Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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sabato, 06 giugno 2009

Walter il mago (Ligabue)




Questo è un periodo di cambiamenti, di riflessioni e di decisioni che devono essere metabolizzate, con i tempi che mi sono più naturali, per poter essere portate ad un livello profondo di consapevolezza...
In questo momento mi sento solo di provare e di suscitare emozioni attraverso la suggestione che la musica riesce sempre ad avere su chi, come me e voi, è aperto ad ascoltare quel messaggio universale che trascende i confini dell'anima...
L'emozione di quest'attimo è tenerezza...

sabato, 30 maggio 2009

Will the circle be unbroken

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ero seduto alla mia finestra
In un giorno freddo e nuvoloso
Quando ho visto il carro funebre arrivare
Per portare via mia madre
  
Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo

Bè, dissi all’impresario:
impresario, per favore guida lentamente
Perché il corpo che stai trasportando
Io non posso proprio sopportare di vederlo andare via

Che il cerchio si chiuda
Addio, Signore, e addio
C’è una casa migliore che sta aspettando
In cielo, Signore, in cielo
   
Ho seguito (il carro) da vicino dietro a lei
Signore, quanto ho tentato di essere coraggioso
Ma non ho potuto trattenermi dal piangere
Quando l’hanno deposta nella tomba
   
Ora la mia casa, Signore, sembra così desolata
da quando la mia donna è andata via
I miei fratelli e le mie sorelle piangono
ed io mi sento così solo e triste

Un ultimo emozionato saluto a chi ha coltivato in me l'amore per questa lingua...


mercoledì, 06 maggio 2009

Leggerezza

Nei giorni scorsi, per il corso di comunicazione interpersonale ci è stato proposto un particolare esercizio, “Come so le storie che so”, in cui dovevamo raccontare una storia così come ci era stata raccontata in passato, con tutto il suo carico di colori, odori, emozioni  e suggestioni…
Beh questo è ciò che è scaturito dal quel fiume in piena che ha straripato emozioni dalla mente al cuore… Spero che vi lasciate trasportare senza remore in questo pindarico volo nel tempo…


Insenatura estrema, incanto di Napoli azzurra!
Argentea di pallidi ulivi e fremente di mirti,
la fortezza a mezzo distrutta guarda al sorgere del sole
E sul campanile si dondola una sorda e vecchia campana.
Quale silenzio! Tra le nebbie si levano strani fantasmi,
il flutto urta appena contro la riva rocciosa...
D’ improvviso una nave saracena, volando da Oriente
quale fulmine si precipita, mena strage e appicca incendi.
Prima che sia giunta, già il campanaro l’ha vista
E nel bronzo, con tutta la forza, batte a stormo,
la campana rintrona pel vasto azzurro golfo...
Guardano le fanciulle di Sorrento, da Bacoli, da Vervece,
nella rada sicura poche barche riescono a riparare
che dal mare le difenda San Gennaro.
(Maria Konopnicka)

Come ogni estate, anche quell’anno me ne ero andata a Vico Equense dai miei parenti per vivere per un po’ solo di mare e di sole.
Avevo 16 anni e tanta voglia di sentirmi almeno per una volta leggera leggera.
L’occasione me la diede Nicola, un amico di mia cugina, che mi propose una passeggiata in moto verso il Capo di Sorrento. Il tutto però doveva avvenire all’insaputa di mia zia: 1) per evitarle inutili ansie; 2) cosa più importante, per impedire che facesse le veci di mio padre ostacolando la mia piccola avventura.
Intorno alle 5 Nicola si presentò a qualche isolato di distanza da casa di mia zia, all’altezza del belvedere che affacciava sulla spiaggia di Seiano, da cui a tratti arrivava l’odore salmastro ad accarezzare le narici.

Dal webSubito ci dirigemmo verso Sorrento, verso il mare, verso la bramata leggerezza.
E leggerezza fu.


Vento sulle gambe nonostante il tentativo goffo di raccogliere a me la parte bassa del vestito giallo sole che sconsideratamente avevo indossato e che continuava a svolazzare a ogni curva.
Finalmente la realizzazione di un desiderio a lungo coltivato da bambina quando dall’auto bloccata nel traffico domenicale della costiera, vedevo coppie di centauri che tra slalom acrobatici si conquistavano un varco verso il mare.

