmente la realizzazione di un desiderio a lungo coltivato da bambina quando dall’auto bloccata nel traffico domenicale della costiera, vedevo coppie di centauri che tra slalom acrobatici si conquistavano un varco verso il mare.

Finalmente verso il sole. Finalmente verso la leggerezza.


Giungemmo, attraverso una strada sterrata, sopra il promontorio di Minerva, nei pressi della torre di avvistamento e dei resti della villa romana, da cui si vedeva chiaramente Capri, il profilo austero di Tiberio quasi a portata di labbra.

Dal webArrivare fin lì non era stato per niente facile con la moto da cross che amplificava tutte le sollecitazioni della strada, ma la veduta mozzafiato che mi si parava dinanzi mi aveva in un attimo ripagata di tutto.


Il posto in cui ci trovavamo era molto in alto ed il vento che veniva dal mare faceva da padrone incontrastato, ma i miei capelli rossi pur impregnandosi di salsedine non perdevano la loro leggerezza in quella frenetica danza attorno al mio viso.
Il mio sguardo per un attimo incrociò uno scoglio molto più grande che si ergeva dal mare, vicino alla spiaggia di Sorrento.

Dal web
Nicola da lontano lesse al volo quel punto interrogativo che stava per sospendersi nell’aria e mi disse quasi urlando “Quella è Punta Campanella. Conosci la sua storia?” Io avvicinandomi facevo cenno di no con il capo mentre negli occhi tutta l’aspettativa di un volo pindarico nel tempo.

Ecco che lui iniziò a raccontarmi della splendida Sorrento e dei saraceni che volevano depredarla della sue bellezze. Di quando l’intraprendenza dei mori ebbe la meglio grazie al tradimento di un servo infedele. Dell’incedere furtivo sotto le mura fino alla porta lasciata aperta, al passaggio in città su un tappeto di sangue con le scimitarre issate a mo’ di trofeo per saccheggiarla di ogni bene, persino delle campane delle chiese, l’ennesimo sfregio verso un Dio che in quel giorno aveva distolto lo sguardo dai suoi fedeli. Lo stesso avvenne per la campana della Chiesa di Sant’Antonino, nota per la sua bellezza e per il suono melodioso che portava con sé ad ogni messa.


Dal webSenza voltarsi indietro, senza dare spazio a femminei scrupoli di coscienza, i mori caricarono tutto il tesoro sulle loro tartane e presero il largo.
Tuttavia, giunti all’altezza di quel grande scoglio, la nave ammiraglia con la campana di Sant’Antonino nella stiva smise inspiegabilmente di avanzare.
I saraceni sul ponte rimasero interdetti a guardare la poppa delle altre navi che si allontanavano col favore del vento. Perfino la prua di quelle che finora avanzavano nella scia della tartana ammiraglia arrivarono a doppiarla per poi sfrecciare veloce verso il resto della flotta.
Il capo guardò il nostromo indicando come una calma piatta innaturale avesse preso il sopravvento solo sul mare che circondava la loro nave, ma egli non poté far altro che ricambiare confuso il suo sguardo.
A quel punto il capo gridò alla ciurma di alleggerire il carico gettando il tesoro depredato in mare, ma pur buttando in acqua l’impossibile la nave continuava a non schiodarsi dal punto in cui si era bloccata: alle manovre del nostromo la tartana rispondeva docilmente girando a destra e sinistra ma non ne voleva proprio sapere di avanzare d’un metro, come in balia di un incantesimo o, chissà, forse della possente mano di quel Dio cristiano che li inchiodava sul fondo.
Allora un giovane mozzo ricordò ai compagni che c’era ancora la bellissima campana nella stiva.
Dal webCi vollero cinque uomini per trasportarla a prua e per issarla con grande sforzo sopra il parapetto. Cadde in acqua con un tonfo sordo. Quando anche l’ombra della campana scomparve inghiottita dalle acque cristalline, le vele si gonfiarono e la nave acquistò gran velocità recuperando in breve tempo la distanza che la separava dal resto della flotta per poi scomparire per incanto oltre la linea dell’orizzonte.

Dal webNicola concluse dicendo che da allora si narra che all’altezza di quello scoglio talvolta si avverte provenire il suono melodioso di una campana che accompagna lieto chi va per mare.

Rimasi a lungo incantata ad ammirare quello scoglio mentre con gli occhi della fantasia mi sembrava quasi di scorgere quelle minuscole vele moresche che si allontanavano verso un punto remoto nello spazio e nel tempo, agli anni in cui la legge del più forte aveva la meglio su tutto: sull’età, sulla religione, sulla vita stessa.

