Ovatta ed Acciaio

Il mio fine

Utente: Aicha77
Un'anima che vuole suscitare emozioni… null’altro che emozioni!

Il perchè del titolo

Acciaio ed ovatta... un luogo virtuale in cui le parole possono essere dure come l'acciaio o accarezzare l'anima come soffice ovatta... Benvenuti!

La mia casa è la tua casa

Invitare qualcuno è lo stesso che incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che egli dimora sotto il vostro tetto. (Anonimo)

*******

Se esprimi un desiderio è
perchè vedi cadere una stella,
se vedi cadere una stella è perchè guardi il cielo,
e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa...
Bob Marley

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giovedì, 05 febbraio 2009

SPAM: meglio la fame…!

Per indicare la pubblicità non richiesta che intasa la casella di poste elettronica si usa spesso la parola “Spam”, qualcosa di spiacevole che ognuno di noi ha all’attivo nel suo bagaglio di esperienze di vita…Io combattevo con l’esaurimento nervoso ogni giorno finché i cari provider non hanno preso i loro bei provvedimenti di soppressione di massa…Non vi sto qui a descrivere la ola da stadio in ogni ufficio a me attiguo…
Non tutti sanno tuttavia che il termine è stato preso in prestito da una surreale scenetta della commedia televisiva britannica Monty Python’s Flying Circus, andata in onda per la prima volta nel 1969, in cui la cameriera di una trattoria presenta ai clienti un menu esclusivamente a base di scatolette di carne di maiale di marca SPAM tutto maiuscolo, acronimo di «Shoulder of Pork And haM» («spalla di maiale e prosciutto»). Nel finale infatti tutti cantano una canzone che ripete infinite volte le dubbie virtù dello Spam, da cui il nesso. Dalla reiterazione ossessiva di questa parola è derivato l’uso che oggi le attribuiamo.

Vi sembrerà strano associare questa pratica fastidiosa all’ambito gastronomico… eppure è così!
Chissà ora quanto renderanno indigeste queste scatolette le quotidiane e coscienti “maledizioni” affidate all’etere da ogni diligente internauta… Fossi in voi non mi arrischierei ad assaggiarle… ;)))


giovedì, 25 settembre 2008

Ricetta onirica…

Dal web

“Vi mostrerò come si preparano i sogni. Innanzitutto mettiamo un tantino di pensieri a casaccio, poi aggiungiamo appena una punta di reminiscenze del giorno mischiate con un po’ di ricordi del passato: è per due persone.
Amori, relazioni, emozioni e tutte le cose che finiscono in “-zioni”, le canzoni ascoltate durante il giorno, le cose che avete visto e altre cose personali”.
 
Nel film L’arte del sogno di Michel Gondry, un felliniano Gael Garcia Bernal dà la ricetta del sogno perfetto, quello che fa volare in alto, sopra i tetti, sopra una realtà che sta stretta e soffoca ogni desiderio.
Quindi rimbocchiamoci le maniche e diamo vita alla miscela ideale, quella di cui nessuno di noi dovrebbe mai esserne sazio… 
Nel video "Dormi e Sogna" degli Avion Travel
 


sabato, 28 giugno 2008

L 
Prigioniero di medici, capuffici e caporioni,
dormo poco e sogno molto.
Scrivo versi d’evasione.
 
Non mi piacciono i poliziotti del cuore,
quelli che arrestano l’anima e
 ammanettano le emozioni.
 
Sfuggo da quella polizia.
Corro dietro la poesia.
 
Dal film “L’amore ritorna” di Sergio Rubini

mercoledì, 11 giugno 2008

Un piccolo dono x voi

Per ringraziarvi della vostra vivace partecipazione al precedente post voglio condividere con voi un brano che sento apprezzerete molto. Del resto non si discosta poi tanto da quanto argomentato nel post stesso…
Si intitola “Llorando” e fa parte della colonna sonora del film Mulholland Drive di David Linch, un film che definire surreale è dire poco. Si giunge ai titoli di coda con un’espressione stupefatta sul viso allorché ci si vede capovolgere in un attimo quello che era il filo logico finora seguito… non aggiungo altro nel caso qualcuno di voi, incuriosito, voglia vederlo…
Comunque, a parte le dovute perplessità che il film lascia ai neofiti della cinematografia linchiana, e a dir il vero occorrerebbe vederlo più di una volta per poterlo “comprendere” e apprezzare a dovere, mi è rimasta dentro questa splendida canzone cantata a cappella da Rebekah del Rio.
Appena parte il video chiudete gli occhi e lasciatevi struggere l’anima dalla sua voce. Vivrete un’esperienza sensoriale coinvolgente…
Buon ascolto.
Aicha
 
www.youtube.com/watch

              