Finalmente verso il sole. Finalmente verso la leggerezza.


Giungemmo, attraverso una strada sterrata, sopra il promontorio di Minerva, nei pressi della torre di avvistamento e dei resti della villa romana, da cui si vedeva chiaramente Capri, il profilo austero di Tiberio quasi a portata di labbra.

Dal webArrivare fin lì non era stato per niente facile con la moto da cross che amplificava tutte le sollecitazioni della strada, ma la veduta mozzafiato che mi si parava dinanzi mi aveva in un attimo ripagata di tutto.


Il posto in cui ci trovavamo era molto in alto ed il vento che veniva dal mare faceva da padrone incontrastato, ma i miei capelli rossi pur impregnandosi di salsedine non perdevano la loro leggerezza in quella frenetica danza attorno al mio viso.
Il mio sguardo per un attimo incrociò uno scoglio molto più grande che si ergeva dal mare, vicino alla spiaggia di Sorrento.

Dal web
Nicola da lontano lesse al volo quel punto interrogativo che stava per sospendersi nell’aria e mi disse quasi urlando “Quella è Punta Campanella. Conosci la sua storia?” Io avvicinandomi facevo cenno di no con il capo mentre negli occhi tutta l’aspettativa di un volo pindarico nel tempo.

Ecco che lui iniziò a raccontarmi della splendida Sorrento e dei saraceni che volevano depredarla della sue bellezze. Di quando l’intraprendenza dei mori ebbe la meglio grazie al tradimento di un servo infedele. Dell’incedere furtivo sotto le mura fino alla porta lasciata aperta, al passaggio in città su un tappeto di sangue con le scimitarre issate a mo’ di trofeo per saccheggiarla di ogni bene, persino delle campane delle chiese, l’ennesimo sfregio verso un Dio che in quel giorno aveva distolto lo sguardo dai suoi fedeli. Lo stesso avvenne per la campana della Chiesa di Sant’Antonino, nota per la sua bellezza e per il suono melodioso che portava con sé ad ogni messa.


Dal webSenza voltarsi indietro, senza dare spazio a femminei scrupoli di coscienza, i mori caricarono tutto il tesoro sulle loro tartane e presero il largo.
Tuttavia, giunti all’altezza di quel grande scoglio, la nave ammiraglia con la campana di Sant’Antonino nella stiva smise inspiegabilmente di avanzare.
I saraceni sul ponte rimasero interdetti a guardare la poppa delle altre navi che si allontanavano col favore del vento. Perfino la prua di quelle che finora avanzavano nella scia della tartana ammiraglia arrivarono a doppiarla per poi sfrecciare veloce verso il resto della flotta.
Il capo guardò il nostromo indicando come una calma piatta innaturale avesse preso il sopravvento solo sul mare che circondava la loro nave, ma egli non poté far altro che ricambiare confuso il suo sguardo.
A quel punto il capo gridò alla ciurma di alleggerire il carico gettando il tesoro depredato in mare, ma pur buttando in acqua l’impossibile la nave continuava a non schiodarsi dal punto in cui si era bloccata: alle manovre del nostromo la tartana rispondeva docilmente girando a destra e sinistra ma non ne voleva proprio sapere di avanzare d’un metro, come in balia di un incantesimo o, chissà, forse della possente mano di quel Dio cristiano che li inchiodava sul fondo.
Allora un giovane mozzo ricordò ai compagni che c’era ancora la bellissima campana nella stiva.
Dal webCi vollero cinque uomini per trasportarla a prua e per issarla con grande sforzo sopra il parapetto. Cadde in acqua con un tonfo sordo. Quando anche l’ombra della campana scomparve inghiottita dalle acque cristalline, le vele si gonfiarono e la nave acquistò gran velocità recuperando in breve tempo la distanza che la separava dal resto della flotta per poi scomparire per incanto oltre la linea dell’orizzonte.

Dal webNicola concluse dicendo che da allora si narra che all’altezza di quello scoglio talvolta si avverte provenire il suono melodioso di una campana che accompagna lieto chi va per mare.