Il sole era quasi giunto alla fine della sua lunga corsa quando Nicola mi ricordò che dovevamo rientrare. Rapita da quei pensieri avevo perso del tutto la nozione del tempo.
Per un attimo ancora il mio sguardo si protese verso il mare allertando a sé tutti i sensi con la vana speranza di avvertire qualcosa oltre il sibilo del vento che lieve ora mi accarezzava il viso.
Ma non accadde nulla.
Tuttavia quel senso di delusione non durò che un attimo.
Di nuovo il mio corpo e la mia mente furono tutt’uno con quel senso di leggerezza che mi riportava verso casa con all’orizzonte il tramonto più acceso che avessi mai visto.

martedì, 14 aprile 2009

Una finestra sull'anima...

“Tutto ciò che può accadere ad un giardino può accadere all’anima e alla psiche: troppa acqua, troppo poca, cimici, caldo, tempesta, inondazioni, miracoli, morte, rinascita, grazia, guarigione. Mentre curano il giardino le donne tengono un diario, su cui registrano i segni di vita e di morte.
Nel giardino ci esercitiamo a lasciare vivere e morire i pensieri, idee, preferenze, desideri e perfino amori.
Piantiamo, strappiamo, seppelliamo. Dissecchiamo i semi, li seminiamo, li sosteniamo.
Il giardino è un esercizio di meditazione per capire quando è tempo per alcunché di morire.
In giardino si vede arrivare il tempo del godimento e quello della morte.
In giardino ci si muove con e non contro le inspirazioni e le espirazioni della più grande Natura Selvaggia”.
(C.P. Estés, “Donne che corrono coi lupi”)

È il segno dell’uomo, in sintonia con le piante, a creare il giardino.
Sapete qual è uno dei più importanti antidoti contro la depressione? FARE! Come fanno i bambini con la creta, i muratori con i mattoni, le donne con la cucina o il ricamo.
Quando siamo immersi in un lavoro manuale, anche il più modesto, il cervello esce dal labirinto delle contraddizioni, controlla la razionalità che rende così incerta la nostra epoca, mette in moto energie rigeneratrici e si rinnova.
Ciò che accade fuori di noi riverbera nei tessuti più profondi dell’anima.
L’anima non è fatta per autodistruggersi pensando e ripensando alle decisioni da prendere. Vuole realizzare cose.

Me lo
ricordo solo dopo ogni volta che ho perso tempo a rimuginare sulla via da scegliere. Le risposte, quelle giuste, arrivano da sole quando siamo più concentrati nelle imprese concrete.

Quanta gioia di vivere si può liberare facendo rinascere un giardino!

Io ci ho provato mettendo completamente a nuovo il mio dopo lo sfacelo lasciatomi dai lavori di ristrutturazione del palazzo…

Mi sono quindi improvvisata muratore con gran sorpresa degli stessi operai che mi guardavano affascinati impastare per la prima volta il cemento...


e stenderlo con maestria sul muretto malandato… la fortuna del principiante che incassa un altro punto… ;)



Gli altri condomini si affacciavano ai balconi a condividere la stessa sorpresa… la ragazza che era sempre vissuta tra i libri era riuscita a ristrutturare tutta da sola quel suo rovinato angolo di verde dandogli nuova forma ma soprattutto nuovo significato… non vi sto a raccontare la stanchezza, il mal di schiena ed i calli che mi ferivano le mani... il passato ora non è che uno spiffero di quella gran ventata d'aria fresca che mi rinfranca lo spirito ogni volta che guardo soddisfatta il mio "capolavoro"...


Il giardino è diventato così quella che Jung chiamava la "psiche oggettiva". Con i suoi punti più luminosi e quelli più nascosti, i suoi aspetti più curati e quelli magari trascurati, i suoi punti di forza da cui attingere energia nei momenti di maggior vulnerabilità, e con i suoi limiti, quelle parti di sé su cui ancora è necessario lavorare per raggiungere una maggior armonia ed un equilibrio tra tutti gli elementi del giardino.


Sì, perché l'anima, come il giardino, "va fatta", nel senso che va coltivata.