               Llorando                                                          Piangendo

Yo estaba bien por un tiempo
volviendo a sonreír
Luego anoche te vi
tu mano me tocó
y el saludo de tu voz
Y hablé muy bien
y tú sin saber
que he estado
llorando por tu amor
llorando por tu amor
Luego de tu adiós
sentí todo mi dolor
Sola y llorando, llorando, llorando
 
No es fácil de entender
que al verte otra vez
yo esté llorando
Yo que pensé que te olvidé
pero es verdad, es la verdad
que te quiero aun más
mucho más que ayer
Dime tú que puedo hacer
¿No me quieres ya?
Y siempre estaré llorando por tu amor
llorando por tu amor
Tu amor se llevó
todo mi corazón
Y quedo llorando, llorando, llorando, llorando
por tu amor
Sono stata bene per un po'
tornando a sorridere
ma ti ho visto ieri sera.
Mi hai toccato con la tua mano
e con il saluto della tua voce
tu parli molto bene
senza sapere
che sto
piangendo per il tuo amore
piangendo per il tuo amore
Dopo il tuo addio
sentendo tutto il mio dolore
da sola e piangendo, piangendo, piangendo,
 
Non è facile da capire
che al vederti un'altra volta
io sto ancora piangendo.
Io pensavo che te avessi dimenticato
ma la verità è la verità
che ti chiedo ancora
molto più di ieri.
Dimmi tu cosa devo fare,
non mi chiedere però
di stare sempre a piangere per il tuo amore
a piangere per il tuo amore
il tuo amore prendi
tutto il mio cuore
e vedi che sto piangendo, piangendo, piangendo, piangendo
per il tuo amore
 
 

lunedì, 14 aprile 2008

Vita precaria: condivisione empatica

Giovedì sera sono riuscita finalmente a vedere il film di Virzì “Tutta la vita davanti” come appassionatamente consigliatomi  anche dal caro Klimt, ma fino ad oggi è stata dura per me riuscire a mettere nero su bianco la caterva di emozioni suscitate dal film… Forse perché, come ho scritto nel titolo, la condivisione empatica che ho vissuto con la protagonista del film dinanzi alla “rappresentazione” della realtà lavorativa precaria è stata fin troppo intensa.

Se poi aggiungi che il taglio tragicomico dato da Virzì fa si sorridere, commuovere ma al contempo ti angoscia fin nelle viscere capirete il perché di quel groppo in gola che dopo The End non va né su né giù, e richiede un certo periodo per essere metabolizzato.

 

Allontanandomi dalla sala infatti mi è restato un sentimento d’inquietudine dovuto all’amara consapevolezza che la storia di Marta e della precarietà lavorativa è ahimé fondata sulla realtà e non su un espediente narrativo, è qualcosa che purtroppo molti della mia età hanno sperimentato sulla propria pelle.

Cosa lodevole fatta da Virzì è stata, attraverso i toni della commedia grottesca, quella di concedere finalmente la parola, la dignità di esistere e di essere rappresentata alla generazione di trentenni laureati che è costretta a vegetare nell’infamante ma obbligato status di eterni "bamboccioni". Quello per intenderci, che ti fa pensare meschinamente “Menomale che ci sono ancora i miei” perché ciò posticipa di qualche tempo le conseguenze dell’incubo della precarietà, della disoccupazione, della totale assenza di prospettive, di soldi, di diritti, di dignità.

Ti ritrovi allora malinconica a ricordare i bei tempi passati a “macerarti” l’anima sui libri. Eh sì, col senno di poi, ti ritrovi ora ad invidiare l’atmosfera spensierata della vita universitaria. Quando dai tutta te stessa mentre agogni al traguardo e alla degna conquista di un titolo che per te ha un valore più che simbolico, un modo per sfuggire alle tue insicurezze e dimostrare al mondo quanto vali. Troppo effimero tuttavia è il senso di appagamento ottenuto con le unghie e con i denti.