Rimasi a lungo incantata ad ammirare quello scoglio mentre con gli occhi della fantasia mi sembrava quasi di scorgere quelle minuscole vele moresche che si allontanavano verso un punto remoto nello spazio e nel tempo, agli anni in cui la legge del più forte aveva la meglio su tutto: sull’età, sulla religione, sulla vita stessa.

Il sole era quasi giunto alla fine della sua lunga corsa quando Nicola mi ricordò che dovevamo rientrare. Rapita da quei pensieri avevo perso del tutto la nozione del tempo.
Per un attimo ancora il mio sguardo si protese verso il mare allertando a sé tutti i sensi con la vana speranza di avvertire qualcosa oltre il sibilo del vento che lieve ora mi accarezzava il viso.
Ma non accadde nulla.
Tuttavia quel senso di delusione non durò che un attimo.
Di nuovo il mio corpo e la mia mente furono tutt’uno con quel senso di leggerezza che mi riportava verso casa con all’orizzonte il tramonto più acceso che avessi mai visto.

martedì, 28 aprile 2009

Dal buio (Marco Masini)

Dedicato a chi, almeno una volta nella vita tra le note stonate del suo cuore, si è sentito come quel timido Charlotte... Vi chiedo di ascoltare l'introduzione che Masini fa al brano e capirete perchè oggi mi andava di pubblicarlo...



Il cieco fermo sul bordo del marciapiede
aspetta che qualcuno se ne accorga
rallenti la sua fretta.
E intanto resta immobile lo sguardo spento
e fisso come se fosse in bilico
su di un profondo abisso.
Il cieco fermo ascolta e sopra il viso
impassibile d'un tratto è una smorfia
una pena invisibile.
Ma nessuna la vede nel bagliore della luce
e la smorfia lentamente
dentro il viso si ricuce.
Ed ecco all'improvviso s'arresta una ragazza
il cieco fa un sorriso e timido ringrazia.
Lei certamente è bella lo sente dall'odore
nel buio s'accende una stella e un vento soffia in cuore.
Lui cerca la sua mano lei se la fa trovare
e allora parte piano e li si lascia andare.
E saltano l'abisso senza precipitare
i due con lieve passo che sembra di volare!
Poi dolcemente atterrano sull'altro
marciapiede il cieco e la ragazza
dopo quel volo breve.
Lei dalla luce lancia un saluto luminoso!
Dal buio lui risponde timido e confuso.
Vorrebbe dirle aspetta angelo profumato
non te ne andare resta riposa il cuore il fiato.
Ma sente che la mano allenta la sua stretta
e nel buio si spegna la stella.
Vorrebbe dirle aspetta! Ma c'è troppa confusione
e l'odore s'allontana e il cieco col bastone
prosegue la sua strada buia dondolando un po'
felice per quel niente come un dolcissimo Charlotte!

sabato, 28 marzo 2009

Il regalo mio più grande (Tiziano Ferro)

Voglio farti un regalo
Qualcosa di dolce
Qualcosa di raro
Non un comune regalo
Di quelli che hai perso
O mai aperto
O lasciato in treno
O mai accettato
Di quelli che apri e poi piangi
Che sei contenta e non fingi
In questo giorno di metà settembre
Ti dedicherò
Il regalo mio più grande

Vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché
Di notte chi la guarda possa pensare a te
Per ricordarti che il mio amore è importante
Che non importa ciò che dice la gente perchè
Tu mi hai protetto con la tua gelosia che anche
Che molto stanco il tuo sorriso non andava via
Devo partire però se ho nel cuore
La tua presenza è sempre arrivo
E mai partenza
Regalo mio più grande
Regalo mio più grande

Vorrei mi facessi un regalo
Un sogno inespresso
Donarmelo adesso
Di quelli che non so aprire
Di fronte ad altra gente
Perché il regalo più grande
È solo nostro per sempre

Vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché
Di notte chi la guarda possa pensare a te
Per ricordarti che il mio amore è importante
Che non importa ciò che dice la gente perchè
Tu mi hai protetto con la tua gelosia che anche
Che molto stanco il tuo sorriso non andava via
Devo partire però se ho nel cuore
La tua presenza è sempre arrivo
E mai...