Ecco a voi quindi il giardino di cui vado tanto fiera… dicono che esso rispecchia la nostra natura interiore… voi che ne dite…  in esso riconoscete qualche frammento di me?! : )

giovedì, 19 marzo 2009

Dichiarazione universale dei diritti umani (1948)

Art. 1    Diritto all’uguaglianza
Art. 2    Divieto di ogni discriminazione
Art. 3    Diritto alla vita
Art. 4    Divieto di schiavitù
Art. 5    Divieto di tortura
Art. 6    Diritto alla personalità giuridica
Art. 7    Diritto all’uguaglianza dinanzi alla legge
Art. 8.   Diritto di ricorso alla legge
Art. 9    Divieto di detenzione arbitraria
Art. 10  Diritto al giudizio
Art. 11  Diritto alla presunzione di innocenza
Art. 12  Diritto alla privacy
Art. 13  Diritto di libertà di movimento
Art. 14  Diritto d’asilo
Art. 15  Diritto alla nazionalità
Art. 16  Diritto al matrimonio e alla famiglia
Art. 17  Diritto alla proprietà
Art. 18  Libertà di culto e di pensiero
Art. 19  Libertà di opinione e di espressione
Art. 20  Libertà di associazione
Art. 21  Diritto alla partecipazione politica
Art. 22  Diritto alla sicurezza
Art. 23  Diritto al lavoro
Art. 24  Diritto al riposo
Art. 25  Diritto al sostentamento
Art. 26  Diritto all’istruzione
Art. 27  Diritto alla cultura e al progresso
Art. 28  Diritto ad un mondo giusto
Art. 29  Diritti e doveri verso la società
Art. 30  Inalienabilità dei diritti

Soffermatevi qualche istante sull’ultimo articolo e poi ritornate a leggere da capo… vi renderete conto con amarezza di quanto ognuno di questi diritti vengano calpestati ogni giorno in ogni angolo del mondo.

Internet e televisione se ne fanno costantemente portavoce quindi non ci si può più trincerare dietro la giustificazione “Ma io non lo sapevo” che sempre più facilmente ci consente di ignorare il problema o di pensare che non ci riguarda solo perché per noi non esiste come tale. Ma questa condizione di "beatitudine" purtroppo è solo data dalla fortuna che ha voluto che noi nascessimo e vivessimo in un altro Paese, in una’altra realtà sociale, economica e soprattutto morale.


Ci piace pensare che la giustizia sia un concetto eterno ed universale, che possa durare per sempre, e invece il codice etico che noi esseri umani adottiamo cambia col tempo e col potere economico di una determinata nazione, e quelli che noi occidentali consideriamo essere diritti inviolabili sono in altri Paesi ridotti a pure divagazioni teoriche ed astratte e la Cina rappresenta uno dei più tristi esempi di questi ultimi tempi…


Tutti gli uomini sono stati creati uguali. Ma se partiamo dalla regola d’oro “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” ci rendiamo conto che la giustizia è e rimane solo un concetto foriero di illusioni.
Il diritto non è altro che un puzzle e le tessere del mosaico, che devono essere messe insieme, non sempre collimano.  Purtroppo.
Aicha

giovedì, 12 marzo 2009

Felicità...

San to sa vii ma (Sri Lanka)
******************
Happiness (Gran Bretagna e USA)
******************
Anand (Nepal)
******************
Felicidad (Spagna e Nicaragua)
******************
Hanaa  (Yemen)
******************
Felicità  (Italia e Svizzera)
******************
Furaha  (Congo e Kenia)
******************
Kegembiraan  (Indonesia)
******************
Gil (Israele)
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Bonheur (Francia)
******************
Glück  (Germania)
******************
Ananda (India)
******************
Annand  (Afghanistan)
******************
Farah  (Palestina)
******************

Un attimo di gioia ha mille nomi e volti… mi chiedo che odore abbia...  magari l'odore di qualcosa che sa di buono, che riporta alla mente ricordi piacevoli e mai sopiti… In attesa di scoprirne l'odore condivido con voi il suo rumore...


giovedì, 05 marzo 2009

La scoperta dell’acqua calda…

Tetris dal Web

Giocare a Tetris aiuta a superare i disturbi post-traumatici da stress. A dirlo sono gli psicologi dell’Università di Oxford che hanno scoperto come il gioco, se usato subito dopo un trauma, riesce ad affievolire i ricordi negativi, riducendo i flashback che fanno “rivivere” l’evento.
Gli studiosi hanno fatto un esperimento su 40 volontari: hanno prima mostrato loro immagini violente e poi hanno fatto giocare a Tetris solo 20 di loro. Nella settimana successiva, questi 20 registravano meno flashback rispetto agli altri.
L’ipotesi è che il videogame, mettendosi in competizione con altre fonti di informazione sensoriale, interferisca col modo in cui i ricordi vengono immagazzinati.
Per ora si è provato con Tetris, ma chissà che non funzionino anche altri giochi.