Una volta uscita dalla bambagia universitaria appuri sulla tua pelle che di quel titolo e di quel bel voto tanto agognati non rimane altro che un inutile pezzo di carta, tra i mille altri che si perdono nel buco nero di una società in cui la meritocrazia non è altro che una desolata utopia…

Da profana ti viene quindi di prendere in prestito per un attimo l’Iperuranio di Platone e il suo affascinante mito della caverna: l’articolo “L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” sembra sempre più quell’ombra riflessa sul muro, diametralmente opposta alla luce e alla vita concreta, che è in “realtà” tutt’altro… Ti rendi conto con amarezza che studiare purtroppo è stato un mero fine e non anche un mezzo per trovarti un lavoro e vivere. La vita, quella vera, ripeto è tutt’altra cosa, è un continuo destreggiarsi tra proposte di stage infiniti, co.co.co. e lavori a progetto. E’ precaria come le prospettive di lavoro che ci infiocchettano ben bene sotto il termine “Flessibilità” che fa tanto America. Ma in fondo in fondo flessibilità nella nostra povera e vecchia Italia resta solo una parola vuota perché non consente ai giovani di accostarsi concretamente alla condizione adulta e di prendersi definitivamente la responsabilità del proprio progetto di vita.

 

E alla fine, come Marta, anch’io in macchina sono scoppiata in un pianto fin troppo represso buttando fuori tutta l’amarezza covata nelle due ore del film mentre nella testa mi riecheggiava ancora beffarda la canzone “Que Sera Sera (Whatever Will Be, Will Be)" che fa da sottofondo alla carrellata sardonica di tutti i protagonisti: il mio un tentativo forse inconscio di esorcizzare almeno fino a domani quel senso di inquietudine costante verso il futuro dove, per "sopravvivere", la vita può essere vissuta solo giorno per giorno.

 

Vi chiedo scusa per lo sfogo.


Condiviso da: Aicha77 alle ore 13:49 | link | commenti (20)
categorie: l amaro in bocca, cio che ora sento, riflessioni dal set
venerdì, 04 aprile 2008

nodi

Nel deserto uno sterile  ammasso di nodi proteso verso il cielo…
Ho scelto quest’immagine perché per assonanze emotive mi riporta alla mente l’Afghanistan descritta ne “Il cacciatore di aquiloni”, un film in cui ogni respiro è intriso di poesia.
La storia di una terra e di un popolo martoriati nella carne e nell’anima da anni di soprusi, ma anche la storia di amicizia e di riscatto morale che lega il protagonista a ciò che è parte della sua Memoria.
E dove rinfranca l’anima la vista di quegli aquiloni svolazzanti mentre vanno su sempre più su in un cielo immenso, lontani dal dolore e lontani dal male, sorretti solo dalle grida spensierate di un’infanzia mai negata… 

lunedì, 03 marzo 2008

Un minuto di riflessione...

Tratta_dal_Venerdì_di_Repubblica
La terra gira ma non la sentiamo muoversi. Poi una notte guardi in alto, una scintilla ed il cielo prende fuoco.
Il passato è la torcia che ci illumina la via. La via che i nostri padri ci hanno indicato sarà quella che seguiremo.
La nostra fede è l’arma più temuta dai nostri nemici poiché è con essa che solleveremo il nostro popolo contro coloro che vorrebbero distruggerci.
Ci siamo battezzati “conigli morti” per ricordare a tutti le nostre sofferenze e per chiamare a raccolta coloro che soffrono affinché si uniscano a noi.
Non importa quanto lontano sono dalla nostra patria comune al di là del mare, perché coi grandi numeri deve venire una grande forza e la salvezza del nostro popolo.
(Tratto da “Gangs of New York” di Martin Scorsese)
 
E se i nostri politici invece di pensare solo al proprio tornaconto riflettessero maggiormente sul principio di democrazia per cui hanno a lungo combattuto i nostri antenati?

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categorie: l amaro in bocca, riflessioni dal set, spoliticando
domenica, 03 febbraio 2008

Illumina l'oscurità!

Qualche settimana fa ho visto il film “Io sono leggenda” basato sul romanzo omonimo di Richard Matheson in cui il protagonista Will Smith è uno scienziato militare che cerca una cura per debellare il virus che ha distrutto la razza umana, rendendolo uno dei pochi sopravvissuti.
Patito di Bob Marley (che fa da colonna sonora al film) Smith cerca di far capire lo spessore umano del cantante ad una adolescente che ignora chi fosse questo grande trascinatore di folle, e lo fa con le seguenti parole:
“Bob Marley aveva un idea tutta sua: un'idea che potremmo quasi definire da virologo. Lui pensava che si potessero curare il razzismo e l'odio, letteralmente curare, tramite delle iniezioni di musica e amore nella vita delle persone.
Un giorno doveva suonare a una manifestazione per la pace. Degli uomini sono andati a casa sua e gli hanno sparato addosso. Due giorni dopo lui è salito sul quel palco, e ha cantato. Qualcuno gli ha chiesto perchè, e lui ha detto perchè le persone che cercano di far diventare peggiore questo giorno non si concedono un giorno libero, come potrei farlo io? Illumina l'oscurità!”