E se arrivasse ora la fine
Che sia in un burrone
Non per volermi odiare
Solo per voler volare
E se ti nega tutto quest’estrema agonia
E se ti nega anche la vita respira la mia
E stavo attento a non amare prima di incontrarti
E confondevo la mia vita con quella degli altri
Non voglio farmi più del male adesso
Amore..
Amore..

Vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché
Di notte chi la guarda possa pensare a te
Per ricordarti che il mio amore è importante
Che non importa ciò che dice la gente
E poi..
Amore dato, amore preso, amore mai reso
Amore grande come il tempo che non si è arreso
Amore che mi parla coi tuoi occhi qui di fronte
Sei tu, sei tu, sei tu, sei tu, sei tu, sei tu, sei tu, sei tu

Dedicato a chi ogni giorno mi ricorda quanto valore abbia nella sua vita un mio sorriso…


giovedì, 12 marzo 2009

Felicità...

San to sa vii ma (Sri Lanka)
******************
Happiness (Gran Bretagna e USA)
******************
Anand (Nepal)
******************
Felicidad (Spagna e Nicaragua)
******************
Hanaa  (Yemen)
******************
Felicità  (Italia e Svizzera)
******************
Furaha  (Congo e Kenia)
******************
Kegembiraan  (Indonesia)
******************
Gil (Israele)
******************
Bonheur (Francia)
******************
Glück  (Germania)
******************
Ananda (India)
******************
Annand  (Afghanistan)
******************
Farah  (Palestina)
******************

Un attimo di gioia ha mille nomi e volti… mi chiedo che odore abbia...  magari l'odore di qualcosa che sa di buono, che riporta alla mente ricordi piacevoli e mai sopiti… In attesa di scoprirne l'odore condivido con voi il suo rumore...


giovedì, 12 febbraio 2009

Dedicato di Loredana Bertè

A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore, a chi saluta ancora con un bacio, a chi lavora molto e si diverte di più, a chi va di fretta in auto ma non suona ai semafori, a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse, a chi spegne la televisione per fare due chiacchiere, a chi è felice il doppio quando fa a metà, a chi si alza presto per aiutare un amico, a chi ha l’entusiasmo di un bambino e pensieri da uomo, a chi vede nero solo quando è buio. A chi non aspetta un giorno in particolare per essere migliore… A chi ha sentito molto la mia latitanza e ha capito che quando non sono tanto presente gli manco davvero… questa canzone è proprio dedicata a te!



Ai suonatori un po' sballati

ai balordi come me
a chi non sono mai piaciuta
a chi non ho incontrato
chissà mai perchè
ai dimenticati
ai playboy finiti
e anche per me
A chi si guarda nello specchio
e da tempo non si vede più
a chi non ha uno specchio
e comunque non per questo non ce la fa più
a chi a ha lavorato
a chi è stato troppo solo
e va sempre più giù
A chi ha cercato la maniera
e non l'ha trovata mai
alla faccia che ho stasera
dedicato a chi ha paura
e a chi sta nei guai
dedicato ai cattivi
che poi così cattivi non sono mai
Per chi ti vuole una volta sola
e poi non ti cerca più
dedicato a che capisce quando il gico finisce
e non si butta giù
ai miei pensieri
a come ero ieri
e anche per me
E questo schifo di canzone non può mica finire qui
ai miei pensieri
a com'ero ieri e anche per me

martedì, 13 gennaio 2009

Voglio volere (Ligabue)

Credo che Ligabue sintetizzi efficacemente le mie aspettative "emozionali" per il nuovo anno... quindi lascio a lui il compito di rappresentare il fine che ogni bella canzone, dando voce alle emozioni di ognuno di noi,  dovrebbe perseguire: quello di suggestionarci l'anima...