Quindi giocare fa bene... Si, lo sappiamo che è una cosa risaputa ma ora vi sarebbero addirittura le prove da parte della comunità scientifica...!!! E se lo dicono loro...
Ehi internauti, chi di voi si offre come volontario…?! ;))

Condiviso da: Aicha77 alle ore 17:45 | link | commenti (40)
categorie: riflessioni, lo sapevate che, scienza, umorismo, conquista il podio
mercoledì, 18 febbraio 2009

Il bello di essere uomini

Con il freddo di oggi, il Vesuvio aveva il caratteristico “cappello bianco” e perfino a Napoli centro minuscoli fiocchi di neve danzavano giocosi nell’aria e, credetemi, era davvero difficile non incantarsi a guardarli…
(Foto di Piazza Medaglie d'oro sotto la neve dal sito campaniameteo.it)

napoli2Qualcosa mi dice che le cose lì da voi non siano poi tanto diverse… allora ecco un po’ di sano humour a riscaldarvi il resto della giornata…

Condivido, quindi, con voi un articolo tratto dalla rivistaDonna Moderna che si è divertita a scovare nella Rete che cosa noi donne diciamo dell’altro sesso. Ve ne sono di tutti i colori… io, riflettendoci sù un attimo, mi sono ritrovata in molte, troppe di queste… diciamo che forse gli attimi ne sono stati più di uno perchè poi non ce l’ho fatta più ed una grossa risata insieme ad un gran desiderio di condividere la chicca hanno preso il sopravvento…!
Ora attendo sprazzi di quella solidarietà al femminile che ci fa sentire meno "fissate e nevrotiche" di come  la maggioranza dei maschi ci dipinge...
A voi uomini, ora, l’onore di contraddirci… e magari, se vi va, di aggiungere la vostra… ;)
A presto.
Aicha

Il bello di essere uomini
01. Le conversazioni telefoniche durano in media 30 secondi.
02. Le scene di nudo nei film sono praticamente sempre femminili.
03. Sanno come funziona un’autovettura.
04. Per una vacanza di cinque giorni gli serve una valigia sola.
05. Alla domenica c’è il Gran Premio di Formula 1.
06. Non devono eseguire dei monitoraggi sulla vita sessuale dei loro amici.
07. Le file per andare in bagno sono l’80% più corte.
08. Riescono ad aprire vasetti e bottiglie da soli.   
09. Gli amici non li stressano se aumentano o diminuiscono di peso.
10. Possono fare la doccia ed essere pronti in 10 minuti.
11. Lavanderie e parrucchieri non li pelano vivi.
12. Il loro lato B non è mai fattore chiave in un’intervista.
13. Non devono radersi più in giù del collo.
14. La pancia gonfia dovuta al bere non li rende invisibili al sesso opposto.
15. Non hanno problemi se il W.C. pubblico è senza tavoletta per sedersi.
16. Il cioccolato è solo un altro spuntino.
17. Possono andare in bagno senza un gruppo di sostegno.
18. Il loro cognome resta sempre uguale.
19. Possono lasciare un letto d’albergo disfatto.
20. Tre paia di scarpe sono più che sufficienti.
21. Possono finire tutto il cibo che hanno nel piatto.
22. Il box auto è tutto loro.
23. Non arrivano lodi extra per ogni piccolo gesto di intelligenza.
24. Quando cambiano canale, non devono fermarsi a ogni scena commovente.
25. C’è sempre una partita trasmessa da qualche parte.
26. Se qualcuno dimentica di invitarli, può essergli ancora amico.
27. Stesso lavoro, più soldi.
28. Non devono trascinarsi in giro una borsa piena di roba inutile.
29. Tutti i loro orgasmi sono veri.
30. Se hanno 34 anni e sono single nessuno ci fa caso.
31. Tutto sul loro viso resta del colore originale.
32. Nessuno dei colleghi ha il potere di farli piangere.
33. Possono diventare presidenti della Repubblica.
34. Possono comprare i preservativi senza che il negoziante li immagini nudi.
35. Quando vengono criticati sul lavoro, non pensano che i colleghi li odino.
36. I meccanici d’auto gli dicono la verità.
37. Le loro mutande possono costare €10 per una confezione da tre.
38. I fiori rimediano a tutto.
39. Il sesso significa non preoccuparsi mai della propria reputazione.

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'.
Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.