Condiviso da: Aicha77 alle ore 19:58 | link | commenti (4)
categorie: musica suggestione dell anima, riflessioni dal set
mercoledì, 23 gennaio 2008

Riflessione VS apatia

Dopo una settimana fitta di colpi di scena e voltagabbana fin troppo annunciati nei palazzi del potere italiano, mi viene una gran voglia di spegnere la TV, estraniarmi da quanto sta accadendo e di pensare ad altro, come se la disastrosa situazione politica italiana non fosse “anche” affar mio.
 
Mi viene in mente lo studente disincantato che viene pungolato da Robert Redford nel suo ultimo film, Leone per agnelli e mi sembra il personaggio più appropriato a rappresentare il mio stato d’animo del momento. La stessa sfiducia e lo stesso schifo provato per la classe politica che non si vergogna a mostrare il vero motivo per cui, con tanti bei discorsi, si è fatta eleggere: curarsi del proprio esclusivo tornaconto!
No, non sono nata ieri! Lo so che le cose stanno così da sempre ma non posso fare a meno di provare repulsione per un mondo di malcelata ipocrisia e trovare come unico atteggiamento possibile, dinanzi all’irrecuperabilità della classe dirigente, l’estraniazione e l’apatia.
 
Poi ecco che mi sovviene la lezione che Redford dà al suo studente: anche se il sistema e “i leoni” che lo dominano sono irrecuperabili, gli “agnelli” hanno il dovere di fare “qualcosa” per modificare le cose e non mortificare nella passività della resa la nostra coscienza democratica, dal momento che l’indifferenza, l’apatia e l’indolenza ci rendono, il più delle volte complici di tutto ciò per cui ci lamentiamo, senza mai tentare di far nulla in proposito.
 
Non dico di presentarsi in piazza o di boicottare lo status quo… invito solo me stessa e chi leggerà queste parole, a riflettere meglio sulla realtà che ci circonda, di non prendere per oro colato quanto gli altri ci offrono offrendogli su un piatto d’argento la nostra apatia… soprattutto ora che si richiedono nuove elezioni e la gara per l’accaparramento dei voti giustificherà ogni sorta di falsa promessa.
Se è vero che siamo noi gli artefici del nostro destino riflettiamo bene a chi affidare il nostro futuro poiché certamente questo è e rimane “anche” affar nostro!  
 
Sarà la mia una voce che urla nel deserto… ma nel mio piccolo credo che sia meglio provare e non riuscire che non provarci affatto…

Condiviso da: Aicha77 alle ore 19:07 | link | commenti (3)
categorie: l amaro in bocca, cio che ora sento, riflessioni dal set
venerdì, 18 gennaio 2008

Riflessioni dal set

Oggi è venerdì, giorno che attendo con impazienza per conoscere quali pellicole sono in programmazione da questo week end.
Pensando a ciò, mi è venuta in mente una nuova categoria per il mio blog: “Riflessioni dal set”.
Naturalmente non mi occupo di critica cinematografica né mi voglio porre in questa veste. La mia è e sarà semplicemente un’occasione in più per condividere con voi emozioni, sensazioni, riflessioni prendendo spunto da un film visto in questi giorni o da una pellicola che mi è rimasta dentro per le diverse emozioni che ha saputo scatenarmi dentro.
Se vi va, potete fare altrettanto. Sarò lieta di dare voce e spazio ai vostri pensieri.
 Set

Condiviso da: Aicha77 alle ore 18:55 | link | commenti
categorie: riflessioni dal set

Carpe diem

Frammenti di Alterità

*loading* anime erranti

Ovatta

Soffice ovatta colorata di vento scendi lenta quando l'orologio segna le ore dell'alba.
Con i tuoi fantasmi di nuvole perse ti diverti a disegnare sui muri avanzi di baci sfuggiti ai cuscini della notte. (Ovidio)

Acciaio

Vorrei avere un cuore d'acciaio
e occhi duri da puntare addosso
come lame taglienti
pronte a ferire
come cannoni
pronti a colpire
un cuore sempre in viaggio
con la sabbia tra i piedi
e giorni di cammino per arrivare al mare per arrivare al mare
un cuore che nessuno mai nessuno possa dimenticare
(Luca Barbarossa)



Per dovere di cronaca..

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