Voglio un mondo comico
voglio un mondo che faccia ridere
un cielo comodo
che qualcuno s'affacci a rispondere
voglio svegliarmi quando voglio
da tutti i miei sogni
voglio trovarti sempre qui
ogni volta che io ne ho bisogno

voglio volere tutto cosi
voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere
voglio tenere qualcosa per me
per me

voglio il tempo libero
si ma libero proprio ogni attimo
e alzare il minimo
con la vita che mi fa il solletico
voglio restare sempre sveglio
con tutti i miei sogni
voglio tornare vergine
ogni volta che io ce n'ho voglia

voglio volere tutto cosi
voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere
voglio tenere qualcosa per me
per me

voglio volere
io voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho
voglio volere
voglio deciderlo io se mi basta o se no
voglio volere
voglio godermela tutta fin quando si può
voglio un mondo comico
che se ne frega se sembra ridicolo
un mondo facile
che paga lui e vuole fare lo splendido
voglio non dire mai "è tardi"
oppure "peccato"
voglio che ogni attimo
sia sempre meglio di quello passato

voglio volere tutto cosi
voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere
voglio tenere qualcosa per me
per me

voglio volere
io voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho
voglio volere
voglio deciderlo io se mi basta o se no
voglio volere
voglio godermela tutta fin quando si può

 


martedì, 09 dicembre 2008

Il cucchiaio è una culla

Da quando ho intrapreso l’avventura di questo blog ho cercato sempre di condividere con voi tutto ciò che in positivo o in negativo suscitava una qualche emozione nella mia anima. Ciò perché, al di là del forte individualismo che connota il nostro oggi (non è una frase fatta ma triste realtà) credo fermamente che le emozioni possano rinsaldare quel labile filo che unisce il destino di tutti…Noi non siamo solo un contenitore di carne e pensieri ma anche custodi di emozioni talmente profonde da scuotere intensamente l’anima dell’Altro che per un istante sfiora la nostra…
È per questo motivo che oggi in questo post riporto un’intervista letta su Donna Moderna che mi ha scosso profondamente…Giuditta Guazzetti, in arte Yuyu, l’ex reginetta della canzone in una sorta di libro-diario “Il cucchiaio è una culla” racconta la sua battaglia contro la malattia.

Mi auguro che attraverso di me, ma sopratutto attraverso di voi, raggiunga un numero maggiore di persone affinché si sensibilizzino ancor di più sui danni provocati da questa bestia feroce…

“L’anoressia è una bestia feroce: così ho imparato a dominarla”

nel 2001, con le hit Mon petit garçon e Bonjour bonjour faceva cantare i coetanei di tutte Europa (chi non si ricorda di lei può vederla attraverso questo video). Poi di lei si sono perse le tracce. Un silenzio assordante che a Giuditta Guazzetti, in arte Yuyu, è costato caro. Prima di diventare famosa, lavorava come assistente di volo. Classe 1976, madre francese e padre diplomatico , un’esperienza come volontaria con i bambini in Bolivia: tutto archiviato. E Giuditta si è ritrovata ad ingoiare il boccone amaro del fallimento ed è stata inghiottita dall’anoressia. Arrivata a 36 chili, ha deciso di farsi ricoverare in un centro specializzato nella cura dei disturbi alimentari: palazzo Francisci di Todi. Ora a distanza di un anno, racconta la storia della sua battaglia contro il male nel diario Il cucchiaio è una culla (Aliberti). Un libro coraggioso. Soave come un pugno nello stomaco.
Lo stomaco che chiami “Arnold”, Giuditta. Te la senti di parlarne?
«Arnold, sì. Perché qualsiasi cosa ingerissi, il mio stomaco brontolava come il personaggio del telefilm: “Cosa cavolo stai dicendo, Willis?” Sai, nei momenti più duri, è importante mantenere la leggerezza. L’ironia del trauma, proprio così: la bestia non dà tregua, ma tu devi essere più forte di lei».
Che cos’è la bestia?
«La bestia è l’anoressia. Un animale feroce che si porta dietro la sofferenza che covi dentro. ti fa sentire come una farfalla rovesciata nel suo bozzolo. Con l’unico desiderio di sparire».
Perché ti sei ammalata?
«Ancora non so la causa profonda. Ma il disastro si è scatenato quando non ho avuto più successo. Forse non ero pronta a diventare famosa. Dopo le prime due canzoni, non mi hanno più richiamato. Ho inciso un altro brano che non è andato bene, ho cambiato anche casa discografica, con un nulla di fatto.. Nel frattempo gli amici (o quelli che ritenevo tali) si sono dileguati. E questo mi ha annientato. Non contavo più nulla, quindi contavo le calorie. Così la bilancia è diventata un’ossessione. Mi sentivo grassa, anche se ero pelle e ossa. Fino a svenire e non rialzarmi più».
Ma tu poi ti sei rialzata.
«Bisogna toccare il fondo, per risalire. Vedevo Patrick, il mio fidanzato, ogni giorno con un capello bianco in più. E mia madre, Marie, ogni giorno segnata da una ruga in più. Il mio dolore era il loro. C’è stato solo un breve bagliore di luce: la notizia della mia gravidanza. Ma il mio corpo era troppo fragile e ho perso il bambino. Da lì è iniziato il mio lento suicidio. Ma, arrivata a 36 chili, mi sono affidata a mani esperte. Non avevo la forza di oppormi».
Difficile immaginare quanto è dura.
«Quando non hai fame, la tristezza è piccante, ha il sapore della sconfitta. Misuri tutto con il cibo. La campanella dei cinque pasti giornalieri sembra la sigla minacciosa dello Squalo: taran taran taran… Colazioni, merende, cene sono incubi interminabili. E vai in bagno a orari precisi: prima e dopo chiudono le porte a chiave perché hanno paura che vomiti persino le pappine, così toste da trangugiare».
E in camera?
«Le camere sono minuscole. Non ti fanno tenere gli orologi. E il tempo si riempie di attività:dècoupage, danza, teatro. Poi non ti fanno tenere gli specchi. Perché un’anoressica è troppo abituata a deformare il corpo. Meglio non guardarsi, se non riflessa nelle smorfie di disappunto degli altri».
Quanto tempo sei stata dentro?
«Quattro mesi. Ma ora lo so, il cucchiaio è una culla, fatta per accogliere il nutrimento: lo devi riempire. Devi viverti. Devi vivere».
Non hai paura delle ricadute?
«La bestia è sempre in agguato. Ho avuto una ricaduta ad agosto. Ma vorrei dire alle ragazze: all’erta, l’importante è domarla, la bestia».
Ci sono tante ragazze che idolatrano l’anoressia sui siti internet. A loro cosa diresti?
«Non mi sento di dire nulla: io ero una di loro. Ma sarei felice se la smettessimo di propagandare quella stupida immagine perfetta che ci vuole tutte magre a rischio della vita».
Ora come stai?
«Vivo la mia vita, com’era prima di Yuyu. E sogno di avere un figlio con Patrick, non appena si sarà ripreso da tutta la sofferenza che gli ho inferto».
Yuyu tornerà?
«No. Yuyu non c’è più. Anzi, io Yuyu la sto usando: sfrutto la sua fama per portare avanti la mia battaglia. Adesso c’è solo Giuditta. Quella vera».

di Giusy Cascio

giovedì, 27 novembre 2008

Paradise (Bruce Springsteen)

Dopo i fatti orribili accaduti oggi proprio non ci riesco a scrollar via da me quest’abito di malinconia che mi si è cucito addosso quasi come una seconda pelle.
Condivido quindi con voi le toccanti note di “Paradise” che da qualche ora stanno facendo compagnia ai miei tristi pensieri… una ballata in cui uno struggente Bruce Springsteen racconta lo stato d'animo di un terrorista prima di un attentato, le sue sensazioni al momento del gesto che, per quello in cui crede, gli varrà il paradiso.
La canzone meditativa e coinvolgente, come potete notare dai sottotitoli, appare anche molto enigmatica perché lascia aperte molte vie di interpretazione: non si capisce se il kamikaze sta parlando con chi si è lasciato alle spalle, o se qualcuno gli lancia messaggi d'affetto mentre lui va a morire per uccidere i “nemici”.
Springstee inizia con un intenso viaggio nella coscienza di un kamikaze ma poi cambia il soggetto narrativo che diviene una donna americana, una vedova dell’11 settembre, la quale racconta di come in Paradiso ci sia andato suo marito, la vittima del terrorista, e che comunque l’Aldilà non è di sollievo per la vita terrena…

Penso che la canzone ed i brividi che suscita si commentino da se… a me resta solo un amaro interrogativo: ma per quanto tempo ancora gli uomini dovranno uccidere o, peggio ancora, morire in nome della smania di superiorità di un popolo rispetto ad un altro?

http://it.youtube.com/watch?v=u158OobkkHM


Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'.
Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.